‘Ogni albero, una storia, una persona’
Giorgia Tresca, ricercatrice etnobotanica, racconta ‘Alberi da frutto storici’, progetto di valorizzazione culturale e biodiversità promosso dalla Città
Di Arianna Gamba
La ‘Pome Rose del Brè’, la ‘Succosa di Sonvico’ e… la ‘Bianca e rosa del Carlin’. Non sono adattamenti nostrani del titolo di qualche film o canzone, bensì le denominazioni che una Commissione di esperti svizzeri e italiani in materia di botanica ha attribuito ad alcune varietà di frutti e piante, la cui presenza sul territorio è stata (ri)scoperta recentemente.
Gli alberi da frutto storici sono infatti protagonisti, dal 2019, di un progetto lanciato dalla Città di Lugano. Per Giorgia Tresca, antropologa ambientale che collabora al progetto attraverso il suo importante lavoro nella ricerca etnobotanica – attraverso la quale, spiega, si indagano «i saperi, le conoscenze e le pratiche che emergono dal rapporto tra le persone e le piante, all’interno di un determinato contesto culturale e territoriale». Il senso dell’iniziativa è quello di «restituire alla comunità la ricchezza di quanto raccolto, attraverso la riproduzione di queste piante, ma anche attraverso la divulgazione delle storie e delle conoscenze che le sostengono». Il suo è un impegno costante per «far capire alle persone che ciò che sanno non è affatto scontato, né banale». La mappatura degli alberi da frutto storici, un altro asse di questo progetto, ha richiesto infatti anche la collaborazione della popolazione, che è stata incoraggiata a segnalare alla Città gli alberi con cui hanno un rapporto speciale, un sapere che si vuole condividere.
Sessanta varietà di piante, (ri)scoperte sul territorio
In sette anni di lavoro, il bilancio è significativo: 60 varietà antiche classiche, 15 locali e 30 uniche sono state (ri)scoperte sul territorio, un risultato frutto del coordinamento tra la Città, la popolazione e l’Alberoteca. Un’associazione, quest’ultima, attiva in Ticino che opera su tre assi: ricerca etnobotanica, progettazione di luoghi biodiversi ed educazione ambientale. Al di là però dei risultati concreti che questo progetto ha prodotto, l’aspetto interessante risiede nell’impatto che ha provocato per la popolazione civile. In particolare, dal punto di vista delle relazioni con altri esseri viventi, e «più questa relazione viene impoverita, più rischiamo di costruire un futuro sempre più distante da chi siamo veramente», osserva Tresca. Andare alla ricerca degli alberi storici «ci aiuta a comprendere che la nostra cultura è fatta di relazione con il territorio e salvaguardare, alimentare, questa relazione significa saper trovare il nostro posto nella trama della vita». Non lo facciamo dunque solo per la biodiversità «che non è solo sinonimo di una ricchezza di specie, ma pure di relazioni». Anche andando alla ricerca di specie dimenticate, che rappresentano però un grande valore per la nostra comunità.
Grazie alla collaborazione con l’Ufficio federale dell’agricoltura, e la vicinanza con le associazioni ProSpecieRara e ProFrutteti, il progetto cresce e si interessa di una specie – il fico – che, nonostante abiti il territorio in modo discreto e silenzioso, è “significativo, legato alla storia e alla vita quotidiana del territorio”, si legge in una nota diffusa dalla Città. Tresca aggiunge che «per quanto riguarda il progetto dei fichi, siamo guidati da ProSpecieRara, che si è assunta il compito di approfondire il metodo descrittivo delle varietà di fico basandosi su criteri internazionali». Il ruolo dell’antropologa è stato quello di «bussare alle porte dei fichi», per ascoltarne la storia con pazienza. Concretamente si è trattato, a partire da luglio, di identificare quattro varietà di pianta coltivata selezionate dall’uomo per specifiche caratteristiche come la forma, il sapore o la resistenza: piccole e viola, panciute, allungate, e con caratteristiche differenti. Nei mesi che seguono, si cercherà “di identificare un gruppo rappresentativo di tipologie che si distinguano per periodo di maturazione, forma, colore, ma anche per il valore che hanno per le persone e per il territorio” al fine di “creare una raccolta di fichi rappresentanti della biodiversità locale”.
‘La natura vuole diversità, e anche noi’
«Recuperare i saperi etnobotanici e le sensibilità ecologiche locali», secondo Tresca, permette di «reinserirci in maniera virtuosa all’interno del tessuto ecologico di cui facciamo parte e di avere la possibilità di esserne custodi». E i partecipanti al progetto hanno colto al meglio questa opportunità, prendendo sul serio questo compito. Secondo la ricercatrice «alcune persone sono diventate dei veri e propri cacciatori di frutta insieme a noi», ricostruendo così «uno strato di cultura e di sapere locale che spesso rimane nascosto se nessuno va alla ricerca di quel frutto e della storia che porta con sé».
Nonostante il progetto abbia un grande potenziale, nel concreto non è tutto rose e fiori. Le difficoltà non mancano, soprattutto in materia di accuratezza nelle segnalazioni. «Spesso le persone ci indicano alberi recentemente acquistati e non alberi storici», spiega Tresca. Questo accade perché «chi pianta oggi un nuovo esemplare vive spesso un entusiasmo particolare, mentre alcune piante antiche talvolta diventano un po’ invisibili». È dunque responsabilità dei promotori dell’iniziativa e dei cittadini, di riportarli alla luce. Come? Osservando e ascoltando la natura che ci circonda, per assorbire la storia intima e profonda del territorio. Un racconto che gli alberi, custodi silenziosi e fedeli, sono disposti a condividere con chi ne coglie la vera essenza.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-08-18T07:00:00.0000000Z
2026-08-18T07:00:00.0000000Z
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