Deposito macchinisti, si temono altri tagli
Il Comitato contro lo smantellamento convoca un’assemblea pubblica per contestare gli ulteriori tagli previsti dalle Ffs. ‘Arrivano segnali preoccupanti’
Di Daniela Carugati
Il rischio per il servizio è concreto. In attesa delle scelte delle Ffs sui carri singoli, il Comitato contro lo smantellamento di Cargo è pronto a mobilitarsi e fa appello alla cittadina.
A tempo debito. L’autunno scorso le Ffs lo avevano fatto capire: sul numero di posti di lavoro toccati da un’ulteriore riorganizzazione del traffico merci ci si sarebbe sbilanciati una volta noti i dati dei volumi trasportati nel primo trimestre di quest’anno. E a quanto pare si è arrivati al dunque. Martedì 19 maggio, la mattina i vertici Ffs in una conferenza stampa a Bellinzona aggiorneranno sullo stato dell’arte del servizio a carri isolati. E c’è chi, come l’Mps, teme verrà annunciata pure la chiusura del deposito macchinisti di Chiasso. Sin qui si è tergiversato e trattato con i sindacati, ma era chiaro che la struttura cittadina, assieme a quelle di Buchs e Briga, erano già finite sulla ‘lista nera’. Per chi respira la quotidianità tra le rotaie il rischio di una cessazione dell’attività è concreta. Le avvisaglie, insomma, non promettono nulla di buono per il mercato del lavoro locale. Ora non resta che attendere le comunicazioni ufficiali. Il Comitato contro lo smantellamento di Ffs Cargo, comunque, è già pronto a mobilitarsi. Dopo un 2025 di lotte scaturito dalla scelta delle Ferrovie di abbandonare i terminali di Cadenazzo e Vedeggio – scelta costata una quarantina di impieghi –, si è determinati a mettersi ancora di traverso alle possibili nuove misure. Se la scure dovesse abbattersi su Chiasso, a essere toccati sarebbero, infatti, altri 18 ferrovieri.
Appello alla popolazione
Così si è deciso di lanciare un appello diretto alla popolazione locale e di promuovere, la stessa sera di martedì, un’assemblea pubblica – l’appuntamento è alle 20.30 – al Cinema Teatro cittadino. E all’incontro, ci conferma da noi contattato, ci sarà anche il sindaco Bruno Arrigoni. Sarà l’occasione, fa sapere il Comitato in un volantino, per condividere “un momento di solidarietà concreta con le lavoratrici e i lavoratori delle Ffs” e per “discutere insieme quali forme di mobilitazione e di lotta mettere immediatamente in campo”. L’anno scorso essere scesi in piazza e aver allestito dei presidi, si ricorda, aveva permesso di raccogliere il sostegno popolare e di registrare la presa di posizione chiara di Gran Consiglio e Consiglio di Stato. Il messaggio in quei giorni era stato deciso: dire basta allo smantellamento di Cargo e alla rinuncia di posti di lavoro in Ticino. Ormai quella che si sta registrando al di qua del Gottardo è una vera e propria emorragia occupazionale. Da anni, richiama il Comitato, “il nostro territorio viene ridotto a semplice corridoio ferroviario, mentre posti di lavoro, competenze e funzioni strategiche vengono sistematicamente trasferiti oltre Gottardo”. Una realtà alla quale, però, non ci si vuole arrendere. Per questo cantone, commenta l’Mps in una nota, “si tratta di un colpo durissimo” e al contempo dell’“ennesima tappa di un preciso progetto politico: quello della liberalizzazione e privatizzazione del trasporto merci ferroviario”, che penalizza in particolare le regioni periferiche.
Il rischio ‘spirale’
Dopo l’operazione messa in campo nel 2025 attorno a Ffs Cargo e al traffico combinato, a questo giro incombe il progetto Genesis, pianificato a tappe da qui al 2030 su scala nazionale con l’intento di decurtare almeno 400 posti di lavoro. I possibili provvedimenti paventati per il deposito macchinisti di Chiasso rientrerebbero in questa scia e agli occhi del Comitato nell’ambito della riorganizzazione della rete dei carri singoli potrebbero interessare pure altri siti e altre figure professionali, come il personale di manovra. «Come già prefigurato nei mesi scorsi, temevamo si potesse entrare in una spirale: ed è ciò che è avvenuto – annota Thomas Giedemann, segretario sindacale del Sev –. Non solo, le prospettive sono peggiori del previsto. Il taglio di servizi e l’aumento dei prezzi stanno allontanando i clienti, anche quelli maggiori: segnali molto preoccupanti che fanno temere per il futuro di Ffs Cargo».
‘Occorre farsi sentire’
Ecco perché, esorta l’Mps, occorre non far passare sotto silenzio quanto sta accadendo al deposito macchinisti di Chiasso e bisogna reagire. Anzi, “è necessario costruire un fronte di opposizione largo e combattivo contro questo nuovo smantellamento del servizio pubblico federale in Ticino”, unendo le forze di lavoratori, sindacati, cittadinanza e gruppi politici in una “mobilitazione reale”; rilanciando “una politica di vera decentralizzazione delle attività delle Ffs, facendo leva anche sulle competenze presenti in Ticino, a partire dai poli universitari e di ricerca”.
Una strategia che disorienta
A disorientare, d’altra parte, opinione pubblica e autorità locale è, in un certo senso, lo ‘strabismo’ strategico delle Ffs. Da un lato si investe, si amplia, si potenzia; dall’altro si taglia, ridimensiona, ci si disimpegna sul piano occupazionale. L’ultimo esempio di ‘rilancio’ è la domanda di costruzione depositata nei giorni scorsi dalle Ferrovie a Chiasso. Nei piani è prevista, in effetti, la ristrutturazione interna dell’ala sud del fabbricato viaggiatori della stazione che ospita le Dogane svizzera e italiana. L’edificio, di grande pregio architettonico, storico e urbanistico, è già stato al centro di un intervento di riqualifica generale che si è concluso nel 2025. Oggi sul tavolo vi è un investimento di 3 milioni di franchi che si prefigge di razionalizzare alcune aree, così da svincolare talune superfici che, si legge nella relazione tecnica, “saranno adibite in futuro a spazi commerciali e/o amministrativi”. E questa non è che una delle operazioni effettuate sullo scalo cittadino negli ultimi anni. Di controcanto si è ridotto, via via, il personale. Tanto che sta riaffiorando il timore che, alla fine, verrà toccata anche l’officina di Chiasso; nonostante le ripetute rassicurazioni delle Ffs. «Al momento – fa notare il sindaco Bruno
Arrigoni – è difficile capire in che direzione stanno andando le Ferrovie. Investire è un fattore di sicuro positivo, ma appare in contraddizione con lo smantellamento di Cargo. Un’altra scelta che lascia perplessi è poi l’intervento previsto alla stazione di Melide (si parla di oltre 90 milioni). Si realizzeranno binari di sosta per i treni a lunga percorrenza; eppure la Confederazione ha deciso di potenziare i collegamenti con Chiasso e l’infrastruttura qui non manca. Il messaggio che passa, insomma, è negativo».
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