Castagnamo quest’anno parte dalla selva del Parco del Penz
Lanciata la campagna di raccolta centralizzata del 2026
Nell’estremo sud del cantone l’‘albur’ è da sempre un alleato prezioso delle popolazioni locali. Risorsa economica e fonte di sostentamento, per decenni ha permesso di mettere qualcosa in tavola e sbarcare il lunario a tante famiglie. Ce lo testimoniano le graa, oggi parte integrante del Museo etnografico della Valle di Muggio. Ce lo ricordano i boschi di castagno, che caratterizzano il territorio della regione e hanno una grande capacità di resilienza. Rinati anche dall’attacco del cinipide, nel 2009, oggi come ieri rappresentano un patrimonio importante. Lo sono pure per realtà urbane come quella chiassese, che sulla collina del Penz può vantare una bella selva castanile, di proprietà dell’Associazione dei Patrizi chiassesi. Oltre 14’400 metri quadri ricoperti da castagni che quest’anno saranno un po’ il simbolo della nuova edizione di Castagnamo. Parte, quindi, da Chiasso, padrino d’eccezione il sindaco Bruno Arrigoni, la campagna 2026 per la raccolta centralizzata, che entrerà nel vivo da mercoledì 23 settembre a martedì 3 novembre: punti di riferimento i centri di Stabio, Vezia, Cadenazzo e Biasca (per informazioni 091 850 32 18). Perché, come richiamano gli attori della filiera, “ogni castagna conta”. Prendervi parte, con consapevolezza e rispetto, significa contribuire a salvaguardare la nostra storia e il territorio. È un modo, annota Paolo Piattini, presidente dell’Associazione dei castanicoltori della Svizzera italiana, per «guardare il castagno con occhi nuovi: come elemento del paesaggio, come risorsa economica, come prodotto gastronomico, come strumento educativo e come patrimonio culturale». Se le selve castanili, sottolinea Piattini, «rappresentano veri e propri ‘hotspot’ di biodiversità», i frutti del castagno meritano di essere riscoperti, fra tradizione e rivisitazione. Anche perché, fa notare la presidente dei Patrizi di Chiasso, Consuelo Chiesa, «dietro quel piccolo frutto c’è molto di più». Per cominciare vi è un bosco di cui prendersi cura. E la Selva castanile del Penz è «un punto d’incontro fra quello che abbiamo ricevuto dal passato e ciò che scegliamo di conservare e valorizzare per il futuro. Anche la raccolta delle castagne assume così un significato diverso: non è soltanto la raccolta di un frutto, ma diventa un modo concreto per tornare nel bosco, avvicinarsi alla natura, conoscere meglio ciò che ci circonda e riscoprire una tradizione che appartiene alla nostra storia».
Ecco che per conservare e valorizzare alberi e frutti un ruolo importante, come fanno presente Marco Conedera e Patrik Krebs, delI’Istituto di Ricerca WSL di Cadenazzo, lo riveste la ricerca. Un volano per recuperare le conoscenze e al contempo fronteggiare le avversità che hanno colpito il castagno. Ovvero, spiegano, «il mal dell’inchiostro, il cancro corticale, gli insetti carpofagi che parassitano i frutti e, ultimo in ordine di tempo, il cinipide», senza trascurare gli effetti della siccità estiva, che nelle ultime stagioni ha limitato lo sviluppo dei frutti. «Quest’anno la fioritura è stata molto buona e i ricci sugli alberi sono abbondanti – rassicurano –. Resta tuttavia difficile prevedere lo sviluppo dei frutti nei ricci dopo un’estate estremamente siccitosa, anche se poi seguita da piogge abbastanza consistenti».
Al momento, comunque, ci si concentra sulla raccolta, organizzata dalla Federazione Ortofrutticola Ticinese, che dal 2024 coordina l’attività in collaborazione con Originti. «Negli scorsi anni la risposta della popolazione è stata molto significativa, con quantitativi che hanno raggiunto anche le 70–75 tonnellate di castagne consegnate ai Centri di raccolta – richiama Alessio Reboldi –. Le condizioni meteorologiche di quest’estate ci portano tuttavia a prevedere un raccolto inferiore rispetto all’abbondante risultato raggiunto nel 2025. Questo non deve però scoraggiarci». L’invito a dare una mano è quindi lanciato. A garantire, del resto, la qualità della produzione dei castagni indigeni c’è il marchio ‘frutta da alberi di alto fusto svizzeri’. Infatti, «Alto Fusto Suisse si impegna a conservare e valorizzare le piantagioni di alberi ad alto fusto svizzeri», come ribadisce il suo direttore Pierre Coulin. E ciò è importante per chi poi lavora i frutti, restituendo tentazioni dolci. Ne sa qualcosa Beatrice Fasana, managing director della Sandro Vanini Sa: «Tutto il raccolto delle nostre selve e dei nostri boschi viene pienamente valorizzato e trasformato in specialità di eccellente qualità, come la purea e la crema di castagne, oggi molto richieste sia dall’industria sia dal mercato al dettaglio in Svizzera».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
it-ch
2026-09-18T07:00:00.0000000Z
2026-09-18T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281762751158655
Regiopress SA