‘Città spugna’, è ‘il tempo di agire’
In una interrogazione l’AlternativA sollecita il Municipio a dotarsi di un piano per la gestione delle infrastrutture e delle opere pubbliche
Le chiamano le ‘città spugna’. E oggi sono fra le risposte ai guai provocati dai cambiamenti climatici in atto. Le indicazioni degli specialisti, del resto, sono chiare, quanto agli strumenti per agire, ci sono. Anzi, il 23 marzo scorso il parlamento cantonale ha posato un mattone importante nella ‘costruzione’ di un modello che viene definito ormai “strategico”: modificata la Legge sulle strade, si sono fissati nuovi criteri per la gestione delle acque e la sostenibilità degli spazi pubblici. In buona sostanza, tutto ciò ha reso tangibile “la necessità di tradurre questi principi in azione concreta”. Quanto basta per il gruppo dell’AlternativA di Mendrisio per mettere un punto fermo anche nella politica locale. “È quindi giunto il momento – si esorta fra le righe di una interrogazione appena depositata in Cancelleria – che i Comuni e le città provvedano ad adeguare e a rimodernare la loro gestione delle acque e le loro infrastrutture”.
Per passare dalle intenzioni ai fatti, in effetti, occorre far leva proprio sulle cosiddette infrastrutture verdi e blu. Preoccupandosi di governare, da un lato, l’acqua piovana e dall’altro la vegetazione locale. A oggi, rendono attenti i consiglieri comunali Zoe Ostinelli,
Alessandra Caimi e Giampaolo Baragiola, stando all’Ufficio federale dell’ambiente, “il 60 per cento delle superfici insediative svizzere è impermeabilizzato, impedendo all’acqua di infiltrarsi nel terreno” e questo, “influisce direttamente sullo smaltimento delle acque”. L’Ufam ricorda infatti come “durante eventi piovosi intensi, le canalizzazioni delle acque di scarico e, con esse, gli impianti di depurazione delle acque sono sovraccarichi. In queste situazioni, le acque di scarico possono finire nei corpi idrici”; invece la ‘città spugna’ “contrasta queste conseguenze negative”. D’altra parte, si ricorda nell’interrogazione, già nel 2019 l’Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque ha veicolato “il concetto di ‘gestione integrata dell’acqua piovana’ per tenere conto delle sfide attuali legate alle precipitazioni”. Mentre il febbraio scorso in un incontro a Bellinzona l’Associazione Città dell’energia della Svizzera italiana ha proposto “esempi concreti su come riciclare l’acqua piovana”, proprio attraverso il modello di ‘città spugna’.
Tornando a Mendrisio, la prima fase del Piano direttore comunale, richiamano gli autori dell’atto parlamentare, “prevede misure per favorire il ciclo naturale dell’acqua”. Di conseguenza, chiedono, il Municipio “condivide l’importanza del modello della ‘città spugna’ per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici”? Si avverte, insomma, l’esigenza di dare concretezza alle intenzioni. Ed è qui che si domanda se l’Esecutivo preveda di “definire tempistiche chiare e un piano di attuazione per l’integrazione sistematica dei principi che regolano la ‘città spugna’ in tutte le opere pubbliche e riqualificazioni previste nei prossimi anni”; e al contempo se intenda “adottare linee guida tecniche e operative che permettano di regolare il coordinamento e l’interazione tra lavori su sottostrutture (marciapiedi, canalizzazioni, infrastrutture) e apparato radicale degli alberi per evitare compromissioni”. Tra gli strumenti che si mettono sul tavolo vi sono poi anche la possibilità, da una parte, di rendere obbligatoria in futuro “la presenza o il coinvolgimento di figure tecniche specialistiche” – come ingegneri/ingegnere ambientali o esperti di climatologia urbana – nei concorsi di architettura e riqualifica urbana e, dall’altra, di introdurre “un sistema di monitoraggio o di indicatori misurabili” con l’obiettivo di “valutare l’impatto ambientale degli interventi e progetti promossi dalla Città”.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-04-21T07:00:00.0000000Z
2026-04-21T07:00:00.0000000Z
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