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Caso Bally e gli effetti politico-sociali

Un atto parlamentare sollecita il Consiglio di Stato su eventuali misure per scongiurare che una ditta finisca in moratoria con venti milioni di debiti

Di Alfonso Reggiani

Il caso Bally assume una dimensione politica. Non ha suscitato soltanto sconcerto tra i lavoratori e nell’opinione pubblica la crisi dell’azienda di Caslano, che potrebbe chiudere definitivamente e licenziare anche il centinaio di impiegati rimasti attivi nel settore amministrativo, dopo aver trasferito la ragione sociale nel Canton Zugo e dopo aver promesso un piano sociale ai 27 dipendenti lasciati a casa per la fine del prossimo mese di agosto. I deputati in Gran Consiglio Claudio Isabella (Il Centro) ed Evaristo Roncelli (Avanti con Ticino & Lavoro) hanno presentato un’interrogazione al Consiglio di Stato.

‘Operazioni societarie, più trasparenza’

Di fronte alla messa in moratoria concordataria della società (nel Canton Zugo) e soprattutto alla concreta possibilità che la ventina di milioni di franchi di debiti che ha accumulato vengano scaricati sulla collettività, l’atto parlamentare chiede se il governo cantonale disponga una stima dell’impatto potenziale della crisi sugli strumenti pubblici o para-pubblici, in particolare sull’indennità per insolvenza, sull’assicurazione contro la disoccupazione, sulle misure di ricollocamento e sulla perdita di gettito fiscale. Inoltre, per i firmatari il tessuto economico locale andrebbe tutelato e occorrerebbe introdurre maggiore trasparenza delle operazioni societarie nonostante le numerose sollecitazioni dei rappresentanti dei lavoratori e delle parti sociali. La situazione in cui si trova l’azienda che ha preso sede a Caslano circa 25 anni fa solleva una serie di questioni che vanno oltre le sue particolari condizioni, La proprietà è cambiata di frequente negli ultimi anni e questo ha contribuito ad allontanare progressivamente l’impresa dal territorio ticinese e dalla sua vocazione industriale originaria.

Cambio di governance e sradicamento

Il fatto che sia finita “sotto il controllo di investitori finanziari il cui modello di governance appare maggiormente orientato alla valorizzazione degli asset e agli obiettivi di rendimento rispetto a una prospettiva di sviluppo industriale radicata nel territorio” pone altri interrogativi, si legge nell’interrogazione, secondo la quale “questo cambiamento di governance sembra aver coinciso con un crescente scollamento tra le decisioni strategiche e gli interessi economici e occupazionali del territorio”. Tanto che nel corso delle trattative con le parti sociali, sono emerse difficoltà nell’individuare i responsabili delle decisioni all’interno del gruppo. I legittimi dubbi sulla capacità dell’azienda di far fronte agli impegni assunti, non solo nei confronti dei lavoratori, che dovranno ricorrere all’indennità per insolvenza e alla disoccupazione, rischiano di generare ripercussioni rilevanti non solo a livello locale. I deputati sono preoccupati anche della filiera economica: “L’accumulo di debiti verso fornitori, artigiani e partner locali potrebbe innescare effetti a catena sull’indotto, mettendo in difficoltà numerose piccole e medie imprese e generando tensioni sulla liquidità del sistema economico cantonale”.

Muovono da queste considerazioni le altre domande poste da Isabella e Roncelli al Consiglio

di Stato, a cominciare da quelle che chiedono se ci siano enti pubblici e para-pubblici tra i creditori dell’azienda o di società collegate allo stesso gruppo, se negli ultimi anni la ditta e le società del gruppo abbiano beneficiato di contributi pubblici, incentivi economici, misure di sostegno all’occupazione, agevolazioni fiscali o altri strumenti di sostegno cantonali o comunali. Qualora fosse il caso, tali enti parteciperanno “attivamente alla procedura concordataria e, se del caso, fallimentare, anche allo scopo di tutelare l’interesse pubblico, di consentire il corretto svolgimento della procedura e di favorire l’accertamento di eventuali responsabilità da parte delle autorità competenti?”

Come evitare altri casi del genere

Al Consiglio di Stato viene chiesto pure se “vi siano elementi tali da giustificare approfondimenti presso le autorità competenti in materia concordataria, in particolare sotto il profilo della responsabilità degli organi, della tutela dei creditori e del rispetto degli obblighi assunti e se la situazione funesta in cui si trova l’azienda possa riprodursi in settori o aziende economicamente rilevanti”. L’interrogazione mira a scongiurare che possa ripetersi un altro caso Bally, ossia che “crisi generate da dinamiche aziendali e finanziarie non si traducano in costi economici e sociali a carico della collettività”. Pertanto, scrivono i deputati “appare fondamentale comprendere se e in quale misura il sistema pubblico sia esposto in questa situazione e in un ulteriore indebolimento della piazza economica cantonale”. Di conseguenza, il governo cantonale viene sollecitato dall’interrogazione in merito a possibili misure da adottare per evitare che altri casi del genere possano ripetersi, in particolare in presenza di proprietà estere non legate al territorio: “Esistono strumenti o politiche per rafforzare il monitoraggio pubblico o la tutela di aziende rilevanti per il territorio? Qual è la valutazione del Governo rispetto ai rischi di effetti a catena sulla filiera economica locale (artigiani, Pmi, fornitori)? Il Consiglio di Stato dispone di una stima del numero di imprese ticinesi potenzialmente esposte nei confronti di Bally e dell’ammontare complessivo dei crediti a rischio? Sono possibili misure preventive o di sostegno per le realtà eventualmente colpite?”

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-06-25T07:00:00.0000000Z

2026-06-25T07:00:00.0000000Z

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