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Auto d’epoca e milioni spariti, via al processo

Alla sbarra delle Assise criminali di Lugano un 55enne accusato di aver raggirato una ventina di clienti in una maxi-truffa da 20 milioni di franchi

Di Malva Cometta Leon

L’elenco delle accuse è corposo. La cifra malversata ultra milionaria. Protagonista del processo iniziato ieri alle Assise criminali di Lugano è un 55enne italiano residente nei Grigioni che, in qualità di gestore patrimoniale e di commerciante di auto d’epoca, avrebbe ingannato circa una ventina di clienti per una cifra complessiva di circa 20 milioni di franchi e un danno effettivo stimato attorno ai 15 milioni. I fatti sarebbero avvenuti non solo a Lugano e in Ticino ma anche in Italia, Francia, Albania e alle Bahamas, toccando città come Roma, Parigi e Saint Tropez, a testimonianza di un’attività che, secondo gli inquirenti, si estendeva ben oltre i confini svizzeri. Per lui, gli inquirenti che si sono divisi il lavoro data la complessità del caso, la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti e il procuratore generale Andrea Pagani, formuleranno domani la richiesta di pena. La presenza in aula, oltre alla Corte, degli assessori giurati, implica verosimilmente che la pena richiesta sarà superiore ai cinque anni. L’uomo, tuttora in carcere, nega tutto, dal primo all’ultimo addebito. Nel corso della requisitoria, i procuratori sono scesi nel dettaglio delle numerose imputazioni, ricostruendo punto per punto un presunto sistema di malversazioni durato quasi un decennio e caratterizzato, a loro dire, da modalità truffaldine ripetute nel tempo. Dal canto suo, l’imputato – detenuto dall’agosto 2024 – ha ribadito di contestare integralmente tutti i reati, affermando inoltre di continuare, per quanto possibile, a fare consulenze e a gestire la propria attività anche dal carcere.

Il modus operandi contestato

Dall’atto d’accusa, lungo una cinquantina di pagine, emerge come l’imputato avrebbe orchestrato per anni un sistema illecito attraverso una sua società attiva nel noleggio e nella vendita di auto d’epoca, convincendo i propri clienti a investire ingenti somme che, invece di essere gestite secondo gli accordi, sarebbero state dirottate verso interessi personali o comunque estranei ai mandati ricevuti. Secondo l’accusa, avrebbe fatto sottoscrivere obbligazioni emesse dalla stessa società, utilizzando anche un fondo per investire per conto dei clienti senza rispettare i doveri di diligenza e trasparenza richiesti, contribuendo a perdite stimate in oltre 13,6 milioni di euro. Nel complesso, si sarebbe appropriato indebitamente dei fondi e avrebbe messo in atto operazioni volte a occultarne l’origine, anche attraverso passaggi finanziari ritenuti opachi. Per questo, l’uomo è accusato di truffa per mestiere; appropriazione indebita; amministrazione infedele; riciclaggio di denaro; truffa processuale; falsità in documenti; frode fiscale; abuso delle targhe; contravvenzione alla Legge federale concernente i crediti Covid. Come detto, la lista è lunga, ma per il 55enne andrebbe respinta nella sua interezza: secondo la sua versione, infatti, i bonifici e gli investimenti di cui si è occupato sarebbero stati effettuati con il consenso dei clienti e nell’ambito di normali operazioni finanziarie.

‘Il suo atteggiamento ha allungato l’inchiesta’

L’accusa però non ci sta. «Ha fatto della menzogna il suo stile di vita – ha affermato Pagani –, malversando a destra e manca con un’incredibile disinvoltura e un’imbattibile costanza. Il tutto senza un briciolo di ravvedimento». Durante la fase interrogatoria, dall’uomo non sarebbero mai giunte scuse, ma piuttosto giustificazioni volte a fornire una propria versione dei fatti, ritenuta dagli inquirenti in più occasioni illogica, contraddittoria e priva di fondamento. «Si è approfittato della fiducia che i suoi clienti riponevano in lui: l’essenza del suo operato è stata millantare cose non vere», ha aggiunto il procuratore generale.

Secondo Rigamonti e Pagani, il 55enne «non ha mai collaborato; si è inventato scuse assurde negando pure l’evidenza. Il suo atteggiamento ha esclusivamente portato ad allungare l’inchiesta». Indagine che «nasce per la tipologia di illeciti che spesso si vedono in quest’aula ma che poi ha preso strade più tortuose», ha precisato la procuratrice pubblica, sottolineando la complessità di un caso sviluppatosi nel tempo e su più giurisdizioni.

In aula presenti anche gli avvocati degli accusatori privati. Oggi, dinnanzi alla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, toccherà a loro prendere la parola, prima dell’intervento della difesa, affidata all’avvocato David Simoni. Arringa che si prospetta tesa verso varie richieste di proscioglimento.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-04-14T07:00:00.0000000Z

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