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Il broker ‘ha tradito la fiducia dei clienti’

Nella seconda giornata di dibattimento a carico di un 53enne il procuratore pubblico ha chiesto tre anni di pena per un danno da 1,6 milioni di franchi

Retrocessioni occulte o normali compensi per il lavoro svolto? Attorno a questo aut aut si è concentrata la seconda giornata del processo alle Assise criminali di Lugano presieduta da Monica Sartori-Lombardi sugli investimenti milionari andati in fumo in un fondo lussemburghese gestito dal broker 53enne accusato di amministrazione infedele aggravata. La sentenza è prevista per inizio giugno. Ieri a prendere per primo la parola è stato il procuratore pubblico Daniele Galliano, che ha definito il procedimento «uno dei più complessi giunti in quest’aula negli ultimi anni», sia per la struttura del fondo sia per il numero di soggetti coinvolti.

‘Ha agito con scaltrezza’

L’imputato è accusato di aver consigliato ai clienti di investire in un fondo da lui stesso creato e dal quale, secondo l’accusa, avrebbe tratto vantaggi economici attraverso retrocessioni occulte. In totale, stando all’atto d’accusa, avrebbe danneggiato il patrimonio degli investitori – tra cui la famiglia Cordero di Montezemolo – per almeno 1,65 milioni di franchi tra il 2017 e il crollo dei mercati causato dalla pandemia, nel marzo 2020. Il pp ha riconosciuto che il crollo delle borse legato al Covid fosse «difficilmente prevedibile» e che «nessuno poteva immaginare che il Nasdaq perdesse così tanto».

Tuttavia, per Galliano il 53enne ricopriva contemporaneamente il ruolo di consulente finanziario dei clienti e ideatore del fondo e che «sceglieva la struttura degli investimenti». Il rapporto con gli investitori presentava «tutti gli aspetti di un contratto di mandato», facendo sorgere precisi obblighi di «diligenza e fedeltà». Ed è proprio qui che, secondo l’accusa, nascerebbe il conflitto d’interessi: il broker avrebbe consigliato ai clienti un prodotto creato da lui stesso, dal quale traeva vantaggi economici tramite il sistema delle fees, senza «un’informazione trasparente» agli investitori. Il procuratore ha poi affrontato il tema delle commissioni finite a società riconducibili al 53enne, spiegando che il nodo giuridico centrale consiste nello stabilire se questi storni di fees possano essere assimilati a retrocessioni. «È un terreno inesplorato, non c’è dottrina né giurisprudenza», ha osservato, rimettendo «al giudizio della Corte» la valutazione finale. Il pp ha comunque formulato una proposta di condanna di tre anni di detenzione, metà da espiare, sottolineando «la struttura opaca» costruita dall’imputato e «la scaltrezza nel suo agire».

‘Si è reso irreperibile’

Il nocciolo del procedimento, per il patrocinatore privato di alcuni clienti del 53enne italiano, Emanuele

Verda, «non riguarda il Covid», bensì «la fiducia subdolamente tradita» degli investitori. I suoi assistiti, ha spiegato, cercavano soprattutto trasparenza e protezione del capitale, affidandosi al 53enne anche per la sua immagine di consulente indipendente. Secondo il legale, il broker avrebbe consigliato investimenti senza fornire adeguatamente i prospetti informativi e senza mai suggerire di disinvestire, nemmeno durante il crollo dei mercati. Verda ha inoltre citato un ultimo investimento da 5 milioni di euro proposto il 26 febbraio 2020, pochi giorni prima del collasso del fondo, definendolo una prova della sua «avidità». Per il patrocinatore, il vero problema sarebbe stata la struttura stessa del fondo, caratterizzata da comparti «speculativi» e da «leve finanziarie esorbitanti, anche del 400%», incompatibili con l’obiettivo di rendimento moderato richiesto dagli investitori. «Il Covid è diventato il coperchio buono per tutte le pentole», ha affermato Verda, ricordando perdite pari a 78,5 milioni per la famiglia Cordero di Montezemolo, 45 milioni per un secondo suo assistito e 7 milioni per un terzo.

Sulla stessa linea anche Filippo Ferrari, altro patrocinatore degli accusatori privati, secondo cui il broker avrebbe costruito una struttura sofisticata lasciando volutamente poche tracce del reale funzionamento delle società coinvolte. In merito al presunto mancato obbligo d’informazione ha specificato che «in un contratto di mandato con questioni finanziarie di estrema importanza», il broker avrebbe affidato «solo alla voce» un elemento fondamentale «come la propria cointeressenza nel fondo». Il patrocinatore ha inoltre accusato il 53enne di essersi reso irreperibile nelle settimane successive al crollo finanziario del marzo 2020 quando «ha capito che c’era qualcosa che non andava». Ferrari e Verda hanno dunque chiesto che l’imputato risarcisca i danni milionari subiti dai loro assistiti.

‘Impianto accusatorio fragile’

Dal canto suo, il difensore del ‘broker dei vip’ Elio

Brunetti ha definito l’impianto accusatorio «fondato su una sistematica confusione» e incapace di individuare «una condotta penalmente rilevante».

Secondo la difesa, i clienti non avrebbero mai conferito un mandato di gestione patrimoniale, ma soltanto di consulenza. Brunetti ha sostenuto che il broker non disponesse di alcun potere decisionale sul fondo e che tutte le strutture coinvolte fossero organi reali e indipendenti. Per il legale, l’accusa avrebbe cercato di «trasformare in patologico ciò che è fisiologico», criminalizzando pratiche di mercato lecite e conformi agli standard del settore. I compensi percepiti, ha aggiunto, erano «contrattualmente previsti» e chiaramente indicati nel prospetto del fondo. Brunetti ha inoltre escluso l’esistenza del dolo, sostenendo che chi opera con «strutture internazionali vigilate» e con clienti di questo livello «non agisce nella consapevolezza di infrangere la legge». Il difensore ha quindi chiesto il proscioglimento completo del suo assistito, la revoca dei sequestri e il riconoscimento di un indennizzo, «commisurato alla complessità del caso». Prima della conclusione dell’udienza, l’imputato ha ribadito la propria estraneità ai fatti contestati: «Non sono mai stato il gestore del patrimonio degli investitori del fondo». Ha inoltre ricordato il peso personale del procedimento, durato oltre cinque anni, dicendosi fiducioso che la Corte possa «valutare i fatti in maniera rigorosa».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-05-08T07:00:00.0000000Z

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