La Città si candida a Capitale Culturale
Il progetto passa alla prova del voto del legislativo, ma l’area di Destra vota contro. Tra i temi controversi l’impegno finanziario e il ruolo del capoluogo
Di Daniela Carugati
Mendrisio è pronta a candidarsi a Capitale Culturale Svizzera al fianco di Lugano, capofila, e Locarno. E a metterci anche del suo, dando concretezza a un impegno finanziario di mezzo milione di franchi. Alla fine, quindi, lunedì sera il Municipio l’ha spuntata, nonostante la strada fosse decisamente in salita. Una decisione, quella del Consiglio comunale, presa a maggioranza – con 38 sì, 12 no e 1 astenuto – e che ha visto prendere le distanze l’area di Destra – con Lega e Udc-Udf – e la Lista civica, un fronte dalla parte dei contrari. Che l’aula consiliare potesse dividersi sulla cultura, del resto, lo si era capito già dal dibattito che si è acceso al tavolo della Commissione della gestione. In altre parole, si è arrivati al voto con il freno a mano tirato e una serie di criticità da superare, prima fra tutte la scelta di investire del denaro nel progetto. Nonostante dubbi e timori non si poteva, però, mancare questo appuntamento, come ha perorato il fronte dei favorevoli – in prima linea Plr, Centro e AlternativA (che ha sciolto alcune riserve) – e soprattutto il Municipio, con la difesa accorata del capodicastero Cultura, eventi e sport Paolo Danielli e dello stesso sindaco Samuele Cavadini, intervenuto a dare man forte. A questo punto non resta che attendere il 4 giugno e il verdetto della giuria.
Il rischio dell’‘autocondanna‘
Ed è stato proprio il sindaco a invitare il Consiglio comunale a non cadere in errore, evocando uno dei padri dell’Usi, l’Università della Svizzera italiana, Giuseppe Buffi. Anche allora, ha ricordato Cavadini, aveva avuto la meglio la tenacia. «All’epoca Buffi – ha fatto memoria – diceva che il Ticino soffre di una grande condanna, l’autocondanna. Non vorrei si rischi di commettere lo stesso sbaglio. Anche perché Mendrisio non è seconda a nessuno: le carte da giocare le ha». A cominciare dai suoi patrimoni Unesco o dalla sfida vinta de LaFilanda. «Questa candidatura è una straordinaria opportunità da cogliere», ha rilanciato dal canto suo Danielli, ripercorrendo la genesi del progetto che ha convinto a mettere in campo una collaborazione con Lugano e Locarno (Bellinzona ha preferito fare da sola, nonostante l’invito a livello cantonale a fare squadra in nome del Ticino). Nella preparazione del dossier non ci si è sottratti, d’altra parte, dall’affrontare le incertezze. «Già noi abbiamo voluto scardinare alcune preoccupazioni emerse. Costruendo questa candidatura con pochi mezzi, unendo le diverse sensibilità», ha chiarito Danielli. La Città, insomma, è convinta che «la spesa si traduca davvero in un ritorno economico per la nostra realtà. Sarà compito nostro far risaltare i nostri valori e far nascere e crescere nuove iniziative, dando l’impulso decisivo per avviare progetti nel cassetto, allargando il campo culturale (che è il grande obiettivo) e coinvolgendo la scena indipendente».
Due fronti a confronto
Aperto il dibattito, a Destra si è partiti subito lancia in resta. «Diverse criticità che non possono essere ignorate» ha commentato Massimiliano Robbiani (Lega). E il riferimento è all’«evidente squilibrio», a fronte di Lugano, all’investimento non prioritario e a benefici definiti solo come ipotetici. Roberto Pellegrini (Udc-Udf) ha attinto, pure lui, a una citazione... disneyiana: «Paperon de Paperoni diceva che 1 centesimo risparmiato è 1 centesimo guadagnato. E qui rischiamo di buttare i soldi». A rincarare la dose ci ha poi pensato Lorenzo Rusconi (Lega) evocando «l’ennesima scatola farcita di illusioni». Dalla parte dei contrari, come detto, si è posta anche la Lista civica. Le ragioni? Ancora una volta finanziarie, ha spiegato Antonia Bremer, davanti a un progetto la cui necessità non appare evidente, condita da «dubbi sul reale coinvolgimento del territorio». Dall’altra parte della barricata, Maurizio Agustoni
(Centro) ha rispedito al mittente le obiezioni legate all’investimento, sostenibile e giustificato, ha ribadito. Certo adesso «dipenderà dall’impegno profuso». Per Filippo Pfister (Plr) ora «bisognerà fare in modo che Mendrisio non brilli di luce riflessa. D’altro canto, è giusto interrogarsi sulle ricadute, ma la cultura non si finanzia da sola». Non va dimenticato, ha rimarcato Giampaolo Baragiola (AlternativA), che «la cultura non è un ornamento, ma una delle fondamenta su cui si costruisce una comunità coesa capace di affrontare le sfide del presente. Siamo sicuri che questo investimento serva davvero per ricevere concreti effetti culturali sul territorio, purché non ci si limiti solo a una strategia di marketing turistico, ma si spazi sulle diverse iniziative culturali». Occorre, ha esortato la collega Cristina Marazzi Savoldelli, «avere minimo coraggio e fiducia per investire nella voce cultura. Impossible avere oggi tutte le rassicurazioni».
Doppio intervento a Villa Argentina
La Città ha a cuore Villa Argentina e il suo parco, un comparto di particolare pregio storico, architettonico e paesaggistico oggi parte integrante del centro di Mendrisio. La sua salvaguardia e il suo recupero sono fra i temi in cima alla lista delle opere comunali. Lo si è ribadito di recente consegnando i Consuntivi 2025; lo si è confermato lunedì sera, votando a larga maggioranza – con 44 sì, 5 no, 2 astenuti – un investimento globale di un milione e 200mila franchi che rappresenta un ulteriore passo avanti nella conservazione e valorizzazione dell’area. A perorare la causa, del resto, vi erano i rapporti congiunti di Gestione e Opere pubbliche. Due gli interventi che verranno realizzati, si prevede entro la fine del 2027: il restauro delle lavanderie e la manutenzione straordinaria della dépendance. Le prime, in effetti, hanno urgente bisogno di lavori di restauro, il cui approccio sarà di carattere conservativo, nel solco di quanto immaginato fin dal 2016; la seconda necessita di una manutenzione straordinaria, che ne preserverà i tratti architettonici, migliorandone al contempo la fruizione. La dépendance viene utilizzata dall’Accademia di architettura come sede di supporto amministrativo, oltre che di ricerca e didattica. Sarà, invece, ancora da soppesare l’utilizzo delle lavanderie, consapevoli che occorre cautela e attenzione per i vincoli strutturali.
Una donna alla presidenza del legislativo
Ha un auspicio la neo prima cittadina di Mendrisio
Simona Rossini (Lega). Spera di «vedere una Città capace di riconoscersi in valori condivisi e positivi». Dal processo aggregativo – avviato nel 2001 – sono passati ormai alcuni anni – l’ultima tappa è del 2013 –, eppure, annota, «ritengo che la nostra comunità non abbia ancora pienamente sviluppato la percezione di sé come un’unica entità urbana». A oggi, evoca, continuano infatti a persistere «dinamiche di campanilismo e individualismo che, se da un lato riflettono la ricchezza e la varietà del nostro territorio – esteso dalla montagna al lago, con esigenze differenti per ciascun quartiere –, dall’altro rendono più complessa la costruzione di una visione condivisa di Città». Detto questo, la pluralità, rimarca, «non rappresenta necessariamente un limite». Esempio virtuoso sono i quartieri che «mantengono vive le nostre microcomunità» e aiutano a «prevenire e mitigare situazioni di fragilità o solitudine». Proprio per questo, come il suo predecessore, da cui raccoglie il testimone, Lucio
Lorenzon (Udc-Udf), la neo presidente del Consiglio comunale – che verrà affiancata da Marco Tela del Plr (primo vicepresidente), e Giampaolo Baragiola dell’AlternativA (secondo vicepresidente) – si ripromette di visitare le Commissioni di quartiere nel suo anno di ‘reggenza’ così da «valorizzare tali specificità e, al contempo, rafforzare il senso di appartenenza a un’unica città».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-05-05T07:00:00.0000000Z
2026-05-05T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281784225705979
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