Maltrattamento di animali, Nussbaumer prosciolto
Manuel Bergamelli, giudice della Pretura penale, ha ritenuto che le accuse nei confronti del dottore di Gravesano fossero troppo imprecise e generiche
Di Alfonso Reggiani
La Pretura penale giudica troppo generiche le accuse sui presunti fatti, risalenti al 2013, per poter condannare il medico. Che viene così riabilitato, dopo la gogna mediatica.
Prosciolto su tutta la linea. Dopo essere stato messo alla gogna (mediatica) per oltre una dozzina di anni, la verità processuale è emersa ieri al termine del dibattimento andato in scena alla Pretura penale di Bellinzona. Nella fattoria del dottor Werner Nussbaumer gli animali non vennero maltrattati. Come ha riferito tio.ch, il giudice Manuel Bergamelli ha ritenuto troppo generico l’atto d’accusa che non ha accertato e nemmeno stabilito se i presunti reati fossero stati commessi deliberatamente o per negligenza. Negli scorsi anni sono già stati celebrati in Pretura penale alcuni dibattimenti, una parte dei quali è stata sospesa, nei confronti del medico di Gravesano.
Sospensioni, rinvii e sentenze annullate
Abbiamo chiesto a Rossano Bervini, legale del medico, di riassumerci il processo. Un processo che si è tenuto a distanza di tanti anni dai fatti, come mai? «Il precedente dibattimento, sempre in Pretura penale a Bellinzona nel giugno 2020, si era concluso con la condanna del medico nonostante le accuse non fossero formulate in maniera precisa. La sentenza, tuttavia, era stata annullata dalla Corte d’appello e di revisione penale (Carp), che aveva allungato il termine di prescrizione e obbligato la Pretura penale a rifare il processo». Anche per la terza volta, le accuse sono state giudicate carenti, senza prove definite nel tempo e una precisa descrizione dei presunti fatti, tanto da non consentire al legale di sostenere un’arringa difensiva conveniente. La procuratrice pubblica Anna Fumagalli, che ha ereditato l’incarto, non ha partecipato al dibattimento. Come ha riportato il portale tio.ch, il giudice Manuel Bergamelli ha sottolineato che «le immagini contenute nell’incarto sono strazianti, mostrano esseri viventi tenuti in condizioni igieniche deplorevoli, lasciati soffrire e in alcuni casi morire. L’imputato ha parlato di passione per gli animali, ma la passione senza responsabilità è il più crudele degli inganni». Il decreto d’accusa, però, non è stato sufficientemente preciso, il giudice lo ha ritenuto «con limitazioni sostanziali». Bergamelli ha ribadito che «l’atto d’accusa deve essere formulato in modo tale da permettere all’imputato di comprendere le circostanze relative alle ipotesi di reato e difendersi, e in questo senso l’atto d’accusa presenta numerose inesattezze e genericità». Il giudice non ha riconosciuto risarcimenti a favore del medico.
Irregolarità amministrative accertate
Dal profilo amministrativo, invece, le irregolarità erano state accertate nel dicembre 2013, quando l’Ufficio del veterinario cantonale aveva disposto la chiusura della fattoria di Nussbaumer. L’inchiesta penale era partita dopo la denuncia sporta dallo stesso veterinario cantonale per il reato di maltrattamento con dolo (subordinatamente per negligenza) secondo la Legge federale sulla protezione degli animali e la relativa ordinanza e per disobbedienza a decisioni dell’autorità. Gli animali – tra cui asini, cavalli e oche – erano stati tratti in salvo dallo stesso Ufficio del veterinario che, come prevede la legge, ne era nel frattempo divenuto il proprietario subentrante. Dal canto suo, il dottore ha sempre ribadito la sua innocenza, siccome «la situazione nel suo cortile, dove tenevo gli animali, non era così tragica come si è voluto far credere» e nei precedenti processi ha sostenuto che ci fosse un complotto contro di lui, ordito da persone che non gli vogliono bene, per usare un eufemismo.
Un caso alimentato dai media
A proposito del precedente processo, quello di giugno 2020, e delle dichiarazioni del medico, era emerso che il caso giornalistico della “Fattoria degli orrori” nacque da foto scattate da una donna che ammise che alcune erano state preparate ad hoc. Le fotografie erano poi giunte sul tavolo del Municipio di Gravesano. In seguito, guarda caso, vennero pubblicate dal CdT e fecero il giro della Svizzera, dipingendo il medico come un mostro.
In questo contesto venne accertata la partecipazione attiva dell’allora sindaco di Gravesano, il che gli costò una condanna per violazione del segreto d’ufficio. Dopo la condanna definitiva a sette mesi con la sospensione condizionale, confermata dal Tribunale federale il 3 luglio 2007 per aver prescritto a suoi pazienti medicamenti a base di canapa, il dottore era stato nuovamente accusato di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti per aver prescritto a quattro suoi pazienti tossicomani, o in cura metadonica, sostanze stupefacenti senza la necessaria autorizzazione cantonale. Per queste accuse, ricorda l’avvocato Bervini, Nussbaumer era stato assolto.
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