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Lido San Domenico, scatta la petizione per tutelarlo

Nuova mobilitazione a tutela dell’identità del luogo, dopo quella che due anni fa con 6’000 firme ha consentito di prolungare la gestione attuale

Di Dino Stevanovic

Al via la raccolta firme per chiedere al Municipio di annullare il concorso per investitori e mantenere solo quello per la gerenza, allo scopo di garantire continuità all’identità attuale. (Ri)monta la preoccupazione per il futuro del Lido San Domenico. Assieme all’estate, anche l’attuale gestione dello stabilimento balneare luganese – situato a Castagnola, lungo il sentiero di Gandria, e noto negli ultimi anni anche come ‘LSD’ – è agli sgoccioli. E poi? Per ora, mistero. Ma i due concorsi indetti dal Municipio e pubblicati ieri interrogano sulla reale volontà dell’Esecutivo di mantenerne l’identità. E così riprende la mobilitazione e viene lanciata una petizione: ‘Salviamo il Lido San Domenico’. Una battaglia già combattuta due anni fa, che grazie a circa 6’000 firme è stata vinta, portando Palazzo civico a decidere per il rinnovo ai gerenti attuali per altri due anni.

Il successo del progetto LSD

Il Lido da tanti anni ha una vocazione quasi bohémienne nel panorama cittadino e forse ticinese in generale, complice anche un’accessibilità volutamente limitata che contribuisce a caratterizzarlo. Quest’identità si è ulteriormente rafforzata negli ultimi anni, sotto la gestione della Hofmann Sagl. Una società a conduzione famigliare, Sara e Nicolò sono anche coppia nella vita, che in dieci anni ha dato vita al progetto ‘LSD’: non solo tuffi, nuotate e sole, ma anche tante attività. Concerti, lezioni di yoga e altre discipline, aperitivi e feste, letture e incontri, lo hanno trasformato in uno dei luoghi aggregativi più amati dai luganesi. Soprattutto da coloro che cercano un’offerta un po’ diversa dall’omologazione. Una formula di successo che ha contribuito all’imponente mobilitazione del 2024, quando a sottoscrivere la petizione sono scesi in campo anche nomi di grande peso come l’ex consigliere federale Alain Berset e l’artista Daniele Finzi Pasca.

Diventerà un esercizio con 60 posti

Oggi questo scenario potrebbe ripetersi. Il mandato degli Hofmann scade a fine novembre e, come anticipato da ‘laRegione’ a metà luglio, il Municipio ha optato per una formula curiosa: sono stati stilati due distinti concorsi, entrambi aperti fino al 9 ottobre. Uno soltanto per la gestione, continuando – ma a condizioni diverse – la tipologia di conduzione attuale. L’altro concorso invece prevede non solo la gestione, ma anche la ristrutturazione dell’esercizio pubblico. Sì, perché all’origine di tutte le polemiche c’è la necessità di adeguare il Lido alle norme della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear), entrata in vigore nel giugno del 2023. Una necessità dettata dalla decisione dell’Esecutivo di trasformare la struttura in esercizio pubblico con cucina, rispetto alla buvette attuale. Tradotto: capacità per sessanta posti a sedere, senza il limite d’orario dello stabilimento balneare per le consumazioni.

‘Logiche puramente commerciali’

L’opzione dei due concorsi tuttavia non convince tutti e un comitato dall’eloquente nome ‘Risanare sì, snaturare no’ si è già attivato avviando una petizione online. “In questa doppia opzione – si legge – si palesa il rischio concreto di una metamorfosi che potrebbe snaturare un’oasi di pace, affidando a logiche puramente commerciali un patrimonio sociale e ambientale unico e indebolendo la tutela della funzione pubblica di questo luogo”. A preoccupare sono in particolare alcune condizioni del concorso aperto agli investitori. Mentre la locazione per i soli gerenti è fissata in tre anni raddoppiabili, quella per chi si propone di fare i lavori ha un termine ben più lungo: dieci anni. Si chiede pertanto al Municipio di rinunciare a questa via, mantenendo solamente il concorso per la gerenza, che comporterebbe una spesa stimata in circa 250’000 franchi per i lavori a carico del Comune.

‘Ci voleva il criterio aggregativo’

Altro aspetto ritenuto controverso è il territorio: “Il Lido è inserito in un ecosistema delicatissimo legato al Sentiero di Gandria – si ricorda –. Una ristorazione intensiva e annuale è incompatibile”. Infine, la componente sociale: “Lugano soffre di una cronica mancanza di spazi di aggregazione, soprattutto per i giovani. Con i futuri lavori al Lido Riva Caccia, se il San Domenico viene snaturato, la cittadinanza perderà l’ultimo presidio lacustre popolare”. E proprio il fatto che si sia deciso di non inserire criteri legati all’aggregazione, punto anch’esso richiesto dalla petizione, è stato motivo di discussione in Municipio. «Ho chiesto invano ai colleghi di inserire criteri per le attività aggregative, musicali e culturali svolte attualmente dopo la balneazione e alla base del successo dell’LSD – ci dice il capodicastero Immobili Raoul Ghisletta –. Il percorso scelto conferma i timori espressi dalla petizione del 2024, ossia che si voglia cancellare l’esperienza attuale».

Nel concorso per la gestione il criterio più ‘pesante’, conta per il 30%, è il canone di locazione offerto (almeno 15’000 franchi annui), seguito in ordine d’importanza decrescente da esperienza nel settore (punteggi più alti per chi ha lavorato in contesti simili all’LSD in Ticino), tipologia di menù proposto (economicamente sostenibile e legato al territorio), conoscenza della realtà locale e referenze. Per quanto riguarda il bando per investitori, a pesare è soprattutto il progetto di ristrutturazione (25%), seguito da esperienza, menù, referenze, conoscenza della realtà locale, solidità economica, e infine canone offerto (che in questo caso deve essere almeno di 1’000 franchi, ma conta solo per il 5%). Per Ghisletta, invece, in entrambi i bandi il presupposto della programmazione avrebbe dovuto pesare almeno un 25%. Particolarità dei due concorsi è che uno ‘annulla’ l’altro: il Municipio deciderà quale delle due strade percorrere, sulla base della qualità delle offerte ricevute e dell’interesse pubblico.

‘Difficile da valutare’

Tuttavia, il rischio che l’assenza di qualsiasi criterio relativo alle attività aggregative porti a scegliere soltanto sulla base di logiche finanziarie, c’è. Come mai non si è voluto inserire questo requisito? «Sarebbe stato complicato giudicare una clausola come quella – spiega il capodicastero Sport, Roberto Badaracco –. Qualcuno avrebbe potuto presentare un programma molto bello, ma chi ci avrebbe garantito che sarebbe stato rispettato?». Sarebbe stato un impegno però. «Sì, sulla carta. Ma chi l’avrebbe poi controllato? Ritengo che vada mantenuta l’identità ‘casereccia’ attuale del Lido. Ma nella pratica credo che sarebbe stato complicato inserire nel bando questo aspetto in maniera oggettiva, che sicuramente verrà valutato. Siamo coscienti che sia diventato un luogo con un forte seguito».

Ps sulle barricate

E in linea con il proprio municipale, anche la sezione cittadina del Ps si schiera a favore della petizione: “Non siamo disposti ad accettare che il Municipio trasformi l’LSD nell’ennesimo salotto di Lugano”. Il rischio è che diventi “l’ennesimo spazio esclusivo”. “Questa logica mercantile, che pensa solo alla redditività, è quella a cui la Carta della Gerra, sottoscritta da oltre 700 realtà e persone attive nella cultura indipendente ticinese, si oppone e chiede da tempo di superare, integrando nei criteri di assegnazione degli spazi pubblici il valore culturale e aggregativo delle attività che vi si svolgono”. Viceversa, si ignora l’apprezzata identità dell’LSD, “gettando alle ortiche questa esperienza nata dal basso e la comunità che l’ha scelta e consolidata”.

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