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‘Una prova di forza sarebbe stata un eccesso ingiustificato’

Diritto a manifestare, il vicesindaco di Lugano Roberto Badaracco spiega le ragioni della minoranza e richiama i colleghi a ‘legalità e proporzionalità’

Di Dino Stevanovic

Diritto a manifestare, il vicesindaco Roberto Badaracco richiama la Costituzione. E ribadisce quel che non è più l’ovvio: ‘L’antifascismo dovrebbe essere un valore da destra a sinistra’.

«Senza intenti polemici, ma per spiegare la posizione di chi in Municipio ha espresso dubbi sul modo di procedere scelto dalla maggioranza». Roberto Badaracco (Plr) mette i puntini sulle ‘i’. Dopo le polemiche, culminate con il presidio antifascista in centro città e in contemporanea un raduno dell’estrema destra a Cornaredo – entrambi sabato scorso a Lugano –, i nodi irrisolti sono diversi. Fra questi: perché i partecipanti al presidio, non autorizzato, sono stati tallonati da un ingente numero di agenti in tenuta antisommossa? Perché, pur mantenendosi pacifici, hanno subito un ultimatum molto duro? Perché a questo non è stato dato poi seguito? Perché invece il gruppo estremista, altrettanto privo di autorizzazione, ha potuto intrufolarsi nella sede degli scout, guadagnandosi una denuncia penale, scandendo slogan ed esibendo simboli neofascisti senza la polizia addosso? E l’approccio scelto dalla maggioranza del Municipio è destinato a durare?

Le regole adottate a ottobre e in vigore

In attesa di capire cosa non abbia funzionato, per il vicesindaco la strada da seguire è chiara: «Come autorità dobbiamo conformarci ai principi di legalità e proporzionalità, ed evitare situazioni come quella prodottasi sabato scorso, che creano solo confusione nei cittadini. La spaccatura è sorta quando ho proposto ai colleghi – ci spiega – di non tollerare la manifestazione prevista ma di basarsi, per eventuali interventi di polizia, sulle linee guida per le manifestazioni non autorizzate da noi adottate con risoluzione municipale del 30 ottobre», ovvero quando a Lugano il dibattito si era già acceso a causa più che altro dell’elevato numero di manifestazioni pro Pal. A fine ottobre, una di questa, che pur non autorizzata si stava svolgendo come quasi tutte in maniera tranquilla e pacifica, si è imbattuta in un gruppo incappucciato di estrema destra locale e, tra fumogeni e insulti, c’è stato qualche attimo di tensione. «Tali regole prevedono l’intervento della polizia, graduale e proporzionato alle circostanze, nei seguenti casi: perturbazioni della circolazione e blocco del traffico per oltre dieci minuti, rispettivamente carattere violento delle stesse, con danni materiali e disordini nel centro cittadino. Esse sono giustificate e tengono conto dei diritti costituzionali della libertà d’opinione e del diritto di manifestare, che sono inalienabili entro i limiti dettati da leggi e sentenze».

‘Una prova di forza? Eccesso forzato’

«Intanto le regole che ci siamo dati erano e sono formalmente ancora in vigore – puntualizza il vicesindaco –, pertanto prima bisognerebbe eventualmente revocarle se ci si vuole dotare di nuove. Ho invece avuto l’impressione che la maggioranza volesse forzare la mano e fare una prova di forza che poi, per fortuna, non c’è stata perché avrebbe costituito un eccesso ingiustificato». E infatti, tra i punti più controversi dell’intera vicenda, c’è proprio l’ultimatum di sabato: sebbene il presidio si stesse svolgendo in maniera pacifica e senza alcun disturbo neanche al traffico visto che era in piazza Manzoni, i manifestanti sono stati minacciati dell’utilizzo di lacrimogeni e proiettili di gomma nel caso di mancata dispersione nel giro di alcuni minuti. Fortunatamente, e misteriosamente, questo non è poi successo. «Ma il paradosso è proprio questo – commenta Badaracco –. Non si può ordinare la dispersione di un assembramento e poi non eseguirla poiché ci si rende conto che sarebbe stata del tutto sproporzionata e senza alcuna base legale. Allora meglio evitare certi proclami che poi restano inascoltati».

‘L’ente pubblico deve fungere da modello’

Badaracco invita ora i colleghi a una reale de-escalation della tensione. «Bisogna accettare che la libertà di manifestare è data, entro certi limiti, dalla nostra Costituzione e che vi siano persone che vogliono esprimere le loro idee anche in piazza. La via usuale è quella della richiesta di autorizzazione per evitare manifestazioni di difficile gestione. Ma anche nel caso di non autorizzazione bisogna agire con proporzionalità e rispetto delle regole, a cominciare da quelle costituzionali. L’ente pubblico deve fungere da modello e non può assolutamente cadere nell’arbitrio. Ora temo che si sia riaccesa una miccia quando si sarebbe potuto evitare questo riacutizzarsi della tensione. Sono pendenti ben tre interpellanze in Cc sul caso».

«Il rischio che occorre evitare è quello di voler combattere una battaglia ideologica che non spetta a un ente pubblico locale. Io non voglio essere strumentalizzato e sicuramente in questo caso non è stata la minoranza a essere contro la legalità». Il riferimento è alla narrativa di alcuni media della destra radicale, qualche portale e il ‘Mattino della Domenica’, che avrebbero fatto passare l’equazione che chi in Municipio non ha sostenuto la linea dura contro il presidio, sia dalla sua parte e quindi da quella sbagliata in quanto evento non autorizzato. Tutto questo in un contesto politico che vede l’Udc capeggiare un fronte di destra, in Ticino e in generale in Svizzera, con lo scopo di modificare le regole di polizia nella gestione delle manifestazioni pubbliche. E che nel nostro cantone sembrerebbe aver scelto in particolare Lugano come arena e sponda politica.

‘Antifascismo valore da destra a sinistra’

«Infine ci tengo a chiarire che non si sta discutendo dei contenuti del presidio – premette Badaracco –, mi auguro che a nessuno dia fastidio l’antifascismo, che dovrebbe essere un valore a destra, come a sinistra, come al centro. È un vero peccato che i manifestanti non abbiano chiesto l’autorizzazione. Ci sono però dei limiti oltre i quali l’ente pubblico non può andare e soprattutto un dato è certo: il diritto a manifestare è tutelato dalla Costituzione». «Voler disperdere subito e sul nascere ogni assembramento di persone che manifestano, manu militari e con la forza, è abusivo nel nostro Stato di diritto, che piaccia o meno» sottolinea l’esponente liberale-radicale. Nell’attesa di capire meglio la dinamica del valzer di decisioni, il punto fermo è un’ennesima spaccatura a Palazzo civico. Da una parte i municipali moderati – Badaracco e Filippo Lombardi (Centro) – e il socialista Raoul Ghisletta. Dall’altra il sindaco Michele Foletti, Lorenzo Quadri (Lega), Marco Chiesa (Udc) e Karin Valenzano Rossi (Plr).

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