Cantieri fermi da tempo Ex Trecor, eppur si muove
All’ex Trecor si attendono le gru da 5 anni. Ma ora il via ai lavori è annunciato entro inizio settembre. Per l’albergo al Boffalorino, invece, tutto tace
Di Daniela Carugati
Sono stati aperti e rimasti incompiuti, per anni. Ora dove c’era la fabbrica di orologi, però, i lavori sono pronti a partire.
Nulla di fatto, invece, per l’ex Boffalorino.
All’angolo di via Como, poco distante dal centro di Chiasso, un grande cartellone attira l’attenzione: ‘Palazzo Katalea’. Oltre la recinzione, sul terreno rimasto brullo da un quinquennio hanno trovato posto, alfine, le componenti delle gru. Nel cantiere, insomma, qualcosa si muove. Dopo anni non privi di ostacoli a breve, ci confermano dalla base operativa dei promotori, se tutto va bene ci si metterà all’opera. I lavori dovrebbero partire tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Di sicuro la macchina pubblicitaria dei promotori si è già messa in moto, reclamizzando il nuovo immobile di carattere amministrativo-commerciale e tutte le sue potenzialità. Il progetto che prenderà forma – un investimento da 14 milioni e mezzo – è la terza variante di un’operazione che, nel 2021, era stata lanciata con l’intenzione di costruire tre torri lì dove per un’epoca – dal 1929 al 2019, quando l’ex Trecor è andata all’asta – si sono fabbricati orologi.
Da tre torri a un edificio
Da subito le autorità cittadine l’avevano definita una iniziativa ‘promettente’. Con il complesso che, nel frattempo, ha ridisegnato i contenuti del comparto che ospitava l’ex Fernet Branca, a ridosso della dogana di Chiasso-strada, era stato visto come un rilancio (non solo urbanistico) per la cittadina, ancora alla ricerca di una nuova collocazione sulla piazza economica ticinese. Poi tra il primo ambizioso dossier – tre torri, appunto, e una base operativa per le start up – e l’atteso varo del cantiere, si è dovuto fare i conti con la contaminazione da idrocarburi clorurati riaffiorata dal sottosuolo in un’area peraltro già iscritta nel catasto dei siti inquinati. Una situazione che ha imposto una bonifica e ridimensionato l’intervento, prima a due edifici, poi a un solo complesso, che sorgerà su una superficie di oltre 3mila metri quadrati.
Una cittadina ‘strategica’
Ieri come oggi i promotori immobiliari, con la Impregil la proprietà, la Seda Sa di Maroggia che fa capo ad Angelo Gilardoni, hanno continuato, però, a credere in Chiasso, una città, si legge nel pieghevole che illustra l’opera, che “gode di una posizione strategica lungo i principali assi di trasporto europei” e si rivela essere “particolarmente attrattiva per uffici e sedi aziendali”. Così lo stabile che si innalzerà – piano terra e cinque livelli – a due passi dal piazzale di Brogeda e dallo svincolo autostradale cittadino, con ingresso principale su via Como, è pronto a fare posto a una serie di uffici in parte suddivisi in modo tradizionale, in parte modulati come ‘open space’ (spazi aperti), con finestre a tutta altezza. A ciò si aggiungeranno, come mostra l’opuscolo che elenca anche i prezzi di canoni d’affitto e acquisto, sale riunioni e aree comuni attrezzate, oltre a 62 posteggi (35 esterni e 27 coperti). I fautori del progetto, insomma, questa volta sembrano proprio essere fiduciosi di condurre in porto l’operazione.
Ex parco, tutto fermo
Sul territorio cittadino, tra le iniziative private c’è però un altro cantiere che appare ’infinito‘. Basta spostarsi a nord di circa un chilometro per imbattersi, lì all’altezza delle rotonde di Largo Kennedy, nelle ‘modine’. Nell’area dell’ex parco del Boffalorino, proprietà dal 2015 di una società di Menziken, nel Canton Argovia, svettano ormai dal febbraio del 2025, mostrando
le intenzioni di chi ha depositato un progetto preliminare, rimasto per ora tale. L’idea? Costruire un albergo da 72 camere con un autosilo (anche pubblico) da 139 posti, per un investimento di 24 milioni di franchi. La struttura ricettiva sulla carta ha già anche un nome, ‘Hotel Cascata’, per la presenza dell’‘elemento acqua’. Dati i vincoli pianificatori – il comparto è in zona Aep, ‘attrezzature ed edifici pubblici’ –, a rallentare l’operazione non sembrano essere solo le due opposizioni depositate da due privati. Nel frattempo, in Comune, si resta in attesa della domanda di costruzione a titolo definitivo, ci fa sapere il responsabile dell’Ufficio tecnico di Chiasso Rudy Cereghetti. Come dire che con le ruspe non si darà gas a breve termine. Del resto, anche questa iniziativa immobiliare non ha trovato proprio la strada spianata. Presentati i piani, si sono annunciate due opposizioni da parte di privati. Da prassi, il dossier aveva il carattere di una informativa a titolo ordinario, seppur con le caratteristiche, a tutti gli effetti, di una domanda di costruzione canonica. Poi però i promotori si sono trovati confrontati con una serie di richieste tecniche giunte da parte del Cantone, sebbene non fossero a disposizione tutti i dettagli di una progettazione finale. Così, ci fa sapere Cereghetti, si è derubricato l’incarto a semplice informativa, preludio, a quel momento di una stesura definitiva, come detto al momento non ancora depositata.
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