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Contributi Lalia: si rischia di rivotarli

Una sentenza pilota del Tribunale di espropriazione dà ragione ai ricorrenti su aspetti formali. Il Municipio ha un mese per decidere se impugnare a sua volta

Di Dino Stevanovic e Andrea Manna

Lo spinoso tema potrebbe tornare in Consiglio comunale: il Tribunale di espropriazione dà ragione su aspetti formali a dei ricorrenti, ribaltando un’indicazione del Consiglio di Stato.

Rischia di causare un bel caos politico la recente sentenza pilota del Tribunale di espropriazione sul tema dei prelevamenti legati al finanziamento del Piano generale di smaltimento delle acque (Pgs), meglio noti come contributi Lalia (Legge d’applicazione della legge federale contro l’inquinamento delle acque). Soldi dovuti per legge, ma che a Lugano sono stati tra i principali temi di discussione alcuni anni fa, al punto che nel 2023 erano stati presentati in cancelleria comunale circa 500 reclami e una parte di questi si è poi trasformata in ricorsi. Un centinaio, secondo nostre informazioni. Buona parte di questi sfocerà verosimilmente nella medesima direzione della sentenza pilota, che obbliga il Municipio a ripresentare un messaggio per il Consiglio comunale (Cc) sullo spinoso tema. Pur trattandosi di una piccola parte del totale, siamo comunque nell’ordine dei milioni di franchi su 118 milioni circa globali.

Quasi 23’000 proprietari alla cassa, per un totale di 118 milioni da prelevare

Il tema è tecnico prima ancora che politico e val la pena spiegarlo meglio. In breve: dopo un lungo iter politico-istituzionale, durante il quale viene fatto ordine a seguito delle aggregazioni comunali del 2004-13 e delle diverse prassi, nel 2016 viene presentato il Pgs e nel 2019 arriva il messaggio municipale per il suo finanziamento, che prevede contributi del 70% delle spese di costruzione già sostenute e di quelle pianificate per il periodo 2018-27. Le opere sono state finanziate da tutti i cittadini, compresi quelli non proprietari di immobili, tramite le imposte, mentre i contributi sono rivolti ai proprietari di fondi allacciati o allacciabili alla rete delle canalizzazioni sul territorio comunale compresi nel Pgs. In totale, a essere chiamati alla cassa sono 22’830 proprietari per un totale di 52’564 mappali, in media 2’200 franchi per mappale e in totale i citati 118 milioni circa.

Minacciato anche un referendum nel 2022

Visto il peso delle cifre, il tema diventa terreno di scontro politico. Nel febbraio del 2021 il messaggio viene bocciato perché Lega, Udc e una parte del Plr votano contro. Compresi nel messaggio erano anche circa 125’000 franchi per la revisione informatica necessaria per l’operazione. Appellandosi alla Legge organica comunale, l’allora consigliere comunale e oggi municipale socialista Raoul Ghisletta presentò ricorso, in quanto durante la seduta non venne raggiunta la maggioranza assoluta, che a Lugano è di 31 su 60. Un anno dopo arriva la decisione del Consiglio di Stato (CdS), che riaccende gli animi: a necessitare di questo tipo di maggioranza sarebbe stata soltanto la parte relativa ai 125’000 franchi, mentre il resto del voto sarebbe stato da considerarsi valido. Ovvero il grosso dei soldi. La Lega nel febbraiomarzo del 2022 medita di lanciare il referendum, ma poi rinuncia dato che a essere referendabile sono soltanto di nuovo i 125’000 franchi.

Il sindaco: ‘Noi avevamo seguito le indicazioni del CdS’

Quest’ultimo credito torna di nuovo in Cc e nel settembre del 2022 viene accolto, sbloccando quindi anche il prelevamento dei 118 milioni. Così nell’agosto del 2023 viene pubblicato il prospetto dei contributi di costruzione, emettendo le fatture. Palazzo civico viene sommerso da persone che desiderano consultare gli atti, di critiche e reclami e il Municipio cerca di tendere una mano ai proprietari, estendendo il termine di pagamento e introducendo una rateizzazione su due anni senza interessi. Una parte dei reclami però si trasforma in ricorsi e arriva al Tribunale di espropriazione, che ora riapre la ferita. Come? «Secondo la sentenza, c’è un vizio di forma insanabile», ci spiega Michele Foletti. Il Tribunale in sostanza ha smentito la decisione sul ricorso di Ghisletta: «Noi avevamo rifatto il messaggio soltanto sulla parte relativa al sistema informatico (i 125’000 franchi, ndr), invece il Cc avrebbe dovuto rivotare anche sui contributi al 70%, a differenza di quanto ci aveva detto il CdS».

Pericolo boomerang per i ricorrenti: ‘Potrebbero pagare di più’

Il sindaco sottolinea che «non vengono messi in discussione né il Pgs né i contributi, che sono dovuti, si sarebbero semplicemente dovuti rinviare tutti gli atti al Cc». E adesso? «La sentenza ci è arrivata pochi giorni fa, in Municipio non ne abbiamo ancora parlato e non abbiamo deciso se impugnare o meno a nostra volta (c’è tempo fino alla fine di novembre, ndr)». Qualora l’Esecutivo lasciasse crescere in giudicato la sentenza, «verosimilmente bisognerà tornare in Cc aggiornando il Pgs. Bisogna considerare però che nel frattempo rispetto ad alcuni anni fa le stime immobiliari sono state aumentate del 15% e bisognerà tenerne conto». Un aggiornamento che per i ricorrenti rischia di trasformarsi in un boomerang: «Probabilmente la quota che dovremo andare a prelevare sarà maggiore rispetto a quella che avevamo deciso nel 2023. Oltretutto nel frattempo gli investimenti sono andati avanti, quindi ci sono più soldi da andare a prelevare». Chi ha ricorso potrebbe quindi vedersi una fattura più salata di chi non ha impugnato la decisione municipale.

E gli altri? ‘Per noi a posto così’

E per tutti gli altri? Non sarà necessario rivedere i contributi al rialzo? «Bisogna interpretare la sentenza – osserva Foletti –. Chi ha già pagato dal nostro punto di vista è a posto, chiaramente bisognerà rifare i calcoli per la prossima rata che è prevista tra un paio d’anni (il prossimo Pgs riguarderà il periodo 2028-35, ndr)». Una potenziale disparità di trattamento che, vista la sensibilità del tema e i trascorsi, farà di nuovo discutere i gruppi in Cc.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-11-03T07:00:00.0000000Z

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