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‘Non aggressori ma mossi dalla paura ’

La seconda giornata di processo per tentato omicidio intenzionale ha visto scontrarsi le difese per i fatti accaduti nella notte del 23 giugno 2024

di Malva Cometta Leon e Nicholas Belli

«Non hanno voluto loro questa rissa: hanno reagito per paura e si sono difesi». Queste le parole – in estrema sintesi – che arrivano dalla difesa dei presunti aggressori durante la seconda giornata di processo nei confronti di due ventenni italoalbanesi che, nella notte del 23 giugno 2024, avrebbero preso a pugni, calci e mazzate due sconosciuti ticinesi in un autosilo del Luganese. Motivo per il quale si trovano a rispondere dell’accusa di tentato omicidio intenzionale. Reato per il quale il procuratore pubblico Luca Losa ha proposto una pena detentiva di 5 anni e mezzo (per il 25enne difeso da

Rosa Maria Cappa) e 6 anni (per il suo amico 26enne tutelato da Olivier Ferrari). Un dibattimento definito a più riprese come anomalo in quanto sia vittime che aggressori si sono ritrovati insieme alla sbarra dinnanzi alla Corte delle Assise criminali di Lugano, accomunati dall’imputazione di rissa. Reato che per i legali delle vittime, Marisa Alfier e Felice Dafond, non sussisterebbe affatto: «Si è trattato di un pestaggio, i due amici hanno solamente subito la violenza». I due infatti hanno avuto la peggio: un trauma cranico da corpo contundente per il 28enne finito in coma farmacologico e una commozione cerebrale per il suo amico 23enne. Entrambi gli ‘avversari’ sono invece usciti illesi.

Un avvertimento prima di iniziare

Prima di lasciare spazio alle arringhe difensive, la presidente della Corte Monica Sartori Lombardi si è soffermata su un episodio avvenuto lunedì al termine del dibattimento. Rivolgendosi alla Corte e riferendosi alle proposte di pena formulate dal pp, un famigliare di uno degli imputati ha infatti esclamato: “È un’ingiustizia”. «Una frase inaccettabile – ha tuonato Sartori-Lombardi –. In quest’aula ci si impegna nel pieno rispetto del valore supremo della giustizia. Comportamenti come questo o come quelli avuti nei confronti dei poliziotti e degli avvocati difensori non verranno tollerati. Chi non intende accettare questi principi verrà allontanato».

‘Mancano le prove sulla letalità dei colpi’

Cappa e Ferrari si sono battuti per il proscioglimento dal reato principale insistendo sulla mancanza di prove sufficienti per determinare la potenziale letalità dei colpi – quattro mazzate e due calci, secondo l’accusa – inferti dai loro assistiti. Va chiarito che secondo loro i due giovani avrebbero agito autonomamente e che quindi la correità debba cadere. «Il mio cliente – ha affermato Cappa – ha agito sotto una grave angustia e minaccia incombente. Ha cercato in ogni modo di evitare questo scontro». Le ha dato man forte Ferrari: «Il 28enne era palesemente fuori controllo. Infatti, nonostante i colpi ricevuti, persiste nel perpetuare la sua reazione violenta nei loro confronti». La responsabilità di quanto accaduto viene attribuita alle continue provocazioni dei ticinesi. Il 26enne, colui che, lo ricordiamo, ha impugnato la mazza da baseball per sferrare i colpi alla vittima, «di fronte a una situazione di evidente tensione e paura è intervenuto in aiuto del suo amico cercando di dissuadere il 28enne a cessare i suoi atti di aggressività. Non ha mai preso in considerazione la possibilità di ferire o di ucciderlo». Dai certificati medici, ha aggiunto Cappa, emerge che il più grande tra le persone coinvolte «non si è mai trovato in pericolo di morte» e che dalla perizia non si può ricostruire con certezza la letalità dei colpi inflittigli. Al termine delle arringhe, i difensori hanno chiesto il proscioglimento dal reato principale e una pena massima di 30 mesi in favore di una sospensione (da stabilire) e della deduzione del carcere preventivo sofferto.

‘Non rissa ma pestaggio’

«Occorre rimettere la chiesa al centro del villaggio, altrimenti qui si stravolgono in modo assurdo le dinamiche», ha esordito Dafond, che tutela il 23enne. «Non ci sono prove che sia stato lui a istigare né che abbia partecipato in modo attivo alla rissa. Invocando la legittima difesa gli altri due hanno fatto di tutto pur di nascondere le proprie responsabilità penali». Per quanto riguarda la rissa, «ci vuole una partecipazione attiva e reciproca di almeno tre persone – ha precisato Alfier –. Ma di attivo da parte dei due ticinesi non c’è stato nulla. Qui si è trattato di un pestaggio». Stupita dalla requisitoria del pp che menzionava due fazioni opposte, l’avvocata sostiene che «l’aggressione è avvenuta unicamente da parte dei due ragazzi italoalbanesi». Oltre che per le due vittime, alla Corte è stato richiesto il proscioglimento dal reato in questione per tutti: «Non si è trattato di un’altercazione fisica reciproca».

Ai due ticinesi è stata contestata anche l’imputazione di danneggiamento per aver colpito la carrozzeria dell’auto sulla quale si trovavano gli altri imputati. Azione che secondo Cappa e Ferrari sarebbe stata la causa della parte più violenta della vicenda. «È colpa loro se oggi ci troviamo qui, hanno teso loro un agguato facendoli sentire in pericolo in un contesto che non conoscevano». Per Alfier e Dafond è impossibile quantificare il danno in quanto dopo essere rientrati in Italia i due giovani hanno fatto riparare l’auto – senza conservare la ricevuta – impedendo così gli accertamenti del caso. I quattro avvocati si sono calati anche nella parte di accusatori privati invocando indennizzi e risarcimenti a vario titolo, mettendosi gli uni contro gli altri.

Invocata la libertà

«Penso tutti i giorni a quella maledetta sera. Spero di poter avere una seconda possibilità: la libertà è la cosa più preziosa che abbiamo», ha espresso in conclusione il 26enne. Il giovane non ha mancato di chiedere scusa a tutti, compresi i due ticinesi seduti dietro di lui. Di scuse ha parlato anche l’avvocata Cappa, raccontando di quando il suo cliente ha scritto una lettera riappacificatrice alla vittima. Lettera che però è stata rispedita al mittente. «È una situazione surreale – ha detto in aula il 25enne – che si è sviluppata in così pochi secondi. Non è assolutamente questo quello che volevamo». La sentenza si terrà domani.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-02-11T08:00:00.0000000Z

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