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Una perizia psichiatrica per il giovane parricida

Il giudice delle indagini preliminari Marcello Buffa del Tribunale di Varese ha disposto una perizia psichiatrica per accertare se il 25enne di Lugano fosse capace di intendere e di volere la sera del 6 luglio 2025 a Luino, quando nella casa della madre, con una coltellata al cuore, ha causato la morte del padre adottivo, 57 anni, noto manager di un gruppo assicurativo svizzero, impegnato a favore dei migranti, così come l’ex moglie, un’avvocata attiva in uno studio legale luganese. La decisione del gip è stata presa in sede di incidente probatorio su richiesta del difensore, l’avvocato milanese Eugenio Losco, che in passato aveva già avuto occasione di assistere il 25enne, adottato quando era ancora in fasce, così come due fratelli gemelli di due anni più giovani.

A sette mesi dal delitto il percorso giudiziario del 25enne, accusato di omicidio volontario aggravato dal grado di parentela con la vittima, arriva a un passaggio cruciale. L’incarico di effettuare la perizia psichiatrica sarà affidato questo giovedì. L’esito dell’accertamento tecnico terzo si conoscerà non prima di tre mesi. La decisione di ricorrere a uno psichiatra arriva dopo che le consulenze di parte – dell’accusa e della difesa – sono arrivate a letture diametralmente opposte sull’imputabilità del giovane. L’avvocato Eugenio Fosco sostiene, infatti, che il suo assistito non sia processabile, mentre per il pm Carlo Enea Parodi, sostituto della Procura di Varese, il 25enne può stare in giudizio e deve affrontare il processo. Le conclusioni del consulente del gip Marcello Buffa, una volta conosciute, saranno discusse nel contraddittorio tra le parti. L’approfondimento tecnico terzo verrà cristallizzato come prova, in grado di incidere sull’iter processuale: qualora dovesse emergere un vizio totale di mente del 25enne, l’epilogo potrebbe essere l’assoluzione per non imputabilità già da parte del gip Marcello Buffa. Per quanto è dato sapere – c’è molto riserbo su questa tragica vicenda – gli esami tossicologici avrebbero escluso che il giovane parricida fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti nel momento in cui ha ucciso il padre adottivo. Quel giorno il manager luganese era andato a trovare l’ex moglie con due figli. Il movente del tragico fatto di sangue non si è mai saputo. A fermare il giovane parricida era stato il fratello minore: la colluttazione in strada fra i due ragazzi aveva richiamato l’attenzione di un maresciallo dei carabinieri e di un suo collega, che avevano fatto stendere per terra entrambi per immobilizzarli. Quando sul posto sono arrivati i soccorsi del 118, per il 57enne manager ticinese non c’era più niente da fare.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-02-11T08:00:00.0000000Z

2026-02-11T08:00:00.0000000Z

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