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Danni ai vigneti, Vitta: ‘Un aiuto è possibile’

Il direttore del Dfe visita le vigne colpite dalla grandine nella regione: il Cantone raccoglie i dati e valuta come poter attenuare i danni non assicurati

Di Malva Cometta Leon

Le ferite causate dalla tempesta di ghiaccio di martedì scorso sono ancora aperte per agricoltori e viticoltori del Mendrisiotto. Quindici minuti sono bastati per cancellare mesi di lavoro nei vigneti della regione. Tralci spezzati, raccolti compromessi e ora le aziende guardano alla prossima stagione con inevitabile preoccupazione. Il conto della grandine non è ancora definitivo, ma per alcuni viticoltori è già pesantissimo: le perdite stimate arrivano fino al 100% della produzione. A pochi giorni dalla supercella temporalesca, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (Dfe) Christian Vitta ha visitato le aziende colpite insieme alla Sezione dell’agricoltura e a Federviti, aprendo una finestra di dialogo. Il Cantone è ora chiamato a valutare la situazione e gli strumenti di sostegno possibili. A Coldrerio, Castel San Pietro e Morbio Inferiore si concentrano alcuni dei vitivinicoltori maggiormente colpiti. Per i produttori presenti alla visita i danni sono ingenti e onerosi: le percentuali stimate variano dal 30-40% fino al 100%. «Di fronte a eventi di questo tipo – ha commentato Vitta – c’è un sentimento di sconforto: sono ore e ore di lavoro che svaniscono nel giro di dieci minuti». Allo stesso tempo, «ho visto negli occhi delle persone incontrate oggi la volontà di ripartire e di guardare avanti».

Per l’azienda agricola Edy Petraglio, per esempio, il danno stimato si aggira tra l’80 e il 90% della produzione. La tempesta ha colpito duramente anche le strutture aziendali, provocando danni al magazzino e rompendo diversi vetri. «Una grandinata di questa portata non l’avevamo mai vista», spiega Edy Petraglio. La speranza è di riuscire a salvare una parte minima del raccolto: «Quest’anno sarà già tanto riuscire a ottenere il 10-20 per cento della produzione». La preoccupazione maggiore, però, riguarda il futuro. La violenza della grandine ha infatti compromesso i tralci e le piante, con possibili conseguenze anche sulla prossima stagione. «Una vite impiega almeno due anni per recuperare la vigoria che aveva prima dell’evento e le mie sono state fortemente compromesse». Il colpo, secondo Petraglio, è arrivato in un momento particolarmente favorevole per il settore: «Negli anni scorsi le stagioni non erano state ottimali, mentre quest’anno la primavera è stata umida al punto giusto e la fioritura molto soddisfacente. Sembrava l’annata giusta per compensare le difficoltà passate. Poi è arrivata la grandine». Petraglio sottolinea che «sarebbe importante avere un sostegno finanziario per ricominciare».

La situazione dell’azienda La Costa appare meno grave, anche se il danno resta significativo. «Come viticoltore – spiega Giovanni Capoferri – sono stato toccato meno rispetto ad altri, ma stimiamo comunque una perdita attorno al 40 per cento della produzione di uva. I dati precisi arriveranno più avanti, anche perché bisognerà osservare l’evoluzione della vegetazione». Dello stesso parere Daniele Fumagalli, Caposezione agricoltura. «Stiamo osservando situazioni diverse a seconda della zona e dell’intensità della grandinata. In alcuni casi sono state danneggiate anche parti della pianta più alla base: questo significa che la vite dovrà ricostruire la vegetazione persa partendo da parti più vecchie della pianta. Non basterà quindi recuperare i tralci cresciuti nell’ultimo anno: in alcuni casi sarà necessario far ripartire la crescita da strutture sviluppate negli ultimi due o tre anni, allungando i tempi di recupero». Il livello del danno dipende da diversi fattori: «Dalla presenza o meno delle reti antigrandine, dalla forza della grandinata e dalla posizione del vigneto». Con il passare del tempo sarà possibile valutare meglio la capacità di reazione delle piante. Sul fronte tecnico, la Sezione dell’agricoltura del Cantone è attiva già dalle ore successive all’evento. «Siamo rimasti in contatto telefonico con i viticoltori e abbiamo iniziato a effettuare i primi sopralluoghi», spiega Fumagalli. Ai viticoltori sono stati forniti anche alcuni consigli pratici per affrontare la fase successiva all’evento. «Abbiamo consigliato di non intervenire con potature drastiche nell’immediato, anche se di fronte a danni di questa portata la prima reazione può essere quella di eliminare le parti compromesse. È invece importante attendere e osservare come la pianta reagisce». Inoltre, «abbiamo raccomandato di anticipare alcuni trattamenti, perché la nuova vegetazione che crescerà sarà particolarmente tenera e quindi più attrattiva anche per alcuni insetti, come la Popillia japonica, il coleottero giapponese», ha concluso il caposezione.

‘Sostegno alla liquidità o alle infrastrutture’

Al momento, ha informato il direttore del Dfe, «non disponiamo ancora di un bilancio complessivo dei danni, ma abbiamo definito i prossimi passi da intraprendere». La Sezione dell’agricoltura, per esempio, «potrà fungere da tramite con il mondo assicurativo, perché è evidente che anch’esso dovrà fare la sua parte. Dal canto nostro, attraverso la legge sull’agricoltura, abbiamo la possibilità di intervenire per attenuare l’impatto dei danni non coperti da assicurazione». Gli strumenti previsti dalla legge sono «ad esempio possibili misure a sostegno della liquidità o interventi legati alle infrastrutture». Sul tema degli eventuali aiuti, Vitta ha spiegato che il Cantone sta ancora raccogliendo i dati. «È prematuro oggi parlare di cifre o fare valutazioni definitive. Attraverso la legge sull’agricoltura abbiamo però la possibilità di intervenire per attenuare l’impatto dei danni non coperti da assicurazione». Tra gli strumenti possibili, ha citato appunto anche interventi sulla liquidità e sulle infrastrutture. Sul tema si stanno attivando anche le varie assicurazioni, tra cui la Vaudoise che ha creato un’unità di perizia mobile.

L’evento riapre però una riflessione più ampia sul futuro della viticoltura e sulla necessità di prepararsi a fenomeni meteorologici sempre più estremi. Per Vitta, «bisognerà valutare se vi siano ambiti nei quali è necessario un adeguamento o un perfezionamento della legislazione. Saranno riflessioni da fare anche alla luce di quanto sta accadendo e delle esperienze che il settore sta maturando». L’appello emerso durante l’incontro: consumare prodotti ticinesi «è un gesto concreto che tutti possiamo compiere e rappresenta un aiuto indiretto per chi, in questo momento, è stato colpito duramente».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-06-16T07:00:00.0000000Z

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