Centro d’asilo, persi lavoro e diritti
L’attuale gestore dei servizi, AOZ, formalizza disdette e piano sociale. E il futuro responsabile, ORS, avvia i colloqui. Incertezza su riassunzioni e condizioni
Di Daniela Carugati
Chiasso a gennaio non riapre. Vpod: ‘Scenario pesante’
In questi mesi garanzie e rassicurazioni, da parte della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), non si sono lesinate. Prima o poi lo stabile federale di via Motta a Chiasso riaprirà, si è confermato a più riprese. Precisando subito dopo che la condizione base rimane l’evoluzione delle domande d’asilo. A oggi i fatti e il calendario dicono tutt’altro: il primo gennaio prossimo la struttura d’accoglienza di supporto al Centro d’asilo di Pasture resterà vuota. A confermarlo, ieri, all’attuale gestore dei servizi di assistenza, AOZ, è stata la stessa Sem, che solo alcune ore prima informava che i Centri chiusi a giugno (tra cui appunto Chiasso) non saranno operativi sino ad almeno l’estate del 2027. Quindi ben oltre il passaggio di mandato e testimone da AOZ a ORS, che entrerà in funzione proprio a gennaio.
Sono bastate poche righe, insomma, per dare corpo ai timori del personale al momento in forze a Pasture – si parla di 120 persone –, preoccupato di perdere il posto di lavoro. In effetti, occorre presumere, fanno sapere da AOZ in una nota interna, che “le risorse assegnate dalla Sem negli ultimi mesi, e che potevano essere utilizzate nel Centro di Pasture, verranno meno in futuro”. Ancora non è chiaro se ORS, la multinazionale che ha vinto il bando di concorso, riassumerà tutti i dipendenti; a cominciare dai 30-40 assegnati a suo tempo a via Motta.
ORS incontra i sindacati
La nuova società, giusto ieri, ha annunciato con un comunicato dalla sede centrale di Zurigo di essere impegnata a “garantire una transizione ordinata” nella regione d’asilo Svizzera centrale-Ticino, così come nelle altre tre in cui si è aggiudicata il contratto. Avviati, si conferma, i colloqui con gli impiegati dei Centri, di cifre sin qui non se ne fanno. Si concede solo che, “fatte salve le esigenze di personale confermate dalla Sem, ORS prevede di poter accogliere numerosi collaboratori che desiderano passare alle proprie dipendenze e proseguire l’attività nei centri”. Quanti saranno ancora non si sa, ma visto l’attuale scenario una riassunzione in blocco appare poco possibile dalle nostre parti. Una incertezza sussiste pure sul piano delle future condizioni di lavoro – da quanto abbiamo potuto appurare si farà capo a una regolamentazione non di settore e non negoziata con i sindacati – e dei salari destinati, da quanto abbiamo verificato, a essere rivisti verso il basso. Tutti aspetti che, va da sé, stanno minando pure il clima tra i lavoratori. Anche lunedì scorso, quando i vertici di ORS hanno incontrato le parti sociali, hanno spiegato di non potersi sbilanciare più di tanto sulla variabile Chiasso e si sono sorpresi di aver trovato tra gli interlocutori una Commissione del personale, determinata a far sentire la sua voce. Agli occhi dei sindacati, un fronte composto da Vpod e Ocst, il quadro della situazione oggi appare, dunque, frammentato. In Ticino, in ogni caso, non si vuole allentare la pressione visto la posta in gioco, lavoro e diritti.
Rotture dei contratti ‘inevitabili’
Sta di fatto che i primi passi di ORS in questi giorni hanno incrociato le lettere di disdetta (con un termine di 3 mesi, a fine gennaio) imbucate da AOZ all’indirizzo dei dipendenti di Pasture. Missive motivate, si annota, da “gravi motivi aziendali”. La rottura del contratto, si spiega, appare “inevitabile” a seguito della decisione della Sem di assegnare le prestazioni di assistenza a un’altra organizzazione. Il gestore attuale ribadisce di essersi attivato per verificare “tutte le possibilità per evitare disdette o mitigarne le conseguenze”, prendendo in considerazione pure un ricollocamento all’interno di AOZ. Alternativa, quest’ultima, che in Ticino sembra però poco praticabile. Come dire che l’unica via d’uscita resterebbe il piano sociale, già approvato e modulato sull’anzianità di lavoro dei collaboratori.
‘Siamo estremamente preoccupati’
Lo scenario, quindi, è alquanto complesso. Cosa vi preoccupa di più come sindacati? «La mancata riapertura del Centro di Chiasso concretizza effettivamente i timori che avevamo paventato – ci risponde Edoardo Cappelletti, co-segretario Vpod –. Si tratta di una decisione della Sem che colpisce gravemente il tessuto occupazionale del nostro territorio e al contempo le possibilità di presa a carico dei richiedenti l’asilo. Come Vpod siamo estremamente preoccupati da questo scenario e stiamo assistendo e solidarizzando con tutto il personale coinvolto. In questo difficile contesto ci attendiamo, in primo luogo, da AOZ, un piano di ricollocamento che mantenga i salari e le funzioni esistenti e, in generale, un accompagnamento, solo in secondo luogo, tramite il piano sociale per le persone che non potranno essere riassorbite. Da questo punto di vista mancano le necessarie garanzie e come sindacati ci stiamo impegnando per ottenerle».
Passiamo al secondo fronte su cui siete chiamati a muovervi: a gennaio sarà ORS a prendere il mandato di prestazione e i collaboratori potrebbero non trovare le stesse condizioni di lavoro da quanto si può capire. Cosa vi aspettate? «Anche in questo caso – rimarca Cappelletti – le preoccupazioni sindacali sono state, purtroppo, confermate. ORS non intende, infatti, garantire condizioni di lavoro equivalenti al personale che verrà riassunto. In base alle informazioni a disposizione, condanniamo fermamente le significative perdite salariali previste per i dipendenti riassorbiti. Come se ciò non bastasse, la società non intende neppure assicurare gli anni di servizio maturati presso AOZ. Ciò che comporterà pure una perdita dei diritti acquisiti. Come Vpod stigmatizziamo la mancanza di responsabilità sociale di ORS e continueremo a esercitare una pressione a tutela delle condizioni di lavoro del personale». La vertenza, insomma, è tutt’altro che chiusa.
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