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‘Violenza marcata e senza giustificazioni’

A processo un 21enne accusato di tentate lesioni gravi e aggressione: l’accusa chiede 4 anni e 4 mesi; la difesa una condanna per lesioni semplici

Di Prisca Colombini

Rientrano nei casi «non più isolati che – come li ha definiti la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo – vedono coinvolti giovani adulti privi di punti di riferimento che arrivano a commettere reati di particolare gravità contro l’integrità fisica» i fatti esaminati dalla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Curzio Guscetti (a latere Renata Loss Campana ed Emilie Mordasini). Alla sbarra compare un 21enne cittadino portoghese, nato e cresciuto in Ticino, che deve rispondere di tentate lesioni gravi, aggressione, lesioni gravi (subordinatamente tentate lesioni gravi), violazione di domicilio e contravvenzione alla Legge federale sul trasporto viaggiatori e alla Legge federale sugli stupefacenti. Le imputazioni principali riguardano due casi di violenza avvenuti nel centro di Lugano tra marzo e aprile dell’anno scorso. L’accusa ha proposto una condanna a 4 anni e 4 mesi di detenzione. L’avvocato Sofia Padlina si è invece battuta per una condanna a 2 anni e 6 mesi. La sentenza è attesa oggi pomeriggio.

Due casi nella notte luganese

I fatti, come detto, si sono svolti nella notte luganese e sono stati entrambi ripresi dalle videocamere di sorveglianza della Città. Il primo in ordine di tempo risale al 23 marzo 2025 all’esterno di un noto locale pubblico. Stando all’atto d’accusa, l’imputato, nascosto dal cappuccio della sua giacca, ha sferrato un violento pugno a un altro uomo, “facendolo cadere a terra come un sacco di patate” per poi allontanarsi. Il secondo caso, che ha portato al suo arresto, risale invece al 12 aprile: in mezz’ora il 21enne ha dapprima aggredito e poi tentato di sfregiare con un coltello la stessa persona, un giovane già noto alle autorità giudiziarie. Proprio questi precedenti – l’incendio del rustico dove la madre è stata uccisa e un accoltellamento – hanno spinto l’imputato a prendere le distanze. «Ci conosciamo fin da piccoli: crescendo si è rovinato – ha spiegato –. Saputo dei suoi reati, semplicemente non volevo più avere a che fare con lui». Dopo la sua uscita dal carcere «ho cercato subito di allontanarlo. Quando mi incontrava cercava il litigio senza un motivo specifico».

Il coltello per ‘intimorirlo’

Interrogato su questi fatti, l’imputato ha ammesso l’aggressione ma non il tentativo di colpire con un coltello. «Mi ricordo di aver alzato le mani e ho sbagliato – ha dichiarato –. Ma non gli ho tirato nessun calcio alla testa quando è caduto. L’ho tenuto a terra con il piede». Obiettivo dell’azione, stando sempre alle parole del giovane, era «intimorirlo il più possibile: altre volte ho chiamato la polizia e non è cambiato nulla. Volevo che mi lasciasse stare e che non mi desse più fastidio in futuro». Anche l’avere un coltello tra le mani serviva a «intimorirlo: l’ho aperto – la lunghezza della lama era di circa quattro dita; l’ho perso e non l’ho mai trovato, mentre tornavo in stazione – ma non l’ho usato e non ho ferito la sua mano». L’imputato non ha saputo dare spiegazioni su quando e come il suo antagonista si sia ferito alla mano («è imprevedibile»). I fatti del marzo 2025 coinvolgono invece un altro uomo. «Non so chi è, non l’ho mai incontrato e non l’ho mai colpito». Quella sera «so che ero a Lugano con degli amici». L’imputato ha scelto di non rispondere alle altre domande formulate dalla Corte. La vittima è ancora in cura per un’importante ferita al volto.

‘Episodi che incidono sul senso di sicurezza collettiva’

Quelli esaminati sono «episodi che incidono sul senso di sicurezza collettiva» perché commessi «nel centro di Lugano dove chiunque può trovarsi tra questi ragazzi». Per la procuratrice pubblica la colpa del 21enne è «elevata» trattandosi di «violenza marcata esercitata in contesti privi di qualsiasi giustificazione ed esercitata con disinvoltura». Nel caso delle tentate lesioni «è importante il numero dei colpi inferti: le riprese ci restituiscono solo una parte di quanto accaduto, per questo l’ipotesi di reato non è più grave, ma le azioni possono essere ricostruite con l’ombra riflessa sull’asfalto». Nell’altro caso «più che le azioni contano le conseguenze: le immagini sono chiare e l’imputato è riconoscibile anche se nega». L’avvocato Letizia Vezzoni ha chiesto per lui un risarcimento per torto morale di 10mila franchi e 400 franchi per i danni materiali diretti. L’altro uomo non si è invece costituito accusatore privato.

‘L’ultima occasione’

Obiettivo dell’avvocato Sofia Padlina non è stato «una difesa a oltranza» ma la necessità di «garantire un processo equo al ragazzo giovane, spavaldo, impulsivo ma anche impaurito che mi sono trovata davanti in Polizia al momento dell’arresto» e che in questo anno «ha preso coscienza che le cose devono cambiare: sa che questa è l’ultima occasione». Per la legale il 21enne deve essere condannato per «lesioni semplici: dalle immagini è impossibile determinare quello che è successo: ci si basa sulle ombre ed è difficile, se non impossibile, stabilire con certezza se il mio cliente avesse il coltello in mano e se la lama fosse aperta portando quindi al ferimento della vittima in quel frangente».

La rabbia da curare

Arrivato in aula con precedenti penali specifici, l’imputato non ha nascosto il suo «essere esplosivo nelle mie reazioni quando provocato» e, rispondendo alle domande sulle tentate lesioni, ha più volte ammesso di «avere sbroccato e non essersi saputo trattenere». La perizia a cui è stato sottoposto ha evidenziato un disturbo della personalità antisociale, oltre a disturbi psichici e comportamentali dovuti al consumo di alcol. In carcere il 21enne ha iniziato, su sua richiesta, un trattamento ambulatoriale che si è detto d’accordo a continuare.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-05-05T07:00:00.0000000Z

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