Nasce il Giardino delle cure intense
La Clinica Moncucco inaugura un nuovo spazio terapeutico e riabilitativo per aiutare i pazienti nella loro ripresa. Si tratta di un unicum a livello svizzero
Di Prisca Colombini
I primi pazienti lo hanno già potuto sperimentare, approfittando della bella stagione e delle temperature elevate. «Quello che ci ha dato grande soddisfazione è stato vederli ritrovare il sorriso e riprendere una mimica di serenità». Così Maria Pia Pollizzi, vicedirettrice del Gruppo Ospedaliero Moncucco e caposervizio delle cure infermieristiche descrive il ‘Giardino delle cure intense’, il nuovo spazio terapeutico introdotto da qualche settimana alla Clinica Moncucco. L’area esterna è direttamente adiacente alla medicina intensiva ed è stata concepita come parte del percorso terapeutico e riabilitativo. Il progetto si inserisce infatti nel percorso di umanizzazione della medicina intensiva, arrivato alla terza fase, che la Clinica sta sviluppando da tempo.
Gli obiettivi del giardino
Il giardino è al momento un unicum nel panorama svizzero. Permette di mobilizzare precocemente i pazienti e accompagnarli all’esterno in condizioni di sicurezza. Un elemento fondamentale del progetto è proprio la vicinanza con il reparto: contenere le distanze consente di ridurre gli spostamenti dei pazienti più fragili e di garantire, al tempo stesso, la tempestiva disponibilità del personale clinico in caso di necessità. L’accesso può avvenire già dopo l’estubazione e, in casi selezionati sulla base delle condizioni cliniche, anche quando è ancora necessario un supporto ventilatorio. Questo perché la mobilizzazione precoce, associata all’esposizione alla luce naturale, all’aria aperta e ai normali riferimenti ambientali e temporali, può contribuire al recupero fisico e cognitivo del paziente critico. «Abbiamo creduto in quella che è l’evoluzione nella cura stessa del paziente – continua Maria Pia Pollizzi –. Dopo lunghi periodi di tecnologia in un ambiente ‘asettico’ e condizionato da rumori particolari, si è voluto dare la possibilità a pazienti selezionati, perché purtroppo non sarà possibile farlo con tutti, di essere riportati pian pianino a quella che è la vita reale, con i suoi odori, i rumori, la luce del sole che ti accarezza la pelle e il vento. L’obiettivo è insomma quello di creare, non appena le condizioni cliniche lo consentono, le condizioni più favorevoli per recuperare progressivamente autonomia e funzionalità». Il progetto mira inoltre a contrastare gli effetti dell’immobilità e delle sedazioni prolungate e a ridurre il rischio di complicanze legate alla degenza in medicina intensiva.
Le prime due fasi: il diario e l’aromaterapia
Il Giardino delle cure intense è la terza tappa voluta dalla struttura sanitaria. «La Clinica Moncucco crede molto nell’umanizzazione delle cure e soprattutto delle cure intensive – aggiunge la vicedirettrice –. L’importante esperienza del Covid ha messo in evidenza quanto sia importante anche la cura di aspetti più olistici e non solo la medicina altamente intensiva». Il percorso è iniziato con l’introduzione del ‘Diario del paziente’. Si tratta di uno strumento pensato per accompagnare il paziente durante il periodo di sedazione e di ricovero. Giorno dopo giorno un diario cartaceo
raccoglie pensieri, messaggi, saluti e frammenti di quotidianità affidati alle sue pagine dai familiari e dai professionisti sanitari. Una volta superata la fase critica, il diario consente al paziente di ricostruire un periodo del proprio percorso di cura del quale può conservare ricordi frammentari o non avere memoria. Sessanta giorni dopo le dimissioni, il paziente riceverà il diario, che assumerà quindi una funzione che si estende oltre il ricovero, accompagnando la persona anche nella fase successiva alla malattia critica. È in seguito stata introdotta anche l’aromaterapia, praticata da personale infermieristico specificatamente formato e modulata in funzione delle condizioni e delle esigenze del singolo paziente. «Da anni ci sono studi che evidenziano che l’impiego di stimoli olfattivi, o l’applicazione cutanea di preparati specifici, rappresenta un intervento complementare finalizzato a favorire il recupero del paziente durante la degenza», sottolinea ancora Pollizzi.
Studi e confronti continuano
Dopo il Giardino delle cure intense ci saranno nuovi progetti? «Al momento vorremmo dedicarci alla raccolta dei dati relativi a questo nuovo progetto per poterci confrontare e valutare l’evoluzione delle esperienze – è la risposta di Maria Pia Pollizzi –. Gli studi e i confronti che abbiamo in corso sui network dedicati all’evoluzione delle terapie intensive, così come quelli con i Paesi che hanno cominciato con queste esperienze, fanno sì che in cantiere ci siano tante idee che possono essere esplorate e studiate». Anche la procedura che ha portato alla creazione del Giardino è stata oggetto di discussioni. «Nei vari confronti su riviste specializzate del settore sono state sviluppate discussioni e forum sull’idea di aprire le terapie intensive. Reparti che nell’immaginario collettivo sono ambienti chiusi – conclude Maria Pia Pollizzi –. Ci è sembrato quindi interessante, approfittando anche della terrazza già presente attigua alle cure intense, andare verso lo sviluppo di questo progetto». Il Giardino permette quindi alla Clinica Moncucco di consolidare un approccio che integra la complessità delle cure intensive con modalità organizzative e assistenziali orientate alla centralità della persona, al suo recupero e al progressivo ritorno all’autonomia.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-09-03T07:00:00.0000000Z
2026-09-03T07:00:00.0000000Z
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