laRegione

Caso Csia, dallo sdegno social altre controversie

Secondo decine di ex studenti dei modi dell’insegnante si sarebbe saputo da anni. Botta e risposta tra Lega e Ps sul ruolo della politica nella vicenda

Di Dino Stevanovic

Una situazione ben conosciuta nella comunità scolastica, da tempo, e che non sembrerebbe limitarsi al solo ex docente uscito di scena l’anno scorso. Sui canali social de ‘laRegione’, Instagram in particolar modo, sono una valanga i commenti relativi alle testimonianze pubblicate sulla presunta serie di comportamenti molesti e umilianti perpetuati negli anni dall’insegnante del Centro scolastico per le industrie artistiche (Csia) di Lugano, uscito di scena solo nel 2025 dopo che il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs) ha avviato una procedura disciplinare nei suoi confronti.

‘Era ora’ e ‘finalmente’

“Era ora”, “finalmente” e simili sono i più laconici e frequenti, indice che per molti studenti ed ex studenti la misura fosse colma già da tempo. E in effetti, le testimonianze raccontate dal nostro quotidiano fanno riferimento in particolare al periodo 2020-25, ma sembrerebbe che atteggiamenti recepiti come disturbanti da parte del medesimo docente fossero risalenti persino a molto prima, tra il 2000 e il 2008, e che quelle prime lamentele non fossero state poi prese a carico perché gli studenti non se la sarebbero sentita di mettere nero su bianco, su invito dell’allora direzione, le proprie segnalazioni. E infatti, tra i commenti c’è chi sottolinea che “queste cose vengono a galla solamente adesso, che tristezza...”, e chi invece aggiunge che “la situazione va avanti da almeno vent’anni”.

‘La direzione ha intenzione di esprimersi?’

Numerosi poi gli utenti dei social che si complimentano per il coraggio di chi ha segnalato, non senza fatica, in questi ultimi anni i comportamenti scorretti. Tra questi, ricordiamo, un linguaggio volgare e frequentemente sessista, commenti inopportuni sull’aspetto delle allieve, lo ‘gnoccometro’ – uno strumento per misurare l’avvenenza delle ragazze – e persino un episodio durante il quale una giovane è stata obbligata a inginocchiarsi e strofinare per terra le mani, senza poterle poi lavare, solo perché si mordicchiava le unghie. Fatti che sarebbero arrivati alle orecchie della direzione negli anni, ma che lì si sarebbero fermati. Tant’è che uno dei commenti punta il dito proprio verso i vertici dell’istituto scolastico: “La direzione ha intenzione di esprimersi sul motivo per cui ha coperto tutto questo per anni o vogliamo far finta che non si sapesse nulla?”. La vicenda arriva al Decs solo nel 2025, grazie alle segnalazioni di allievi e docenti e all’intervento del Sindacato indipendente degli studenti e degli apprendisti (Sisa).

Altri casi, tra frasi omofobe, sessiste e sgradevoli nei confronti di allieve e allievi

Ma, forse, l’aspetto che più colpisce dai commenti è che l’ormai ex docente – presumibilmente prepensionato, il Decs non ha voluto svelare in cosa è sfociata la procedura disciplinare – non sarebbe stato l’unico insegnante dell’istituto ad avere atteggiamenti discutibili. Si parla di “commenti omofobi e transfobici” pronunciati da una collega, riferimenti al sesso durante le spiegazioni in classe da parte di un altro che mettevano a disagio gli allievi, e poi – e il nome di questo docente ritorna spesso nei commenti – ce ne sarebbe uno in particolare, il cui approccio sarebbe stato altrettanto segnalato alla direzione, legato in particolare a commenti sessisti e sgradevoli nei confronti delle studentesse. Un quadro poco rassicurante. “Ma chi ha il compito di vigilare cosa aspetta a intervenire? – si chiede infatti un’altra giovane commentatrice –. Gli ispettori scolastici esistono per controllare oppure no? Non è accettabile che eventuali comportamenti gravi vengano ignorati o lasciati correre. Chi lavora nella scuola deve essere sottoposto a controlli seri e chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità. La tutela degli studenti non può essere messa in secondo piano”.

Interroga anche la Lega, che parla di presunte ‘protezioni partitiche’

Domande che in questi giorni si sta ponendo anche la politica. Movimento per il socialismo e Più Donne hanno già inoltrato due interpellanze, chiedendo al Consiglio di Stato (CdS) di far luce in particolare sulla gestione delle segnalazioni e sulla tutela di chi le effettua. Ora si aggiunge un atto parlamentare anche della Lega, prima firmataria la granconsigliera Raffaella Zucchetti. Citando il caso alla Csia, come pure altri recenti casi di cronaca (quello del docente della Scuola media di

Giubiasco, dell’ex direttore della Scuola media Lugano centro, quello dell’ex funzionario del Dipartimento sanità e socialità), l’interrogazione chiede in particolare se si intende “affidare a un organismo indipendente una verifica della gestione del caso, estesa anche ai segnali precedenti al 2020”, quali insegnamenti sono stati tratti dagli altri casi, se esiste un canale di segnalazione esterno alla gerarchia scolastica e accessibile a studenti, famiglie e docenti. E poi, si chiede “come si garantisce che appartenenze politiche, rapporti personali o timori per la reputazione dell’istituzione non influenzino la gestione delle segnalazioni?”.

La replica del Ps: ‘Inaccettabile’

Una domanda legata a insinuazioni della Lega su una presunta “cultura indulgente verso i compagni che sbagliano”, politicizzando le vicende. Una lettura che non è piaciuta al Partito socialista (Ps), che con una nota stampa invita a “fare chiarezza senza strumentalizzazioni”. “Non possiamo accettare – si legge – attacchi politici e accuse gratuite e insinuazioni di presunte protezioni partitiche, come quelle avanzate dalla Lega dei Ticinesi. Il Decs ha adottato misure concrete nel caso Csia e rafforzato negli ultimi anni le regole e gli strumenti per affrontare queste situazioni”. Il Ps si allinea agli altri partiti ribadendo la necessità di “ricostruire i fatti con serietà”, distinguendo però “le responsabilità individuali da quelle istituzionali e senza trasformare vicende delicate in strumenti di polemica politica”. Il Ps difende la direttrice del Decs: “In questi anni, la consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti ha posto particolare attenzione alla tutela dell’integrità delle allieve e degli allievi”.

‘Evitare generalizzazioni sui docenti’

Si ricordano a tal proposito le direttive sui comportamenti inadeguati per scuole cantonali e comunali, come pure l’adozione di provvedimenti disciplinari in diversi casi. “È inoltre importante evitare generalizzazioni nei confronti del corpo docente – aggiungono –. In Ticino lavorano circa 7’000 docenti cantonali, la stragrande maggioranza dei quali ogni giorno svolge con professionalità e dedizione un compito fondamentale per la nostra società. I comportamenti inadeguati di singole persone, per quanto gravi, non possono diventare un pretesto per gettare discredito su un’intera categoria”. Da ultimo, il Ps sottolinea l’importanza di mantenere alto il livello degli investimenti per la formazione, la prevenzione, gli strumenti di ascolto accessibili e risorse adeguate.

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2026-10-30T07:00:00.0000000Z

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