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Una regione contro: ‘È tempo di arrivare prima’

Mendrisio, Stabio e altri sette Comuni del comprensorio fanno rete e mettono in campo il progetto ViDo+. L’aiuto alle famiglie a rischio sarà concreto

di Daniela Carugati

Non una di più. Oggi non è più tollerabile continuare a contare altre vittime della violenza domestica. In questi ultimi anni sul territorio si è deciso, infatti, di dire basta. Istituzioni locali, Polizie cantonale e comunali, Servizi sociali e consultori hanno fatto rete con l’intento di agire prima che il disagio diventi una emergenza. Per prima si è attivata Lugano (nel 2023), poi Locarno (nel 2025), oggi è una intera regione, quella dell’Alto Mendrisiotto e Basso Ceresio, a mettere in campo forze, risorse e strumenti per mettersi in ascolto della sua popolazione, aderendo a ViDo+. Capofila la Città di Mendrisio con al fianco il Comune di Stabio, e con loro Arogno, Bissone, Brusino Arsizio, Castel San Pietro, Coldrerio, Riva San Vitale e Val Mara, quello che era un progetto ha preso corpo, grazie al coordinamento della Polizia cantonale e alla collaborazione del Consultorio Coppia e Famiglia di Mendrisio. Il braccio operativo, invece, sarà quello delle Polizie comunali e dei Servizi sociali del capoluogo e di Stabio. La prossimità che in questi anni, per i Corpi polo e locali, si è rivelata l’‘arma’ migliore per avvicinare la cittadinanza e costruire la fiducia reciproca, sarà il mezzo per scardinare pure il fenomeno della violenza fra le mura di casa.

Quell’80 per cento di disagio sommerso

Un bilancio dopo l’altro, nelle statistiche di polizia la voce ‘liti familiari’ balza sempre all’occhio. Ogni anno, fa memoria il comandante Patrick Roth, nel comprensorio della Regione II gli agenti intervengono in circa 60 casi di presunta violenza domestica.

Ebbene, «in circa il 20 per cento delle situazioni si configurano reati perseguibili d’ufficio». La stessa percentuale registrata a livello cantonale. D’ora in poi con ViDo+ l’obiettivo dichiarato è portare alla luce quell’80 per cento di sommerso che, un conflitto dopo l’altro, può sfociare in eventi assai più gravi. «Con questo nuovo approccio – spiega il comandante – ci è data la possibilità di intercettare situazioni a rischio, prima che si trasformino in emergenze». Mettersi in ascolto di coniugi e famiglie apre la porta su fragilità e problemi, facendo leva sulla prevenzione, che resta la chiave di volta, così come l’opportunità di far capo alla consulenza di esperti. In effetti, la mano tesa dai Comuni è tangibile: saranno finanziate fino a tre sedute con gli specialisti del Consultorio Coppia e Famiglia. Quindi le soluzioni offerte saranno concrete. Di fatto la bussola delle statistiche ha contribuito ad avvicinare Mendrisio a ViDo+, ci concede il comandante. Ma non solo. «Un ruolo significativo – ci dice – l’ha avuto altresì l’opera di sensibilizzazione delle polizie e dei Servizi sociali sul territorio, necessaria per attirare l’attenzione della popolazione su queste tematiche. La polizia di prossimità, termine che una decina di anni fa era abbastanza sconosciuto, sta assumendo poi sempre più importanza nell’ambito della sicurezza oggettiva, quindi nel numero di reati avvenuti o prevenuti, e della sicurezza percepita dai cittadini per vivere bene la città».

‘Nessuno è solo’

Quando si pensa alla violenza domestica, fa notare Daniele Caverzasio, a capo del Dicastero socialità e pari opportunità di Mendrisio, la mente va subito ai contesti più gravi. «La realtà – richiama – è che spesso prima vi sono tante situazioni che nessuno vede. E dietro alle quali si trovano famiglie che attraversano momenti difficili, coppie che non comunicano, tensioni crescenti e persone che non sanno a chi rivolgersi. Ed è qui che questo progetto mostra tutto il suo vero valore. Nasce, infatti, per arrivare prima; per ascoltare, capire e offrire sostegno; soprattutto quando ancora vi è lo spazio di agire prima che le condizioni peggiorino». Caverzasio conferma di credere molto in questa via: «Perché nessuno è solo e chiedere aiuto non è una debolezza», annota. Tutto sta, corrobora il capodicastero Sicurezza e prossimità della Città Samuel Maffi, nel coltivare «la cultura della prevenzione, dando un sostegno tempestivo nei momenti di difficoltà, e nell’individuare precocemente le situazioni a rischio». In effetti, aggiunge, «la violenza domestica e il disagio familiare rappresentano anche nell’Alto Mendrisiotto una realtà che non si può ignorare». Se si è scelto di essere parte del progetto ViDo+ è anche, ribadisce, «per rafforzare l’impegno delle istituzioni, a favore della sicurezza, del benessere e della coesione sociale della comunità».

‘Un enorme passo avanti’

Ecco perché l’adesione convinta di una intera regione a questa esperienza, fa capire Marina Lang, psicologa del Centro competenza violenza della Polizia cantonale, rappresenta «un enorme passo avanti, soprattutto sul piano della prevenzione». A maggior ragione se si considera che sul piano cantonale ci si prefigge di promuovere il progetto su tutto il territorio ticinese. Certo si è ben consapevoli che «la sfida è grande». Per l’osservatorio locale, d’altra parte, proprio il Centro competenza violenza è un punto di riferimento importante per capire dove si colloca la soglia di rischio. Se un caso l’ha già superata, chiarisce Lang, entrano in campo il Gruppo prevenzione negoziazione e il Servizio violenza domestica della Polcantonale. Se siamo al di sotto di quel limite grazie a ViDo+ – «che stringe le maglie sul terreno» – scatta la presa di contatto. «Non si può ignorare, infatti – rimarca la psicologa – che anche in quella situazione potrebbe generare recidive o agiti gravi». Il progetto è una realtà solo da alcuni anni, ma i primi risultati li ha già conseguiti. «Il lavoro di analisi è ancora in corso, ma se dovessi indicare un dato di successo – fa presente Marina Lang – direi la quota, di circa il 50 per cento, delle persone che hanno accolto la possibilità di andare al consultorio, approfittando anche di percorsi (magari di separazione) su misura. Un altro elemento risiede in quasi l’8 per cento di casi a grave rischio intercettati sin qui». Anche laddove non sembrano esserci problemi urgenti, rende attenta la psicologa della polizia, la presenza di comportamenti particolari, dipendenze o possesso di armi possono fare la differenza.

‘Ci sono anche i bambini’

Non si può dimenticare, richiama a sua volta Tiziana Madella, direttrice della Divisione socialità e pari opportunità della Città, che «la violenza domestica è una responsabilità collettiva». E allora occorre agire, ribadisce, sulla riduzione dei fattori di rischio e sull’aiuto alla prevenzione; rompendo il muro della paura, della vergogna e dello stigma sociale. Ci sono, rilancia, anche altri due aspetti da prendere in considerazione: «Il primo è la vittimizzazione secondaria e da qui l’obiettivo di formare delle équipe e di sensibilizzare la popolazione; il secondo è la violenza assistita. Certe situazioni sono dannose per il benessere e lo sviluppo di bambine e bambini». Mendrisio, rammenta Madella, «ha sempre accompagnato situazioni di violenza domestica. Sappiamo che le vittime sono in prevalenza donne, ma non è sempre così. L’attenzione deve essere spostata anche su chi commette la violenza, sul quale va indirizzato un intervento. Solo così potremo contrastare il fenomeno in generale». Le aspettative attorno al progetto ViDo+ sono alte. Per i Comuni questa opportunità è importante per squarciare il velo del silenzio, come ha fatto capire il municipale di Arogno Joy Cometta.

Anche perché le difficoltà economiche, per prime, stanno minando le resistenze delle famiglie, si è aggiunto il municipale di Coldrerio Matteo Muschietti. La fiducia, insomma, è tanta. Ora non resta che mettersi in ascolto.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-06-05T07:00:00.0000000Z

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