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Restano in carcere i genitori indagati

Accusati di maltrattamenti sul figlio, arrestati in Ticino e in attesa di estradizione, si erano opposti alla misura detentiva. Per i giudici però vi è pericolo di fuga

Di Daniela Carugati

La coppia resterà in carcere. In attesa di estradizione in Italia, i due giovani genitori – lui 27 anni, lei 26 – di Borgomanero (Novara) inseguiti dall’accusa di aver maltrattato e cagionato la morte del loro figlioletto di sette mesi non verranno rimessi in libertà. La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale di recente ha respinto il loro ricorso. Padre e madre del neonato si erano opposti, infatti, al mandato di arresto europeo spiccato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Novara. Mandato eseguito il marzo scorso dalla Polizia cantonale: a loro dire la misura detentiva è “sproporzionata”. Entrambi, infatti, erano riparati a partire dall’estate scorsa in Ticino con le altre due bambine di 5 mesi e 3 anni, prendendo la residenza a Vacallo e avviando le pratiche per ottenere un permesso di dimora.

I genitori respingono le accuse

Davanti alla decisione della Corte, la coppia continuerà, però, ad attendere in stato di detenzione la riconsegna alle autorità italiane. Estradizione in via semplificata che hanno rifiutato, non avendo, al contempo, mai espresso l’intenzione di sottrarsi alla misura, se confermata in via definitiva. Data la presunzione di innocenza, questi due giovani genitori sono chiamati, in concorso, a rispondere di omicidio e lesioni personali gravi per “aver sistematicamente maltrattato il figlio minore”, deceduto il 24 novembre 2024 “a seguito delle varie percosse subite”. Contestazioni che per voce del loro legale, l’avvocato Marco Morelli – il quale ha presentato una richiesta di riesame dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere –, respingono. Stando al loro patrocinatore la causa della morte sarebbe da ricondurre a un evento naturale, un soffocamento da rigurgito di materiale alimentare. Un fatto tragico sul quale le indagini sono tuttora in corso e che avrebbe portato la coppia a trasferirsi in Svizzera per ricostruire la sua esistenza accanto alle altre due figlie.

Le ragioni del reclamo

Dal canto suo il Tribunale penale federale ha dato, però, seguito alla rogatoria giunta da oltre confine: l’autorità italiana ha confermato, come ricordano i giudici, “la validità della ricerca internazionale dopo essere venuta a conoscenza dell’arresto in Svizzera”. Di fronte al reclamo dei due giovani genitori, la Corte, nondimeno, ha dovuto esaminare il caso. Per il 27enne come per la 26enne, in effetti, la misura di restrizione della libertà andava annullata, preferendole dei provvedimenti alternativi come, si ricorda, il blocco dei documenti d’identità e di legittimazione, l’obbligo di dimora o il divieto di frequentare determinati luoghi, l’obbligo di annunciarsi regolarmente a un ufficio pubblico, infine la sorveglianza elettronica. Le motivazioni addotte? L’assenza di un pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di collusione.

‘Il rischio di allontanamento resiste’

Agli occhi della Corte, però, forte anche della giurisprudenza esistente “non si è manifestamente in presenza di circostanze particolari che imporrebbero di derogare, in via eccezionale, alla regola della carcerazione”. In effetti, si spiega nel dispositivo, “l’assenza di legami sostanziali con la Svizzera – risiedono a Vacallo solo dal 2025 – nonché l’importante pena detentiva che potrebbe essere loro inflitta (fino a 10 anni di reclusione), i motivi addotti non sono palesemente sufficienti per negare il pericolo di fuga”. La coppia, si ribadisce, ha del resto lasciato il territorio italiano benché a conoscenza del procedimento penale italiano a suo carico.

Da qui non hanno potuto entrare in linea di conto eventuali misure alternative, senza ulteriori garanzie. Di fatto la sorveglianza tramite braccialetto elettronico – che non impedisce una fuga –, così come la consegna del passaporto e l’obbligo di annunciarsi “non si rivelano misure sufficienti”, si rimarca, a scongiurare un allontanamento. Di conseguenza, i giudici non ravvisano altre ragioni che potrebbero permettere di ordinare la loro scarcerazione. Anche perché “il provvedimento impugnato non può essere considerato lesivo del principio della proporzionalità”. In conclusione, come detto, il reclamo va respinto e la detenzione estradizionale confermata. Non solo, il Tribunale non ha riconosciuto neppure la richiesta di assistenza giudiziaria, nonostante i due giovani versino in una situazione finanziaria non semplice. La condizione dei due genitori, va detto, ha avuto delle ripercussioni pure sulle due figlie piccole: come fa sapere l’Ufficio federale di giustizia, che riporta la sentenza, la bambina di pochi mesi è stata lasciata alla madre, all’interno del carcere, l’altra è stata collocata in una struttura adeguata ed è seguita dalle autorità cantonali per la protezione dei minori.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-04-22T07:00:00.0000000Z

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