laRegione

Incontro a livello cantonale per le autorità del territorio

Intanto, si lancia una petizione e si interroga il governo

L’Associazione dei Comuni del Generoso e le autorità locali (di Arogno, Breggia, Castel San Pietro e Val Mara) non hanno perso tempo e davanti alla doccia fredda della chiusura a fine anno del Programma occupazionale temporaneo (Pot) della Valle di Muggio e, come anticipato il 10 giugno da laRegione, hanno chiesto di essere ascoltate. E ieri i responsabili cantonali hanno ricevuto la delegazione a Bellinzona. Un primo passo verso l’apertura di un dialogo e la necessità di riconsiderare una decisione nella quale non solo il territorio non è stato interpellato, ma che costerà pure cinque posti di lavoro. L’annuncio, in ogni caso, ha scosso la regione a tal punto da lanciare una petizione. Anche perché la scelta di concentrare il servizio nel Sopraceneri, a Curzútt, nel Comune di Monte Carasso, è risultata ancora più indigesta. A prendere l’iniziativa sono stati il deputato in Gran Consiglio Giovanni Capoferri e il vicesindaco di Morbio Inferiore Moreno Colombo (Lega-Udc), intenzionati a chiedere al governo cantonale di tornare sui suoi passi.

I due promotori condividono le preoccupazioni espresse dai Comuni di Arogno, Breggia, Castel San Pietro e Val Mara e sostengono la loro ferma opposizione a una decisione assunta senza il necessario coinvolgimento degli enti locali. “Una misura di tale portata – motivano – avrebbe dovuto essere discussa e concertata con i Comuni che, da anni, fanno affidamento su questo importante strumento. Il Pot è molto più di una misura occupazionale”. Si tratta, invece, “di uno strumento prezioso per le persone in cerca d’impiego – per le quali significa riattivazione, competenze e reinserimento – e per il territorio”, sottolineano ancora i Municipi. Il programma negli ultimi anni ha realizzato diverse decine di interventi di pubblica utilità: parapetti e opere di messa in sicurezza, sentieri, muretti in pietra a secco, recupero di manufatti storici, manutenzione di aree pubbliche.

Ma c’è di più: la chiusura del centro di Lattecaldo, si legge nella petizione, rischia infatti di penalizzare il Sottoceneri e, in particolare, le regioni periferiche del Mendrisiotto, privandole di una risorsa radicata sul territorio e consolidata nel tempo. Ecco perché si sollecita altresì di "garantire un’equa distribuzione delle strutture e delle opportunità di reinserimento professionale sull’intero territorio cantonale; di riconoscere il ruolo fondamentale che il Pot svolge per il Mendrisiotto e il Basso Ceresio, sia sotto il profilo sociale sia sotto quello economico; di considerare che il Mendrisiotto e il Basso Ceresio sono parte integrante del Ticino e meritano di essere sostenuti e valorizzati, non di diventare vittime delle misure di risanamento delle finanze cantonali”.

La regione, insomma, marca stretto il Cantone. Del resto, alcuni interventi avviati dal Pot “non risultano ancora conclusi”, si precisa in un’interrogazione della deputata Aline Prada (Udc), con il cofirmatario Matteo Quadranti (Plr). Dopo l’annuncio della chiusura e del trasferimento delle attività a Curzútt, “la decisione – ribadiscono – ha suscitato forte preoccupazione tra i Comuni, i Patriziati e gli enti che beneficiano dell’attività del programma, anche perché sarebbe stata comunicata senza un preventivo coinvolgimento del territorio interessato”. Di conseguenza si vogliono conoscere le motivazioni che hanno portato alla decisione e i vantaggi attesi dal trasferimento, quali conseguenze avrà la decisione sulla manutenzione del territorio e sui servizi garantiti finora, e come si intenda assicurare al Mendrisiotto lo stesso volume di interventi oggi svolti dal Pot di Lattecaldo.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-06-18T07:00:00.0000000Z

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