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Una vita di abusi ‘in un clima di terrore’

Chiesti 10 anni di carcere per il 60enne a processo davanti alla Corte delle Assise criminali per rispondere di violenza carnale, incesto e lesioni semplici

di Prisca Colombini

«Impossibile. Una cosa del genere non può succedere». Nega ogni addebito il 60enne cittadino siriano a processo davanti alla Corte delle Assise criminali per rispondere di violenza carnale, incesto, lesioni semplici, vie di fatto, minaccia, appropriazione indebita (di 18’200 franchi sottratti in qualità di curatore dei figli) e rappresentazione di atti di cruda violenza. Fatti ripetuti e avvenuti tra il 2015 e il giugno 2022 in Libano, a Paradiso e a Lugano ai danni dei componenti della sua famiglia e in particolare, per i reati più gravi, della figlia. Nei suoi confronti il procuratore pubblico Pablo Fäh ha chiesto 10 anni di carcere, 10 anni di espulsione dalla Svizzera e l’interdizione dalle attività con minorenni o persone fragili. Il processo riprende oggi con l’arringa dell’avvocato difensore Massimiliano Parli che verosimilmente si batterà per il proscioglimento. La Corte presieduta dalla giudice Monica Sartori Lombardi (a latere Emilie Mordasini e Giovanna Canepa Meuli) potrebbe pronunciare la sentenza in serata.

Inchiesta partita per possibili maltrattamenti

Quello su cui la Corte è chiamata a fare luce è quindi un processo indiziario. Da una parte la donna, affetta da un lieve disturbo mentale, che accusa il genitore supportata dalle testimonianze della madre e dei fratelli. Dall’altra il padre che si è spesso rifatto alla religione per spiegare la sua versione dei fatti, parlando anche di «complotto» orchestrato «dalla famiglia e da mia suocera» ma anche dei «problemi di ritardo mentale» della figlia. A far partire l’inchiesta sono state le segnalazioni su possibili maltrattamenti presentata dall’Arp, l’Autorità regionale di protezione. Come descritto nell’atto d’accusa del procuratore pubblico Pablo Fäh, il 60enne ha approfittato della sua posizione di padre per “instaurare un clima di paura nel nucleo familiare” fatto di percosse ai danni della moglie e dei tre figli “tutti affetti da ritardi cognitivi” intimando loro di non parlare con altri di quanto avveniva in casa. Le sue attenzioni si sono concentrate sull’ultimogenita e unica figlia femmina, “costretta” a subire congiunzioni carnali. Fatti avvenuti “in un numero imprecisato di occasioni, ma con una frequenza quantificata in circa due volte a settimana”. A seguito di queste violenze, la donna ha abortito in quattro occasioni, l’ultima nel 2020. «Mia figlia mente – ha risposto l’imputato sollecitato dalla giudice –. Ha voluto mostrare di essere una ragazza pulita che non ha mai avuto rapporti con un’altra persona perché è una macchia sporca che rimane tutta la vita».

‘Più cari della mia anima’

Con la ragazza «avevo un rapporto di un papà con la sua unica figlia femmina – ha aggiunto il 60enne –. Tutti i miei figli sono più cari della mia anima. Impossibile che possa succedere quello di cui mi accusano». L’uomo ha confermato i quattro aborti della figlia e di averla accompagnata alle visite, definendo però «impossibile» il fatto che fosse lui il padre. In un verbale letto dalla Corte, la giovane ha spiegato che i rapporti sessuali col padre «erano come tra due sposi: lui si spogliava, si avvicinava a me e faceva tutto. Avevo paura, pensavo mi avrebbe potuta picchiare perché mi picchiava tanto». La giudice ha voluto sapere come vengono giudicati incesto e aborto nella cultura dell’imputato. «La religione dice che la persona che fa questo va frustata sulla schiena cento volte con la canna dello zucchero, se ci sono quattro testimoni che l’hanno visto fare e lo giurano sul Corano. Se ce ne sono meno di quattro, è chi ha fatto la denuncia a essere frustato e messo in carcere». Passando alla gravidanza, «se una ragazza resta incinta al di fuori del matrimonio, è una vergogna che la seguirà per sempre. L’unica soluzione per pulire il tutto è l’aborto, altrimenti rimane unicamente la storia che racconta la gente. Dicendo che sono stato io, mia figlia butta tutta la vergogna su di me. Se avesse detto che erano stati i suoi ex fidanzati, loro avrebbero negato per cui doveva per forza accusare me».

Contesto familiare ‘disfunzionale’

Nella sua requisitoria, il procuratore pubblico ha evidenziato il «contesto familiare disfunzionale, caratterizzato dalla cultura, dal comportamento dell’imputato e dal clima di terrore da lui creato». Un contesto «dove la moglie era una semplice cameriera e lui il padre padrone convinto che tutto gli fosse permesso» che hanno portato a una «violenza che andava avanti da anni e dove le donne sono state lo strumento per soddisfare i suoi bisogni». Al momento dell’arresto, nel marzo dell’anno scorso, nell’abitazione erano presenti altre donne perché «voleva dei figli sani, il tutto in presenza della moglie». L’accusa ha evidenziato «le dichiarazioni discordanti» su «reati commessi tra le mura domestiche dove gli unici testimoni sono le vittime stesse, mentre per l’imputato è più facile perché basta negare e dire che non è successo nulla». In un contesto «non consenziente», l’imputato «ha usato forza, minaccia e il clima di terrore che c’era in casa per mettere in condizione la figlia di non potersi sottrarre». Una colpa «grave» per il periodo, per aver commesso violenza sulla figlia «con limiti cognitivi che dipendeva da lui ma della quale ha approfittato per anni» senza «avere in nessun momento il minimo ravvedimento e pentimento, negando anche le cose più banali».

Un danno ‘incalcolabile’

Il vero risarcimento che la vittima e sua mamma possono avere «è il riconoscimento dei fatti». L’avvocato Carlo Borradori ha chiesto un risarcimento per torto morale e chiesto per l’imputato il divieto di avvicinarsi alle vittime. «Ogni risarcimento sarà simbolico perché il danno è incalcolabile – ha detto il legale –. Non è necessario essere padri o brave persone per essere disgustati. Nessun componente della famiglia è stato, chi più chi meno, risparmiato da questo perverso tiranno domestico. Nemmeno in un film di bassa lega si assiste a tanto schifo in una volta sola da parte di una sola persona».

La perizia? ‘Dice che sono narcisista’

L’uomo è stato sottoposto a una perizia psichiatrica. «Mi ricordo la parola narcisista – ha detto in aula –. Ma non sono d’accordo: ho dedicato la mia vita e la mia anima alla famiglia: fossi narcisista, ora sarei miliardario. Sono una persona buona». Il perito ha stabilito un rischio di recidiva di grado medio. «Non so chi gli abbia dato il diploma», ha aggiunto l’uomo, prontamente ripreso dalla presidente della Corte. «Non posso ripetere cose che non ho fatto. Quando abbiamo parlato sembrava intelligente, poi ha scritto cose non vere». Lo specialista ha suggerito un possibile trattamento ambulatoriale combinato psichiatrico-psicoterapico «anche se con poche possibilità di buona riuscita». L’accusa non lo ha chiesto perché «non ci sono chance di successo». L’imputato e la famiglia sono arrivati in Svizzera, e sono stati quasi da subito assegnati a Lugano, nel novembre 2015 come richiedenti l’asilo, dopo essere fuggiti dalla guerra in Siria e aver trascorso un periodo in Libano. «Mi sono innamorato della Svizzera e del suo popolo – ha spiegato l’imputato, che ha dedicato anche una poesia al Paese che lo ha accolto –. Rispetto le sue leggi, ma quella sulla famiglia dovete correggerla un po’».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-04-23T07:00:00.0000000Z

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