Discoteche, si riprende in mano il dossier
Il Municipio della Città ha convocato il Gruppo di lavoro ad hoc, creato nel 2018, per analizzare la situazione quanto a norme e controlli
Di Daniela Carugati
Locali notturni e discoteche ormai sono degli osservati speciali. Il rogo de ‘Le Constellation’ a Crans-Montana, costato la vita a 40 persone, in gran parte giovanissimi, ha rimesso in discussione, a tutti i livelli istituzionali, misure e controlli antincendio. La Città di Lugano, in realtà, già nel 2018 si era posta il problema. Tanto da istituire un Gruppo di lavoro dedicato di carattere interdisciplinare, coinvolgendo il settore dell’Edilizia privata, la Polizia e i Pompieri. Focus il mondo della notte e del divertimento, alla lente all’epoca erano finiti una dozzina di ritrovi (oggi si parla di una decina). La missione del Gruppo? Controllare che proprietari e gerenti rispettino le norme e siano in possesso di una certificazione antincendio aggiornata. Un obiettivo che, a fronte di quanto accaduto, assume una ulteriore urgenza. Giovedì mattina, infatti, il dossier era già sul tavolo dell’Esecutivo di Lugano.
Si passa all’azione
«Il Municipio ne ha discusso su mia proposta – ci conferma Filippo Lombardi, a capo del dicastero Sviluppo territoriale – e ha deciso di convocare il Gruppo di lavoro per una riunione ad hoc, alla presenza dei due capidicastero di riferimento – con Lombardi, Karin Valenzano Rossi, a capo del dicastero Sicurezza e spazi urbani, ndr –, per la prossima settimana. In quella occasione analizzeremo la situazione, vaglieremo ciò che è stato fatto, a nostro avviso correttamente, negli ultimi anni sulla base della risoluzione municipale del 2018; e quindi verificheremo se è il caso di adottare delle misure ulteriori».
Sin qui l’operato del Gruppo si è focalizzato sui ritrovi pubblici e le discoteche, si può ipotizzare di estendere le sue competenze ad altri edifici o contesti? «Sinora il mandato riguarda i locali notturni. Vedremo – anticipa Lombardi – se la lista stesa a suo tempo va attualizzata – nel frattempo, ad esempio, alcuni ritrovi hanno cambiato proprietario o destinazione – o se vanno introdotte diverse tipologie: farà parte della riflessione che il Gruppo di lavoro farà, appunto, settimana prossima».
Questione di margine di manovra
Come si è visto, gli aspetti che entrano in gioco – dalle competenze, alle disposizioni per arrivare ai materiali – sono diversi e di conseguenza lo sono gli strumenti che occorre avere a disposizione. «La prima cosa è richiamare al rispetto rigoroso di ciò che già viene previsto, come detto, dalla risoluzione municipale del 2018; la seconda – chiarisce il capodicastero – è capire, in base a una sentenza del Tribunale federale del 2015 relativa alle disposizioni dell’Associazione degli assicuratori antincendio – un tomo da 500 pagine –, se queste ultime possono essere direttamente implementate anche da parte dei Comuni, senza passare attraverso la legislazione cantonale. E questo è un aspetto legale abbastanza complesso che vogliamo approfondire, proprio per capire fin dove può spingersi il nostro margine di manovra».
Ai Comuni, in effetti, spetta il compito di vigilare, come sancisce anche la Legge sulla protezione antincendio del dicembre 2022, completata dal Regolamento (aggiornato nell’aprile dell’anno scorso) che scandisce obblighi e tempistiche. Per esemplificare, locali notturni e discoteche devono essere controllati ogni cinque anni.
Le regole valgono per tutti
Il Ticino, di fatto, è uno dei sette cantoni Gustavo, acronimo che ne riunisce le iniziali: ovvero Ginevra, Uri, Svitto, Ticino (appunto), Appenzello Interno, Vallese e Obvaldo. In altre parole appartiene al gruppo di amministrazioni cantonali che non fanno capo a un’assicurazione cantonale degli stabili per incendio ed eventi naturali, e quindi che non hanno un istituto ad hoc che fissa obblighi e opera a livello preventivo. «In realtà questo non cambia nulla – rende attenti Lombardi –. La Conferenza dei governi cantonali ha accettato queste norme, quindi hanno valore di concordato intercantonale anche per i Cantoni cosiddetti Gustavo, che non hanno un proprio Istituto cantonale e che si affidano alle assicurazioni private».
Lugano, in ogni caso, ha deciso di creare un Gruppo dedicato. Si tratta di un unicum? «Non so se sia un caso unico – ci dice il municipale –. Di sicuro nel 2018 il Municipio ha fatto un passo più esigente di quanto prevede la Legge cantonale». L’attività del Gruppo ha evidenziato delle criticità? «Agli inizi ha dovuto insistere un po’ per convincere tutti a collaborare, ma negli ultimi anni non ha rilevato particolari carenze». Come dire che il privato si è adeguato.
Alla lente anche gli stabili amministrativi
L’ente pubblico, comunque, non intende essere da meno per quanto riguarda gli stabili della Città. «In base al Regolamento cantonale – ci spiega dal canto suo Raoul Ghisletta, a capo del dicastero Edilizia pubblica – occorre controllare i certificati antincendio degli immobili amministrativi, obbligatori dal 1997 in poi. Gli edifici costruiti prima, infatti, ne sono sprovvisti; e a Lugano sono circa 2mila quelli con più di quattro piani. Quindi minimo ogni 10 anni bisogna procedere alle verifiche del caso (per gli amministrativi, ndr)». Un’attività di certificazione, del resto, che interessa pure le costruzioni abitative, peraltro la gran parte, dunque i privati. «Anche la Città, in ogni caso, dovrà essere in regola – ribadisce Ghisletta –; e questo comporterà un lavoro importante. Come dicastero ci metteremo all’opera».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-01-09T08:00:00.0000000Z
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