Povertà, le donne fragili tra i deboli
Una interrogazione interpartitica accende i riflettori sulla situazione in Città, già indagata dal ‘Bilancio di genere’, e interpella su misure e rimedi
Di Daniela Carugati
È una realtà silenziosa e invisibile ai più. La povertà, però, c’è. E colpisce le fasce più fragili della popolazione, tra cui anche le donne. Anzi, quasi una donna su tre che cresce da sola i suoi figli in Ticino è in ‘povertà assoluta’. Già nel 2020 a Mendrisio il ‘Bilancio di genere’ aveva fatto emergere questa situazione, corroborata nel tempo dai dati statistici. Numeri dietro i quali si cela la fatica di vivere. E allora è bene avere consapevolezza di qual è oggi lo scenario cittadino. Un interrogativo che per diciannove consigliere e consiglieri comunali di AltermativA, Centro e Plr – questa volta le politiche locali hanno avuto man forte dai colleghi – vale un’urgenza. Fotografare l’attualità darebbe modo, si fa capire nell’atto parlamentare interpartitico depositato in Cancelleria, di capire quali sono i cambiamenti intercorsi nella società comunale in questi ultimi sei anni circa. Del resto, ricordano i firmatari, Mendrisio “aveva già mostrato la propria sensibilità sul tema promuovendo uno studio specifico sulla povertà”.
L’effetto frontiera
Grafici e analisi sono impietosi. Secondo le ultime indicazioni dell’Ufficio federale di statistica, rimbalzate di recente sul quotidiano romando ‘Le Courrier’, in Ticino, come fanno notare gli stessi firmatari dell’interrogazione, quasi una persona su quattro è sulla soglia della povertà. Nel 2023, si precisa, “i soggetti a rischio erano il 23,3 per cento, più di tre volte rispetto alla Svizzera tedesca, dove il tasso era del 7,5 per cento”. E volendo ricercare le cause, l’attenzione si sofferma sul livello dei salari, su cui si riverbera la vicinanza con l’Italia.
Ecco che oggi, si fa presente ancora, l’indigenza diventa “un problema strutturale cronico” e le più esposte sono proprio le fasce di popolazione più vulnerabili, alle prese con costi di cassa malati e affitti in aumento. Caritas lo ha ribadito: le spese in crescita colpiranno “duramente le economie domestiche nel 2026, con il 29 per cento dei ticinesi e delle ticinesi costretti a tagliare il budget familiare”.
Famiglie monoparentali in difficoltà
Alla luce del “Rapporto sociale: statistica sulla povertà in Ticino” dell’Ufficio di statistica, poi si evince come “le differenze complessive più importanti si osservano declinando i risultati in funzione del tipo di economia domestica”. E la categoria, si richiama, “che si discosta maggiormente dalle altre è ‘un adulto con minori’, che nel 2018 rappresentava circa il 3 per cento degli individui”. Non solo, “la stragrande maggioranza di queste economie domestiche è composta da donne sole con minori, una sottocategoria delle famiglie monoparentali”. Ancora una volta, però, è Caritas, facendo riferimento al documento ‘Le famiglie in Svizzera dell’Ufficio Federale di Statistica’ del 2021, a rendere attenti sul fatto che “tre famiglie monoparentali su quattro dichiarano di avere difficoltà ad arrivare a fine mese”.
Ecco chi bussa all’Antenna sociale
E a pesare, come evidenziato nel ‘Bilancio di genere’, sono “il modello culturale tradizionale di divisione dei ruoli”, il maggiore ricorso delle donne al tempo parziale, al pari della conciliabilità tra famiglia e lavoro, soprattutto laddove vi sono “un basso livello di istruzione, con un basso reddito e una scarsa integrazione”. Uno scenario, quello della “maggiore esposizione delle donne al rischio di fragilizzazione economica e sociale”, che, si richiama nell’interrogazione, viene restituito anche dall’osservatorio dell’Antenna sociale di Mendrisio. La sua utenza, infatti, è composta per il 60 per cento da donne, persone sole, coppie con figli, coabitazioni e famiglie monoparentali celibi-nubili, divorziati, senza attività lavorativa.
Quanto basta per interrogarsi sui rimedi e su “quali misure sono state finora implementate per contrastare i fenomeni di povertà e precarietà delle donne” e per sollecitare al contempo l’Esecutivo a valutare “un aggiornamento del ‘Bilancio di genere’, affinché questo strumento sia regolarmente integrato nelle politiche sociali della Città”. Anche perché, rilanciano autrici e autori dell’atto parlamentare, in febbraio l’Ufficio federale di statistica ha lanciato un nuovo “campanello di allarme”.
Le privazioni dei più piccoli
In effetti, ripercorrendo i risultati dell’indagine condotta sui redditi e sulle condizioni di vita da parte dell’Ufficio federale di statistica, “nel 2024 il 4,9 per cento delle persone sotto i 16 anni in Svizzera è stato colpito da almeno tre deprivazioni specifiche a questa categoria. Si tratta di uno dei valori più bassi in tutta Europa”, si fa notare. Ma c’è di più: “La percentuale di bambini deprivati è nettamente più alta tra quelli che vivono in un’economia domestica a basso reddito o monoparentale (circa il 14 per cento)”. Ecco che nel raffronto con la popolazione totale, “il tasso di povertà in Svizzera si attestava (due anni orsono, ndr) all’8,4 per cento”. E qui si fanno strada altre due domande: “Qual è la situazione dell’infanzia?” a Mendrisio. E in che modo “il progetto di educativa territoriale permette di intercettare situazione di fragilità?”.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-03-12T07:00:00.0000000Z
2026-03-12T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281801405467911
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