La crisi climatica, i microbi e noi
‘Viaggio nel mondo invisibile’ di Antonella Fioravanti lega riscaldamento globale e malattie infettive: dati solidi, memoir, qualche eccesso da pamphlet
Di Gulia Negri
Antonella Fioravanti, microbiologa molecolare, “ammazza-batteri” e Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, firma per Aboca ‘Viaggio nel mondo invisibile’, un libro ibrido e ambizioso: un saggio scientifico sul rapporto tra cambiamento climatico e malattie infettive che si intreccia continuamente con il memoir, la militanza civile e il manifesto politico.
La tesi del libro è chiara fin dall’apertura, con la vicenda dell’antrace siberiano del 2016, quando la carcassa di una renna morta nel 1941, scongelata dal permafrost, riattivò spore dormienti e portò a un’epidemia. Da lì l’autrice costruisce il suo argomento: i microrganismi sono la base della vita sulla Terra, regolano i cicli del carbonio e dell’azoto, popolano il nostro corpo, ma si stanno adattando a un pianeta che si scalda, e questo ha conseguenze dirette sulla nostra salute. Ma “il rifiuto della rinuncia è uno dei tratti distintivi dell’umano contemporaneo. Siamo una specie comoda”. Il messaggio finale è però anche di speranza: i microbi possono diventare strumenti per mitigare la crisi climatica.
Dopo un “capitolo zero” didattico sulla catena dell’infezione (agente, serbatoio, porte di uscita, vie di trasmissione, porte di ingresso, ospite suscettibile), il libro attraversa la storia delle grandi pandemie, la resistenza antimicrobica, la stagionalità delle malattie e il “calendario epidemico” di Micaela Martinez, per arrivare al cuore dimostrativo. L’ultima parte raccoglie infatti i dati su alluvioni e malattie respiratorie, gastrointestinali e trasmesse da vettori – come dengue, malaria, chikungunya, febbre della Rift Valley –, oltre a raccontare di permafrost, geni di resistenza antichi, Candida auris, salmonellosi e hantavirosi renale. Particolarmente efficace è l’aneddoto della dengue autoctona in Toscana, che porta il tema alla porta di casa. La resistenza antimicrobica, la “pandemia di cui non parliamo”, e l’intreccio tra clima e malattie infettive sono argomenti che il pubblico spesso conosce poco: l’autrice dichiara di aver faticato a trovare attenzione e fondi su questo fronte, e il libro è anche un tentativo di colmare il vuoto.
Scienza vissuta
La competenza di Fioravanti è senz’altro qualcosa che emerge nel corso della lettura. Il racconto della scoperta del nanobody contro l’antrace, nato per caso da una provetta di sangue di dromedario avanzata in un freezer, è uno dei momenti migliori: scienza vissuta, con i suoi imprevisti, la telefonata della domenica mattina sui topolini guariti, la gioia in pigiama. Questa è testimoniata anche dall’apparato documentario estremamente ampio. Ogni capitolo è sostenuto da note bibliografiche fittissime, con studi su ‘The Lancet’, ‘Nature’, ‘PNAS’: chi vuole verificare o approfondire ha tutto a disposizione. Al tempo stesso, emerge potente la dimensione umana: la perdita del padre per sepsi mentre l’autrice studiava la resistenza batterica, la malattia del marito, il parvovirus in gravidanza, le giornate da volontaria durante l’alluvione di Prato… L’ironia di un’esperta di infezioni travolta dalle infezioni stesse dà al libro una verità emotiva rara nella divulgazione.
Lo stile è volutamente frammentario, fatto di digressioni, citazioni (Spinoza, Orwell, Einstein, Douglas Adams, Radiohead) e passaggi lirici che a volte interrompono il ragionamento scientifico proprio quando sarebbe più incalzante. Alcune parentesi politiche sono di taglio più editoriale che tecnico – si tratta di opinioni legittime, ma si sovrappongono al discorso scientifico e rischiano di allontanare proprio i lettori che il libro vorrebbe convincere – e certe affermazioni andrebbero distinte con più nettezza dai dati verificati. Il registro oscilla tra la lezione di microbiologia e il pamphlet, e il lettore deve accettare di seguire entrambi.
‘Viaggio nel mondo invisibile’ è un libro che vuole far sentire l’urgenza, e in buona parte ci riesce. I dati su resistenza antimicrobica, dengue, colera e malattie post-alluvione sono solidi e inquietanti; la storia personale dell’autrice li rende memorabili. Si può non amare l’oscillazione di toni, ma resta il merito di aver portato nel dibattito pubblico un tema trascurato: i microbi non sono solo nemici da combattere, sono la trama stessa della vita e, forse, una parte della nostra salvezza. Consigliato per lettori curiosi che vogliono capire il legame, ancora poco raccontato, tra crisi climatica e malattie infettive; per chi ha vissuto il Covid-19 e si chiede cosa ci abbia davvero insegnato; per genitori, studenti e insegnanti sensibili ai temi ambientali. Non richiede basi di biologia: l’autrice spiega con pazienza, spesso con esempi quotidiani. Per chi vuole, in definitiva, una lettura che unisca scienza, emozione e senso di responsabilità, e non teme un saggio che prende posizione. Chi cerca un trattato rigoroso e neutro troverà, invece, un testo dichiaratamente partecipe.
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