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Addio a David Riondino, il poeta della satira

Cantautore, attore, ‘filosofo’ per il mitico ‘Lupo solitario’ di Antonio Ricci, scrittore, regista, commediante per il teatro comico, principe del sarcasmo in tv anche per il Maurizio Costanzo Show. Tra impegno e leggerezza, Davide Riondino era tra gli artisti più poliedrici della scena italiana. Era nato a Firenze nel 1952, è morto a Roma all’età di 73 anni.

Il filo conduttore della sua opera artistica è sempre quello della satira, del sarcasmo, della battuta fulminante, e non a caso inizia negli anni Ottanta dalla scrittura, quando le pagine scritte di Tango o di Cuore sono un laboratorio di giovani talenti dalla penna affilata. Anche se in principio per lui era la musica, e all’inizio, tra le sue tante definizioni, vince quella di cantautore.

‘Maracaibo’

Negli anni 70, con il Collettivo Victor Jara, incide due dischi per i circoli Ottobre: ‘Collettivo Victor Jara’ e ‘Non vi mettete a spingere’; dagli anni 80 pubblica altre canzoni in dischi come ‘Boulevard’ e ‘Tango dei Miracoli’, con illustrazioni di Milo Manara. Sua è la canzone ‘Maracaibo’, interpretata da Lu Colombo, diventata una hit nel 1981. Ma nel suo essere ‘contro’, Riondino non disdegna la ribalta ed esercita la libertà anche nelle pagine di Comix e Linus, o ancora – negli anni 90 e nel nuovo secolo – con Il Male di Vincino e Vauro, e l’Unità di Staino. Come in tv o a teatro: nel 1987, con Paolo Rossi, mette in scena ‘Chiamatemi Kowalski’ e poi ‘La commedia da due lire’. Negli anni successivi collabora con Sabina Guzzanti.

Molte le interpretazioni per il cinema, con grandi registi e grandi film come ‘Maledetti vi amerò’ di Giordana, ‘La notte di San Lorenzo’ dei Taviani, ‘Kamikazen’ di Salvatores, ‘Cavalli si nasce’ di Staino. Nel 1997 firma come regista ‘Cuba Libre Velocipedi ai Tropici’ e diversi documentari sugli improvvisatori in versi dell’isola di Cuba. Il suo nome è legato anche alla tv e personaggi strampalati da lui inventati: Joao Mesquinho, lo strano ‘cantautore brasiliano’ ospite del Maurizio Costanzo Show, per esempio, ma era già stato il ‘filosofo’ per ‘Lupo solitario’.

‘Il Bolero come terapia’

Nel 1995 conduce con Daria Bignardi ‘A tutto volume’, programma dedicato ai libri. Partecipa anche a numerose edizioni di ‘Quelli che il calcio’. Nel 1997 inizia anche un lungo e proficuo sodalizio con Dario Vergassola, portando a teatro vari lavori, tra cui ‘I Cavalieri del Tornio’, un recital per due chitarre, e ‘Todos Caballeros’. È l’ideatore del festival ‘Il giardino della poesia’, a San Mauro Pascoli, luogo natale del poeta, dove presenta cicli di ‘letture illustrate’ su D’Annunzio, Scotellaro, Ovidio, Kazantzakis. Canzoni e poesie diventate negli anni anche spettacoli teatrali: ‘Racconti Picareschi’, ‘Fermata provvisoria’, ‘Bocca baciata non perde ventura’ (canzoni e novelle da Boccaccio) e ‘Il Bolero come terapia’, dove canta Boleros da lui tradotti e commentati per la radio svizzera in una omonima trasmissione.

Il Riondino scrittore ha pubblicato per Feltrinelli ‘Rombi e Milonghe’ e per Nottetempo ‘Sgurz’. Nel 2016 per Magazzini Salani ‘Il Trombettiere’, poemetto corredato da cento illustrazioni di Milo Manara. Nel 2019 ha pubblicato tra l’altro per Castelvecchi ‘Sussidiario’, che raccoglie molti dei suoi scritti satirici in versi. “Tutta la letteratura – aveva detto in un’intervista come se parlasse della sua vita – nasce dal passare il tempo con gli amici, inventando storie e anche teatralizzandole. All’origine c’è l’immaginarsi diversi, in altre vite. È questa l’idea”.

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2026-03-30T07:00:00.0000000Z

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