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Puc del Monte Generoso, è tempo di una revisione

di Ivo Durisch e Grazia Bianchi, Cittadini per il territorio del Mendrisiotto

Da sempre il Monte Generoso riveste una grande importanza per la nostra regione e la sua popolazione: è quasi superfluo ricordarlo. Accenniamo soltanto agli aspetti principali che fanno di questa montagna (...)

Ci viene detto che siamo egoiste, troppo concentrate sulla carriera, troppo indipendenti, troppo poco disponibili a “fare figli”. È una lettura semplicistica e ingiusta. Perché fare figli dipende anche dalle condizioni materiali, economiche e sociali che permettono a una persona di immaginare il proprio futuro con serenità. Analizzare il fenomeno della denatalità è importante, ma occorrerebbe farlo in modo sistemico, considerando tutto ciò che la genitorialità comporta oggi. Forse allora ci renderemmo conto che il vero problema non è l’egoismo delle donne, bensì l’assenza di politiche pubbliche davvero capaci di sostenere le famiglie. Basta guardare alla Svizzera. Il congedo parentale, di fatto, non esiste: 14 settimane per le madri e appena due per i padri. Un tempo insufficiente per costruire un equilibrio familiare nei primi mesi di vita di un neonato e che continua a scaricare quasi interamente sulle donne il peso della cura.

Poi arriva il momento del rientro al lavoro, quando il problema si complica ulteriormente. Sempre che un lavoro ci sia ancora. Sempre che il datore di lavoro sia disposto ad accettare una madre con esigenze familiari. Sempre che si riesca a trovare una struttura di accudimento a prezzo accessibile. Gli asili nido sono spesso insufficienti, difficili da ottenere e, soprattutto, troppo costosi. In molti casi, una parte enorme del salario finisce nelle rette. Per tante famiglie, e in particolare per molte donne, lavorare a tempo pieno non conviene economicamente. E così si resta a casa, non per libera scelta, ma perché il sistema rende quella l’unica opzione sostenibile.

A questo si aggiunge un mercato del lavoro ancora profondamente ostile alle donne. Le disparità salariali persistono, le carriere si interrompono con la maternità e il lavoro di cura continua a essere considerato una “questione private” da risolvere individualmente. Le donne guadagnano meno, hanno più probabilità di dover ridurre il proprio grado di occupazione e subiscono ancora penalizzazioni professionali quando diventano madri. Questo anche perché non esiste una cultura professionale di tempo parziale per i lavoratori padri.

Parliamo spesso di conciliazione tra lavoro e famiglia come se fosse una questione organizzativa individuale. In realtà è una responsabilità collettiva e politica. Servono investimenti concreti: strutture pubbliche accessibili dalla prima infanzia fino all’età scolastica, mense, pre e doposcuola. E queste strutture non sono semplici “posteggi” per bambini, ma luoghi educativi importanti per la loro crescita e la loro socializzazione. Ci viene spesso ripetuto che “i bambini devono stare con i genitori”. Per molte famiglie è certamente così. Ma allora bisogna creare le condizioni affinché questo sia davvero possibile: salari più alti, lavoro a tempo parziale dignitosamente retribuito, riduzione dell’orario lavorativo senza penalizzazioni salariali. Non si può continuare a chiedere alle famiglie di fare tutto da sole.

E poi ci sono le paure del presente: le guerre, le tensioni internazionali, la crisi climatica, l’aumento del costo della vita, l’incertezza economica. Tutti elementi che pesano inevitabilmente su chi sta pensando di mettere al mondo un figlio. Diventare genitori richiede fiducia nel futuro. E oggi quella fiducia, per molti giovani adulti, è sempre più fragile. Non avere figli non è una scelta egoista. Egoista è piuttosto quella maggioranza politica che continua a parlare di famiglia senza voler investire davvero nelle politiche familiari. È miope chi si preoccupa del calo demografico ma rifiuta di costruire le condizioni necessarie affinché le persone possano scegliere liberamente di diventare genitori. Ripenso a quella conversazione tra amiche. Non so chi di noi diventerà madre e chi no. Ma una cosa la so con certezza: nessuna di noi sente di poter prendere una decisione così importante con serenità. E questo non perché manchi il desiderio, ma perché troppo spesso ci sentiamo lasciate sole dallo Stato, dall’economia e dalla politica.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-05-16T07:00:00.0000000Z

2026-05-16T07:00:00.0000000Z

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