Riaprire la piscina costa troppo
Dopo l’analisi interna, la Città di Lugano non interverrà ma chiede approfondimenti sulla possibilità di separare la parte del progetto non contestata
Di Alfonso Reggiani
Sfuma l’ipotesi di una riapertura provvisoria della piscina di Carona, che è stata comunque ipotizzata per la stagione estiva 2027. È negativo l’esito dell’analisi interna affidata dal Municipio di Lugano ai servizi dell’Amministrazione cittadina. O meglio, non basta una semplice manutenzione, occorrerebbero alcuni milioni di franchi per rendere le strutture idonee alla fruizione pubblica. Pertanto, la Città ha considerato troppo onerosi gli investimenti necessari in vista di un’apertura al pubblico per un periodo di tempo corrispondente al termine delle procedure ricorsuali (stimate in almeno dieci anni).
Ghisletta: ‘Non avrebbe senso’
Decade dunque l’opzione credito ponte, ci informa il sindaco di Lugano Michele Foletti: «Il tentativo andava fatto, ma risulterebbe troppo caro il credito indispensabile per consentire una riapertura provvisoria. Bisognerebbe procedere a diversi interventi a cominciare dall’impiantistica fino all’adeguamento alle varie leggi e disposizioni di tutte le componenti del comparto. Occorrerebbe impermeabilizzare la piscina e sistemare la parte idraulica e gli edifici dal profilo della sicurezza. In base a una stima risalente al 2018, la rimessa in esercizio della struttura balneare implicherebbe un costo che si aggirava sui sei milioni di franchi». A queste condizioni, una parziale riapertura «non avrebbe senso», nemmeno per Raoul Ghisletta, titolare del Dicastero immobili (Di), secondo cui «gli interventi edilizi sarebbero importanti e onerosi. Non avrebbero soddisfatto le necessità richieste per la riapertura anche solo parziale le spese ipotizzate per sistemare soltanto la piscina: sarebbero stati insufficienti sia i 280mila franchi (costo minimo) sia il mezzo milione di franchi».
L’approfondimento affidato al Dpam
Nel frattempo, sono ancora in corso gli approfondimenti attribuiti alla Divisione pianificazione, ambiente e mobilità (Dpam) della Città di Lugano per valutare possibili interventi che sarebbero utili e funzionali anche al progetto contestato, ci fa sapere Ghisletta, secondo cui «forse avremmo dovuto ordinare una perizia, che avrebbe dettagliato il tutto, ma il Municipio ha a disposizione le valutazioni effettuate nel 2018». Il progetto più recente, lo ricordiamo, è stato promosso dal Municipio e votato dal Consiglio comunale a larga maggioranza nella seduta del 13 novembre 2023, con 45 voti favorevoli, quattro contrari e cinque astenuti. In altre parole, continua il municipale responsabile del Di, «ai servizi cittadini è stato chiesto se si potessero cominciare alcuni lavori per la piscina, la cui trasformazione non è stata contestata dai ricorsi (che sono pendenti al Tribunale amministrativo cantonale, dopo che il Consiglio di Stato li ha respinti, ndr). L’analisi del Dpam è chiamata a chiarire se, dal profilo pianificatorio, sarebbe possibile separare il progetto, visto che le contestazioni non riguardano la struttura balneare».
Dai primi progetti a ‘Un tuffo nel verde’
Agli edifici del comparto non sono stati effettuati lavori di manutenzione da parecchi anni. «Nel 2018 il Municipio aveva stimato in sei milioni di franchi l’investimento pubblico per il risanamento complessivo della struttura – ricorda Ghisletta –. La stima per riaprire la struttura al pubblico in maniera dignitosa era così suddivisa: due milioni sarebbero serviti per gli impianti, le condotte e le piscine, 2,5 milioni per ristrutturare l’edificio principale, mezzo milione per la pizzeria, altrettanti per la cava e la sistemazione esterna. Oggi la spesa sarebbe nettamente superiore». Nell’anno successivo l’Esecutivo aveva presentato alla popolazione e alla commissione di quartiere un primo progetto, calcolando una spesa di sette milioni di franchi, di cui uno a carico del Tcs per realizzare le casette Glamping. In seguito, nel luglio dell’anno successivo, la proposta venne bocciata dal Consiglio comunale di Lugano, che escluse l’idea di realizzare una biopiscina, ma approvò il credito di 300’000 franchi per il concorso di progettazione. Un concorso vinto nel 2021 dal progetto ‘Un tuffo nel verde’ presentato dal gruppo composto da Orsi&Associati, Studio Masotti, VRT Sa e L. Gazzaniga Architetti. In seguito, i costi del progetto sono stati rivisti al ribasso da 17 a 9 milioni di franchi.
La piscina è destinata a restare chiusa al pubblico ancora per alcuni anni, nonostante le proteste, la petizione con oltre settemila firme presentata dell’associazione XCarona che si è sempre opposta al progetto che include il Glamping, ritenendo “la piscina un prezioso servizio pubblico che non deve essere ceduto a privati, bensì valorizzato e rilanciato a favore della collettività”.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-03-26T07:00:00.0000000Z
2026-03-26T07:00:00.0000000Z
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