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‘Opposizione’ non è una bestemmia

di Fiorenzo Cotti, avvocato, Locarno

L’articolo apparso su laRegione lo scorso 24 aprile, con il titolo “La ‘ricorsite’ blocca i progetti della Parrocchia di Losone”, ci offre un quadro apparentemente straziante: una Parrocchia in difficoltà finanziaria, un progetto edilizio bloccato e i cattivi.

I cattivi siamo noi, il sottoscritto e i suoi clienti. Rimettiamo il campanile al centro del villaggio. Il presidente della Parrocchia sembra convinto che esprimere dubbi su un progetto edilizio sia una forma di eresia, dimenticando che Stato e Chiesa si sono separati da quasi due secoli. Il fatto che la Parrocchia abbia bisogno di finanziamenti non la sottrae al controllo dei tribunali. Siamo in uno Stato di diritto. Il ricorso è un diritto fondamentale, garantito dall’ordinamento giuridico. Non è sabotaggio. Non è ostruzionismo. È democrazia. Anche un vicino, senza essere confinante, può opporsi a un progetto. Farsi rappresentare da un avvocato, peraltro, è anch’esso un diritto. Dal confronto tra posizioni diverse nascono le soluzioni migliori; le opposizioni non sono capricci, ma l’esercizio di diritti costituzionali. La “Lex Trump” non è ancora in vigore.

Per la Parrocchia, ma in generale per chi costruisce, l’opposizione va eliminata con ogni mezzo: pressioni psicologiche, richieste di risarcimento, baratti, e quando tutto ciò non basta, si porta il ricorrente sulla stampa locale e lo si dipinge come un guastafeste. Metodo rodato. Non proprio edificante.

Il ricorso dei miei clienti non è strumentale, è legittimo. Se i tempi di evasione dei ricorsi sono lunghi, vale la pena ricordare, tra le altre cose, che il Ticino prevede due istanze di ricorso. È una scelta legislativa. Il ricorso pone rilevanti questioni di interesse pubblico (qualità urbanistica, biodiversità, diritti dei bambini, pianificazione territoriale) che richiedono risposte dalle autorità, non rappresentazioni parziali sui media. Il terreno della Parrocchia merita di essere valorizzato: 7’600 metri quadrati non sono pochi. Era – ed è – un bene di una comunità. La pianificazione deve considerare tutte le attività di incidenza territoriale: sociali, economiche, ricreative, non solo residenziali. Per legge gli obiettivi non sono solo quantitativi, ma anche qualitativi. Occorre individuare strumenti di compensazione per chi rinuncia a valorizzare aree di pregio. Nel Locarnese mancano parchi di quartiere, aree per alberghi, centri diurni per giovani e anziani, ristoranti di quartiere eccetera.

È stata promossa una pianificazione monocolore, non equilibrata, in cui ha prevalso uno sviluppo residenziale disordinato. Dai tempi degli antichi romani le attività di svago, ristoro, commerciali, artigianali, residenziali, religiose si sono progressivamente integrate, interagendo, beneficiando l’una dell’altra. I quartieri dormitorio non giovano a nessuno. Un’area verde destinata a parco, svago, ristoro o uso pubblico vale davvero meno, anche dal punto di vista economico, rispetto a un progetto immobiliare? Se la Parrocchia ha bisogno di valorizzare quel terreno nell’interesse della comunità (indubbiamente la Parrocchia assume compiti di interesse pubblico), è con il Comune e con il Cantone che deve sedersi a trattare e non denigrare chi esercita i propri diritti.

LOCARNO E VALLI

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2026-04-29T07:00:00.0000000Z

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