Cargo riorganizza, chiesta contropartita
La politica locale e cantonale sollecita la creazione di altri posti di lavoro. Intanto, Sev non le manda a dire. E il 12 giugno a Chiasso si manifesta
Di Daniela Carugati
Il Mendrisiotto e Basso Ceresio non resterà a guardare. Il prossimo venerdì 12 giugno il Comitato ‘No allo smantellamento di Ffs Cargo in Ticino’ scenderà letteralmente in piazza a Chiasso per protestare contro il nuovo ridimensionamento della realtà su rotaia nella regione. E la speranza è che la popolazione e le istituzioni, a tutti i livelli, siano al fianco dei ferrovieri. Lanciato l’appello il 19 maggio scorso, sempre dalla cittadina, in occasione dell’Assemblea popolare, adesso ci si aspetta che alle parole di solidarietà segua l’impegno civile. A pesare sul cuore di chi difende il ruolo dello scalo ferroviario chiassese e i posti di lavoro qualificati che da fine anno andranno, di fatto, persi, vi è la decisione annunciata una settimana fa dalle Ferrovie di chiudere il deposito macchinisti di Chiasso e quattro punti di carico (a Balerna, Stabio Cargo, Mendrisio e Maroggia-Melano). Una scelta che interessa, globalmente, 40 lavoratori nel solco della riorganizzazione del traffico a carri isolati. Un taglio che va a sommarsi alle misure che, giusto nel 2025, hanno toccato altre 40 persone a seguito dell’abbandono dei terminali di Cadenazzo e Vedeggio, sulla scia dei cambiamenti del trasporto combinato. Ora è quindi il tempo delle rivendicazioni, sottoscritte dall’Assemblea pubblica e ribadite, lunedì sera, da un altro plenum, quello del personale che fa riferimento al Sindacato Sev. A dare forza alle lotte delle maestranze di Cargo vi è poi la petizione promossa, ieri, dal Comitato e indirizzata alle autorità comunali, cantonali e alla Deputazione ticinese alle Camere federali e che in alcune ore ha raggiunto le 400 firme. Il titolo dice tutto: ‘Dal Mendrisiotto un grido: lavoro su rotaia, non camion su strada!’ Sarà raccolto?
Una scelta ‘miope’
Per cominciare gli autori della raccolta firme confidano che la politica si attivi e con determinazione. Ma soprattutto definiscono come “miope” la messa in discussione degli impieghi all’interno di Ffs Cargo. “Per la direzione delle Ffs – si motiva – si tratta di una riorganizzazione aziendale. Per il nostro territorio significa invece perdere competenze, occupazione e un servizio pubblico essenziale”. Di conseguenza, si rimarca, “Confederazione, Cantone e Ffs devono impegnarsi al più presto per garantire investimenti e prospettive concrete al traffico merci ferroviario nella nostra regione”. Ne va, infatti, anche della situazione ambientale di un territorio. In effetti, si sottolinea, “difendere Ffs Cargo significa tutelare l’ambiente, la qualità di vita e un servizio pubblico indispensabile per il Ticino e per la Svizzera”.
‘Aiutati non penalizzati’
Il livello di attenzione della politica resta, comunque, alto; e l’unità di intenti non manca. Sempre ieri la Commissione economia e lavoro ha fatto sua la risoluzione depositata da un gruppo di gran consiglieri, decisa non solo a rivendicare il mantenimento degli attuali posti di lavoro di Ffs Cargo in Ticino, ma anche a mettere in campo una contropartita in termini occupazionali. Su un punto i commissari non seguono le richieste: l’adeguamento della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni. L’obiettivo ora è approdare in aula a giugno, ci dice Claudio Isabella (Centro), con Fabrizio Sirica (Ps) relatore del rapporto. «Adesso è importante lanciare il segnale verso Berna, facendo capire quanto sono importanti per il Ticino e per il Mendrisiotto quei 40 impieghi – ribadisce Isabella –. Oltre alla Posta, che ha già operato tagli e chiusure, anche in questo caso si tratta di posti di lavoro pubblici federali. In un momento di difficoltà del nostro cantone ci attendiamo quindi di essere aiutati e non penalizzati dal settore parapubblico». Come dire, si va al contrattacco, lascia intendere il deputato.
‘Le Ferrovie siano trasparenti’
Dalle Ferrovie, però, si vorrebbe innanzitutto “trasparenza”. Dall’assemblea Sev è emerso, infatti, che, «contrariamente a quanto affermato», fa notare il segretario Thomas Giedemann, a essere toccati con i macchinisti del deposito di Chiasso saranno pure i collaboratori della manovra, che verranno trasferiti. E da nostre informazioni le persone coinvolte sono quattro. Il plenum all’unanimità ha, quindi, stigmatizzato la politica aziendale della dirigenza, ritenendo “il taglio di posti di lavoro un imperdonabile e irrecuperabile errore strategico che mette seriamente a rischio la futura esistenza dell’azienda”.
‘E Sbb Cargo International?’
Ma c’è di più agli occhi del Sindacato e dei ferrovieri. Nonostante Sbb Cargo International, parte del Gruppo Ffs, necessiti con urgenza di più personale, ci spiega Giedemann, ai macchinisti di Ffs Cargo non è stata prospettata questa alternativa. “Piuttosto che trovare una collaborazione tra due aziende ’sorelle’, attive sullo stesso asse, la dirigenza spreme come un limone il personale di una e mortifica quello dell’altra”, si commenta in una nota. Per l’assemblea si tratta di “un non senso, che viene giocato sulle spalle del personale: semplicemente inaccettabile”. A maggior ragione perché il Ceo di Ffs Cargo (Alexander Muhm), si ricorda, è infatti, pure presidente del Consiglio di amministrazione di Sbb Cargo International. Tornando al nodo gordiano della questione, il personale rivendica “parità di trattamento”, anche sul piano salariale, e al contempo “incentivi per il pensionamento anticipato”; salvaguardia di competenze ed esperienze del personale, mantenendo il luogo di lavoro in Ticino; e un tempo adeguato per riflettere sulle controproposte delle Ferrovie (adesso è di una settimana). Ma soprattutto, si sollecita, “la creazione, in collaborazione con la Divisione Infrastruttura, di squadre di verifica per controlli sistematici, in particolare acustici, sui treni merci in entrata sulla rete svizzera dai valichi di Chiasso e Luino. Questo anche per migliorare ulteriormente la sicurezza dell’esercizio ferroviario”.
Politica intercomunale, due missive
In questi giorni sul piano della politica locale, nel frattempo, si stanno mettendo a punto due missive, destinatarie le Ferrovie. La tematica, come ci conferma il sindaco di Balerna Luca Pagani ,è stata portata subito al tavolo del Gruppo intercomunale. Così da presentarsi con una presa di posizione congiunta. I nodi da sciogliere? Da una parte, ci spiega il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, «vogliamo attirare l’attenzione sul progetto relativo alla ristrutturazione della stazione di Melide che prevede dei binari-sosta per i treni a lunga percorrenza. Ciò, ci chiediamo, vuol dire che gli Intercity non arriveranno più sino a Chiasso? Questo ci preoccupa: vanno garantiti gli attuali collegamenti». Sull’altro fronte vi è il tema occupazionale. «Siamo vicini ai ferrovieri. Ma ora occorre una compensazione per questo territorio che ha dato tanto».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-05-27T07:00:00.0000000Z
2026-05-27T07:00:00.0000000Z
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