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‘Le rive lago private tornino pubbliche e accessibili’

Al Consiglio di Stato viene chiesto di attivarsi di più

Di Alfonso Reggiani

“Quali misure intende adottare il Consiglio di Stato per garantire che il demanio lacuale rimanga effettivamente pubblico e progressivamente fruibile dalla collettività, evitando che l’utilizzo privato di fatto delle rive possa consolidarsi nel tempo?”. È l’ultima domanda dell’interrogazione presentata dai deputati Sara Beretta Piccoli e Massimo Modiglia (Pvl). L’atto parlamentare torna su una questione annosa, quella della massiccia presenza di costruzioni private su sedimi che dovrebbero essere pubblici, almeno sulla carta.

In una precedente interpellanza inoltrata nel 2018 la deputata in Gran Consiglio, in merito al progetto che riguardava l’Hotel Eden a Paradiso, aveva evocato interrogativi sulla grande piattaforma prevista a ridosso del Ceresio, sull’impatto dell’opera e, soprattutto, sull’uso e sulla fruibilità pubblica delle rive. Nel frattempo, quel progetto è sfumato, la struttura alberghiera è oggetto di un’altra domanda di costruzione tuttora pendente e i due rappresentanti del Pvl tornano alla carica chiedendo quali sono gli strumenti a disposizione del Cantone per ripristinare la destinazione e la fruibilità pubblica di un bene e se il Consiglio di Stato disponga “di una mappatura aggiornata delle rive dei laghi ticinesi che permetta di distinguere chiaramente tra demanio pubblico, proprietà private, concessioni d’uso e situazioni di occupazione o utilizzo privato di aree demaniali”. L’interrogazione vuole conoscere quali siano gli strumenti a disposizione per verificare che “concessioni, autorizzazioni edilizie, pontili, piattaforme, muri, recinzioni, terrazze o altre opere realizzate a ridosso dell’acqua non comportino di fatto la privatizzazione o l’uso esclusivo di una porzione di demanio pubblico”. I deputati, alla luce di quanto previsto dall’articolo 8 della Legge sul demanio pubblico, “chiedono quante procedure di estinzione della demanialità delle rive lacustri sono state effettuate negli ultimi 20 anni, e con quale base legale e da quale autorità sono state autorizzate?” L’intento dell’atto parlamentare è quello di tentare di recuperare almeno una parte del terreno a lago che venne acquistato dai privati prima dell’obbligatorietà dei Piani regolatori, la cui introduzione risale alla metà degli anni Settanta. Questo ritardo nell’inserimento di uno strumento legale a livello pianificatorio è stato ulteriormente prorogato dalla bocciatura in votazione popolare del precedente disegno di legge governativo nel 1969 su referendum promosso dagli ambienti legati alla proprietà fondiaria e immobiliare e sostenuto dall’Udc. Ora il recupero si prospetta difficoltoso, visto che una buona parte dei terreni a bordo dei laghi è finita in mano privata e la successiva legislazione in materia si è consolidata “quando i buoi erano lontani”. A livello cantonale da alcuni anni c’è un piano di intervento, ma l’incombenza è affidata ai Comuni, alcuni dei quali sono virtuosi, come Magliaso, mentre altri faticano a tornare in possesso delle rive, come ha mostrato la recente puntata di Falò parlando del caso di Melide.

Allo stato attuale la situazione, purtroppo, è quasi compromessa: un’analisi effettuata un paio di anni fa da cartografi su mandato della rivista di architettura Hochparterre ha stabilito che le rive del Ceresio per il 48,5% sono di proprietà privata. Il lago di Lugano è quello messo peggio a livello svizzero, davanti agli specchi d’acqua di Zurigo (46%) e del Lemano (43%). Fra i 14 laghi presi in esame, quello di Neuchâtel (16,1%) figura invece fra i meno privatizzati. Invece, il lago con le rive maggiormente accessibili al pubblico (nella misura del 64,6%) è l’Hallwilersee (fra i cantoni di Argovia e Lucerna), mentre quello di Lugano (34,7%) è secondo fra i peggiori, superato solo da Sempach.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-10-06T07:00:00.0000000Z

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