Post Casa Gaby, progetto approvato
Definitiva la licenza edilizia per lo stabile da 6 piani che sorgerà sul terreno della storica sede lasciata da Antognini al Partito del Lavoro (oggi Pc)
Di Davide Martinoni
Casa Gaby, in via Varenna 66 a Locarno, è in vendita, ma chi l’acquisterà non potrà evitare di demolirla; sicuramente custodendone imperituro ricordo, ma consolandosi comunque con una licenza edilizia già approvata per l’edificazione di una palazzina di 6 piani.
Si compie in questo modo il grande progetto del Partito comunista, ereditiero della storica casa che fu di Gabriella “Gaby” Antognini, figura oltremodo emblematica dell’impegno civile e civico locarnese e ticinese: nata nei 1910 a Vairano, nel Gambarogno, fra innumerevoli altri impegni e conquiste Antognini si distinse come paladina dei lavoratori e dei più deboli, aiutò i rifugiati fuoriusciti dall’Ossola durante la Seconda Guerra mondiale, nel 1944 partecipò alla fondazione del Poct-Pdl e si batté per il diritto di voto alle donne. Locarno, dove Antognini nel 1971 fu non per caso la prima consigliera comunale in assoluto, ha recentemente deciso di dedicarle una via (la prima parte dell’attuale via Gian Battista Malè, nel nucleo di Solduno) nell’ambito della celebrazione di 7 grandi donne che hanno fatto la storia (anche) della città.
Dopo anni di buone intenzioni mai concretizzate, contraddistinte da più progetti ovviamente orientati a far fruttare il terreno secondo il suo potenziale, la notizia di oggi è la crescita in giudicato della licenza edilizia definitiva. L’ultima domanda di costruzione era apparsa all’albo comunale di Locarno nell’inverno dell’anno scorso, raccogliendo due opposizioni. Ma il tempo e gli adattamenti hanno fatto il loro corso, portando in dote la preziosa licenza edilizia.
Terreno in vendita a 770mila franchi
Come detto, Casa Gaby sarà per forza abbattuta. Questo, considerando le pessime condizioni dell’edificio, in pratica irrecuperabile, ma soprattutto il fatto che il Piano regolatore strizza l’occhio ai futuri proprietari, consentendo di edificare fino a un massimo di 6 piani. Stando a quanto indicato dalla Domusdea di Renza De Dea, che si sta occupando della vendita, il terreno ha una superficie di 439 metri quadrati (indice di sfruttamento: 1,5) e il progetto approvato ha una superficie utile lorda di 600 metri quadrati. Su queste basi appare piuttosto allettante il prezzo, di 770mila franchi. È anche vero che la particolare conformazione dell’area – lunga e stretta – determina qualche limitazione dal punto di vista delle distanze e dell’inserimento fra i due stabili adiacenti. Anche per questo la soluzione architettonica che ha portato alla licenza edilizia sembra unire, con le sue linee, le sue curvature e un’estetica sicuramente non banale, l’utile al dilettevole.
Nel corso degli anni il destino di Casa Gaby aveva fatto discutere non poco e a più livelli. Il primo riguarda l’eredità stessa lasciata dalla gran donna. Antognini aveva infatti deciso di lasciare la casa al Partito del Lavoro (PdL), che ne aveva fatto la propria sede. Tuttavia, in seguito allo scioglimento della sezione cantonale, sulla “discendenza” si era avviata una contesa fra Partito comunista (Pc) e Partito operaio popolare (Pop): entrambi si consideravano legittimi eredi del PdL e, di conseguenza, del bene immobile (o del terreno) di Antognini. Infine, l’aveva avuta vinta il Pc, che aveva ottenuto il cambiamento di iscrizione a Registro fondiario, poi avallato, nell’agosto del 2018, dal pretore di Locarno Città, il quale si era basato anche sulle testimonianze di alcuni ex dirigenti del PdL che avevano collaborato con Antognini e che erano in seguito confluiti nel Pc. Quanto al Pop, avevamo riferito allora, non aveva impugnato la sentenza per mancanza di fondi. Poi il Pc aveva in qualche modo riabilitato Casa Gaby facendone un luogo d’incontro (con tanto di biblioteca) nonostante fosse già al limite dell’abitabilità.
L’idea del ‘grissino’ con lo snack-bar ‘Glasnost’
Un altro fronte di dibattito era sorto attorno alla destinazione del terreno, tenendo conto (o meno) delle aspirazioni di chi non vorrebbe, con un nuovo progetto immobiliare, cancellare semplicemente ogni rimando alle radici rosse che covano sotto la superficie. In questo senso vanno ricordati i contenuti del primo progetto, presentato nel 2019, che prevedeva l’edificazione di un “grissino” capace di contenere 12 appartamenti fra mono e bilocali, a pigione moderata, più una decina di parcheggi coperti e meccanizzati.
Particolarità di quel progetto era lo snack-bar previsto al piano terra, che avrebbe dovuto chiamarsi “Glasnost”, volendo ricordare la trasparenza dell’epoca di Gorbaciov.
LOCARNO E VALLI
it-ch
2026-03-10T07:00:00.0000000Z
2026-03-10T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281775635659601
Regiopress SA