Vannacci, ‘una presenza che viola la legge?’
L’Mps interpella il governo e ipotizza una violazione dell’articolo sull’incitamento all’odio per le dichiarazioni dell’ex generale. Intanto, si contesta
Di Daniela Carugati
L’ormai ex generale Roberto Vannacci, oggi eurodeputato italiano (nelle file della Lega) a Bruxelles, potrebbe essere dichiarato “persona non grata” sul suolo ticinese? A gettare sul tavolo l’interrogativo è l’Mps, il Movimento per il socialismo. Destinatario del quesito il Consiglio di Stato, davanti al quale oggi, lunedì, approda un tema spinoso in vista, il 28 gennaio prossimo, di una visita dell’autore de ‘Il mondo al contrario’, ospite a Mendrisio della sezione locale dell’Udc (in collaborazione con l’Associazione ‘Movimento il Mondo al Contrario’. Del resto, non appena è rimbalzata la notizia dell’incontro, aperto al pubblico, il dibattito si è acceso. Non solo, vi sono movimenti pronti a far sentire la loro voce contro questa iniziativa. Per i granconsiglieri dell’Mps, Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini, però, c’è di più. Qui si corre il rischio di violare l’articolo 261bis del Codice penale svizzero sulla discriminazione e l’incitamento all’odio.
Il Codice penale è chiaro
Riferimenti espliciti a persone omosessuali – “normali non lo siete” – e straniere – che se non integrate diventano “invasori” –, per non parlare della rivendicazione al “diritto all’odio e al disprezzo e poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute”. Passando in rassegna alcune delle affermazioni pronunciate dall’ex generale, fa notare l’Mps in una interpellanza, “emergono posizioni chiaramente inaccettabili”. Tanto che pure la stessa Procura di Roma, si richiama, ha iscritto Vannacci nel registro degli indagati con l’accusa di ‘istigazione all’odio razziale’. Tornando al di qua della frontiera, “non vi sono dubbi – scrivono Sergi e Pronzini – sul fatto che Roberto Vannacci abbia espresso in più occasioni dichiarazioni pubbliche – scritte e orali – che sembrano rientrare nell’ambito di applicazione dell’articolo 261bis del Codice penale. Alcune di esse appaiono come un esplicito invito all’odio e alla discriminazione”. Quanto basta per ritenere “sorprendente” che una tale persona “possa intervenire pubblicamente sul territorio del Cantone Ticino e della Confederazione”.
Cosa dice l’articolo 261bis
In effetti, l’articolo evocato dai due deputati non lascia spazio all’interpretazione. Per il Codice incappa in un reato “chiunque incita pubblicamente all’odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia, religione o orientamento sessuale”; propaganda pubblicamente “un’ideologia intesa a discreditare o a calunniare sistematicamente tale persona o gruppo di persone”; o ancora “mediante parole, scritti, immagini, gesti o in altro modo lesivo della dignità umana, discredita o discrimina una persona o un gruppo di persone per le medesime ragioni”.
Due domande per le autorità cantonali
A rendere attenti sul significato e l’applicazione della norma è, d’altro canto, la Commissione federale contro il razzismo, la quale, ribadisce l’Mps nel suo atto parlamentare, ha ricordato come in gioco vi siano la tutela della dignità e del valore dell’essere umano. Infatti, si rimarca, “sono punibili tutti gli atti che negano pubblicamente – e lo si sottolinea –, in modo implicito o esplicito, il diritto a un’esistenza in condizioni di parità”. Da qui scaturiscono due domande per le autorità cantonali, ovvero con il Consiglio di Stato pure la polizia. La prima intende capire se in qualche modo si è “presa in considerazione e discussa l’annunciata presenza in Ticino di Roberto Vannacci”; la seconda chiede se “le note e ripetute affermazioni pubbliche di Roberto Vannacci siano compatibili con le disposizioni legali vigenti e con il Codice penale svizzero”.
Il nodo della libertà di espressione
Sullo sfondo, ma non troppo, vi è poi un altro nodo gordiano che alimenta la discussione attorno alla presenza di Vannacci a Mendrisio: la libertà di espressione. Non si sottraggono neppure Sergi e Pronzini. “Alcuni – fanno presente – sostengono che tale libertà non debba essere sottoposta ad alcuna limitazione, nemmeno quando vengono espressi punti di vista controversi o radicali”. Ebbene, i due parlamentari condividono “solo in parte questa posizione”. Infatti, ritengono che “la libertà di espressione sia un principio fondamentale e irrinunciabile, ma che essa non possa e non debba estendersi fino a violare le disposizioni del Codice penale”. Quelle norme invocate, appunto, dall’Mps.
Lanciata azione di protesta
Nel frattempo, la protesta sta crescendo. In queste ore sul profilo social di controinfroma_ti è stata lanciata una campagna di protesta (al limite del boicottaggio) che rimbalza da una mail all’altra e corre lungo la linea del telefono. L’invito è quello di telefonare e scrivere ai recapiti dell’albergo Coronado che a Mendrisio ospiterà l’evento. Manifestazione bollata di essere “fascista”. L’obiettivo dell’iniziativa? “Chiedere spiegazioni, indignarsi e protestare”. Per i promotori della contestazione appare inaccettabile che venga dato spazio e accoglienza a un personaggio che ha espresso sostegno “a varie figure e simbologie legate al fascismo”. A questo punto ci si aspetta, e lo si dichiara, una presa di posizione pubblica “che comunichi l’annullamento dell’evento”. In caso contrario, “ci si può immaginare – si lascia intendere – che chi possiede ancora un briciolo di coscienza contesti l’evento durante il suo svolgimento”. Come dire, non è finita qui.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-01-13T08:00:00.0000000Z
2026-01-13T08:00:00.0000000Z
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