‘Ha agito con furia cieca’, chiesti 9 anni
Iniziato il processo al 53enne accusato del duplice tentato omicidio avvenuto in un posteggio nel settembre 2025. L’uomo nega i reati principali
Di Prisca Colombini
«Non ho raggiunto quel parcheggio di Gravesano con l’idea di ammazzare». Nega le accuse di ripetuto tentato omicidio intenzionale e lesioni semplici qualificate il 53enne italiano a processo davanti alla Corte delle Assise Criminali per rispondere dei fatti avvenuti il 22 settembre scorso. Quella sera l’uomo ha dapprima aggredito il nuovo compagno della moglie e in seguito il fratello di quest’ultima, che a sua volta lo ha accoltellato. Il 53enne ha per contro ammesso i reati di coazione, minaccia, ingiuria, ascolto e registrazione di conversazioni estranee e abuso di impianti di telecomunicazioni. «Volevo che per una volta mia moglie fosse sincera: lo negava, ma andava a letto con lui da anni – ha spiegato l’imputato –. Non avrei mai toccato la madre dei miei figli, l’amore della mia vita». La procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, per la quale «l’imputato ha fatto di tutto per scovare la ex moglie e il suo amante e sfogare la sua rabbia frutto di mesi e mesi di atti persecutori», ha proposto una condanna a 9 anni di detenzione e 15 anni di espulsione dalla Svizzera. Il dibattimento riprenderà questa mattina con l’arringa difensiva dell’avvocato Olivier Ferrari. La Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (a latere Renata Loss Campana ed Emilie Mordasini) e composta anche dagli assessori giurati, si riunirà poi in Camera di consiglio.
Tutto si è svolto in 6 minuti
I fatti di quella sera, come indicato dall’atto d’accusa, si sono svolti tra le 20.07 e le 20.13, al termine di una giornata di ripetuti messaggi scritti e vocali con minacce all’ex moglie, al fratello e al nuovo compagno. Grazie al GPS installato sull’auto all’insaputa della moglie, l’imputato ha notato che la donna si trovava in un posteggio di Gravesano e l’ha raggiunta. «Pensavo si dovesse incontrare con il nuovo compagno e che stessero consumando – ha detto l’imputato –. Volevo beccarli e mettere la mia ex moglie con le spalle al muro, facendole dire davanti a lui se voleva tornare con me o stare con lui. Perché a me diceva che ero importante per lei; mentre a lui diceva che ero io a non volere accettare la separazione». Notato il compagno della donna, il 53enne si è diretto verso di lui e lo ha aggredito con un numero imprecisato di pugni, almeno 6 o 7, al volto, al collo e allo zigomo. «Non so chi ha iniziato per primo – ha sottolineato l’imputato –. Ce le siamo date». L’uomo ha risposto con un unico pugno al volto che ha fatto cadere l’imputato. Dopo l’intervento della donna, che ha invitato il compagno a scappare e chiamare la polizia, l’imputato si è diretto verso la sua auto per prendere un bastone di legno della lunghezza di un metro («dovevo costruire un tavolino e l’ho dimenticato in auto») e si è voltato alla ricerca del suo antagonista che, però, si è allontanato in auto «passando su un’aiuola». In quel momento è iniziato il secondo episodio, che ha coinvolto il cognato. Come indicato sull’atto d’accusa, inizialmente il 53enne ha mosso il bastone alzato e lo ha colpito con calci alle gambe e pugni in volto, in seguito anche colpendolo con il bastone due volte in volto, causandogli importanti fratture. Il cognato ha estratto dalla tasca un coltello della lunghezza di 8 centimetri e lo ha colpito tre volte al fianco sinistro. «All’inizio pensavo fossero pugni e non coltellate. Me ne sono accorto solo quando la mia ex moglie mi ha detto che stavo sanguinando». Il cognato, oggi a piede libero, è stato fermato sul posto. Dopo una settimana le manette sono scattate anche per l’imputato.
‘O con me o contro di me’
«O con me o contro di me». Così la procuratrice pubblica ha riassunto il comportamento dell’imputato, «lontano dall’accettazione del tradimento e gravemente accecato dalla rabbia e dalla frustrazione». A quasi un anno dai fatti «sarebbe stato di sollievo dire che ha capito, ma purtroppo l’impressione è un’altra. Continuare a sostenere che la moglie ha creato in lui un mostro lascia poco spazio alla piena assunzione di responsabilità». La rappresentante dell’accusa ha prodotto in aula quattro telefonate registrate in carcere dove, ancora il mese scorso, ha incolpato la moglie per la situazione. Per l’accusa «l’azione è stata compiuta con dolo diretto: il bastone è stato riposto in auto almeno due giorni prima per usarlo contro il compagno dell’ex moglie alla prima occasione utile. Quella sera era fuori controllo, in preda a una furia cieca e inarrestabile». A questo, ha aggiunto Canonica Alexakis definendo «molto grave» la colpa dell’imputato, si aggiungono «la concretezza del gesto e l’escalation delle minacce che ha portato all’invio di 21 messaggi minatori il giorno dei fatti. Non si era affatto calmato e non aveva minimamente accettato la relazione tra i due».
Le richieste delle vittime
Intervenendo a nome dell’ex cognato, che si è costituito accusatore privato, l’avvocato Demetra Giovanettina ha presentato una richiesta di torto morale di 5mila franchi. «Siamo qui a parlare di una storia che sembrava qualcosa e si è rivelata altro», ha detto la legale. Anche il nuovo compagno dell’ex moglie, presente in aula, si è costituito accusatore privato e ha chiesto il pagamento delle sue spese legali, oltre a un simbolico torto morale di un franco. «Vuole solo poter vivere la sua vita in pace – sono state le parole dell’avvocato Mario Branda –. La linea di pensiero e il modello comportamentale che fanno da sfondo a questa vicenda, sviluppatasi in un quadro familiare dove l’idea di fondo era quella che il conflitto si potesse gestire, parlano di rapporti di potere, controllo della propria compagna, possesso e dominio. Lo dicono la quantità di cimici posizionate ovunque nell’appartamento e sull’automobile della donna per assicurarsi il controllo assoluto».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-08-27T07:00:00.0000000Z
2026-08-27T07:00:00.0000000Z
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