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Bambina molestata sessualmente ‘Non ero mentalmente stabile’

Condannato a 16 mesi sospesi ed espulso il colpevole

Di Dino Stevanovic

L’ha definito un gioco, arrivando a paragonare il proprio pene a uno squishy, ovvero degli antistress in spugna colorati e amati dai bambini. Ma di ludico, non c’era nulla. Si parla infatti di una molestia sessuale, ancor più odiosa in quanto compiuta nei confronti di una bambina che all’epoca dei fatti aveva 9 anni. Il caso è stato discusso ieri alle Assise correzionali di Lugano, in un processo tenutosi a porte chiuse per la tutela della vittima, e l’imputato è stato condannato a sedici mesi sospesi condizionalmente per due anni e all’espulsione dalla Svizzera per cinque anni. Contesto dei fatti, è uno studio medico a Lugano. Lì lavorava il giovane come impiegato e lavorava altrettanto la madre della bambina. Mentre quest’ultima era impegnata con un paziente, l’imputato – un italiano residente nel proprio Paese, oggi 22enne, difeso dall’avvocata Alessia Minotti – si è dunque trovato da solo con la piccola. Le ha proposto un gioco: farle indovinare con il tatto e a occhi chiusi che cosa lui avesse in tasca. Inizialmente il gioco era tale: dalla tasca dei pantaloni sono stati estratti degli oggetti che la bambina aveva effettivamente individuato. Il giovane tuttavia, in seguito a un’erezione ha chiesto alla bambina di toccare anche l’ultimo oggetto in tasca. Il suo pene. Dopo che la vittima ha nuovamente infilato la mano nella sua tasca, il 22enne le ha detto che cosa fosse invitandola a ritoccarlo e a vederlo. La bambina rifiuta, ma lui le afferra la mano portandola sui propri genitali e masturbandosi. La ragazzina riesce quindi ad allontanarsi, ma viene inseguita in un’altra stanza dello studio dal giovane, che lì si abbassa pantaloni e mutande, mostrandole l’erezione e toccandosi. La bambina si allontana nuovamente e l’imputato a questo punto conclude la molestia dicendole di non dire nulla dell’accaduto.

L’accaduto invece è, fortunatamente, emerso. «In quel periodo avevo interrotto unilateralmente la farmacoterapia che stavo seguendo (per problemi personali pregressi, ndr) – si è giustificato il giovane – e questo ha fatto riaffiorare la mia impulsività, anche sessuale. Sono molto dispiaciuto, mi sento in colpa e mi scuso. Non provo alcuna attrazione per i minori, ma ero mentalmente instabile». Secondo il procuratore pubblico Simone Barca, l’assunzione di responsabilità è credibile, prova ne è l’aver spontaneamente iniziato un percorso terapeutico, accolto poi dal presidente della Corte

Curzio Guscetti come norma di condotta durante il periodo di prova, condannandolo per atti sessuali con fanciulli e aggressione sessuale anche all’interdizione a vita all’attività professionale ed extra professionale a contatto con i minori.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-03-06T08:00:00.0000000Z

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