laRegione

‘Mistero’ sull’origine di quei titoli speculativi

Il Municipio vuole vendere delle azioni di Ubs e un fondo sempre Ubs, poco più di mezzo milione di franchi in totale. Ma la Gestione vuole vederci chiaro

di Dino Stevanovic

Circa 513’000 franchi sommando 15’652 azioni e poco più di 68’000 franchi da un fondo immobiliare. In totale, oltre 580’000 franchi. Non pochi soldi, ma neanche cifre esorbitanti considerando che parliamo della Città di Lugano. A tanto ammontano i due titoli, entrambi legati all’Ubs, che il Municipio vuole vendere. Il motivo? Sono in contrasto con il divieto di speculazione contenuto nella Legge organica comunale (Loc). Tutto bene, se non che la Commissione della gestione sta cercando di far luce sull’esatta origine dei beni: se sono in contrasto con le norme oggi, lo sarebbero stati anche al momento dell’acquisizione, è la riflessione dei commissari.

Cosa dice la Loc...

«Sì, è una delle considerazioni che stiamo facendo – dice, da noi interpellata, la relatrice del messaggio Lara Olgiati (Plr) –. Stiamo cercando di capire perché ci troviamo in pancia queste posizioni, da dove arrivano, la loro storia, visto che sono contrarie alla Loc, come sottolinea anche il Municipio nel messaggio». L’articolo citato dall’Esecutivo è il 168 e recita: “I beni comunali non possono essere impiegati in speculazione”. Concetto con il quale “non si intende solo l’assunzione di un rischio, ma concerne operazioni che implicano in via principale lo scopo del conseguimento di utili economici ottenuti in un contesto di economia di mercato. La questione tocca specialmente (ma non solo) l’acquisto di partecipazioni in società private (azioni, quote di cooperative ecc.) che non sono ovviamente precluse al Comune, ma che devono poggiare su una motivazione di interesse pubblico preponderante rispetto a quello economico. Da ciò deriva il fatto che, di principio, questo tipo di investimento finanziario va registrato nei beni amministrativi”.

... già dagli anni Cinquanta

È il caso, ad esempio, delle azioni che Lugano possiede nella Verzasca Sa o in Tpl Sa. I titoli che si vorrebbe vendere vengono invece contabilizzati come beni patrimoniali. Oggi il loro valore è come detto circa di 580’000 franchi, più del doppio dei 288’000 franchi circa all’acquisto. Quest’aumento è stato rilevato a bilancio per la prima volta solo nel 2023 – quando il Municipio ha introdotto un nuovo modello contabile, che prevede la rivalutazione annuale degli investimenti finanziari dei beni patrimoniali quotati in borsa, il cosiddetto MCA2 –, tuttavia sono ben più vecchi. Il pacchetto azionario risale alla metà degli anni Novanta, il fondo ha pure qualche anno in più. Tuttavia, il divieto di speculazione è ancorato nella Loc da ancor più tempo: oggi è l’articolo 168, ma esisteva già nella medesima formulazione negli anni Cinquanta come articolo 146.

Qualcuno, il Municipio degli anni Novanta, ha quindi fatto un qualche tipo di pasticcio? Un azzardo? È prematuro da dire, la Gestione sta cercando di capirlo. Le ipotesi potrebbero essere molteplici, non è escluso, e in passato in particolare capitava, che i Comuni potessero ricevere delle donazioni, dei legati, o altre forme di dono che possano anche comprendere questo tipo di beni. Inoltre va considerato che Lugano ha aggregato svariati ex Comuni negli ultimi vent’anni circa: potrebbe trattarsi anche dell’eredità di un altro ente pubblico.

‘Più che speculativi, legati al mercato’

Nell’attesa che i dubbi della Gestione vengano sciolti, un po’ di chiarezza ci aiuta a farla il capodicastero Finanze Marco Chiesa. «Val la pena precisare che per speculazione si intendono operazioni nell’ambito dell’economia di mercato volte principalmente al conseguimento di uno scopo di lucro. Non ci si riferisce dunque ad azioni ad alto rischio. Vero, Ubs in passato ha attraversato momenti difficili, ma l’andamento del titolo conferma da tempo la solidità dei suoi risultati e la credibilità della sua direzione». Il municipale democentrista aggiunge che il contrasto con un principio della Loc non è l’unico motivo che porta a proporre l’alienazione. «La dismissione è inserita nel Piano finanziario 2026-33, poiché permette di apportare liquidità immediata alla Città ed è un’operazione semplice e veloce, data la quotazione in borsa».

Una gestione disinvolta in passato? ‘Non credo, ordine di grandezza limitato’

A Chiesa infine chiediamo se ritiene che in passato ci sia stata una gestione un po’ troppo disinvolta di questi titoli, considerate le prescrizioni della Loc. «Non lo credo. L’ordine di grandezza è molto limitato. Ora regoliamo questa esposizione, ma parliamo di investimenti davvero esigui per un Comune delle dimensioni di Lugano. Siamo coscienti inoltre che il debito pubblico aumenterà e riteniamo poco sensato mantenere queste posizioni nel portfolio della Città. Il principio è chiaro: le risorse pubbliche devono essere destinate allo sviluppo. In questo senso, si tratta delle uniche due posizioni che non hanno alcun legame con i compiti pubblici né un interesse strategico per i cittadini». L’ultima parola, in ogni caso, spetterà come da prassi al Consiglio comunale.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

it-ch

2026-04-15T07:00:00.0000000Z

2026-04-15T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281784225665967

Regiopress SA