‘Grande preoccupazione’ per la chiusura di Chiasso
La Sem dà garanzie sulla riapertura della struttura, ma il fronte sindacale intende lottare per la tutela dei posti di lavoro. ‘Licenziamenti in vista’
Di Daniela Carugati
Gli occhi delle persone oggi alle dipendenze di AOZ sono tutti puntati sulla struttura federale di via Motta a Chiasso. Sanno che una sua chiusura prolungata (o definitiva) potrebbe significare la perdita di quasi 40 posti di lavoro. E la preoccupazione è «grande», si è detto a chiare lettere, venerdì scorso, al fronte sindacale – Vpod e Ocst –, che ha convocato il personale in una assemblea straordinaria a Balerna per parlare proprio di ciò che attende nel prossimo futuro queste donne e questi uomini di ogni età. Oggi di garanzie, si lascia intendere, ce ne sono poche. Non si sa neppure quanti saranno gli esuberi tra chi opera all’interno del Centro federale d’asilo a Pasture. Al momento, in effetti, la sola certezza è che l’attuale datore di lavoro – che in Ticino occupa 120 impiegati nel settore dell’assistenza ai richiedenti l’asilo – intende chiudere quanto prima (entro il 3 ottobre) i suoi contratti: all’Ispettorato del lavoro ha già prospettato che vi saranno delle eccedenze (quindi dei licenziamenti collettivi). Di conseguenza vi saranno dei ridimensionamenti. Mentre non è chiaro quale sarà la politica della società, una multinazionale, che ha vinto il bando di concorso indetto dalla Segreteria di Stato della migrazione (Sem). Dal primo gennaio 2027 sarà, infatti, ORS a subentrare in tutte le mansioni, ovvero dall’assistenza medica ai servizi di base, quindi vitto, abbigliamento e fornitura di articoli per l’igiene. E l’interrogativo che urge e si fa strada è: in quanti saranno riassunti? Nessuno si fa troppe illusioni, ma nemmeno si è pronti ad arrendersi tanto facilmente. Ciò che conta adesso, hanno esortato Edoardo Cappelletti, co-segretario Vpod – il sindacato firmatario degli accordi a livello nazionale – e Nenad Jovanovic, vicesegretario regionale Ocst del Mendrisiotto, è mostrarsi compatti e determinati nella difesa dell’occupazione in Ticino, messa ormai a dura prova. La prima rivendicazione della risoluzione votata all’unanimità dal plenum è, in effetti, quella di mantenere tutti i posti di lavoro esistenti – impieghi, si rimarca, qualificati –, oltre che di tutelare le condizioni salariali. Allo stesso tempo si chiama in causa la Sem e si chiede un “impegno deciso” da parte del Consiglio di Stato e della deputazione ticinese alle Camere federali. Si confida, infatti, che le istituzioni, si annota, «facciano loro questa battaglia per portare questa voce a Berna». Dalla Segreteria di Stato della migrazione ci si aspetta, d’altro canto, una “assunzione di responsabilità sociale”, affinché possa assicurare, una volta di più, che “il passaggio da AOZ a ORS avvenga a piena tutela dell’occupazione e delle condizioni di lavoro esistenti”, anche a partire, si rilancia, “da una riapertura del Centro di Chiasso”.
Via Motta, la data ancora non c’è
Sarà così? Lo abbiamo domandato direttamente alla Sem. Si è valutato una riapertura o meno della struttura di via Motta? «La data di riapertura non è ancora stata fissata – ci è stato confermato –. Questa dipenderà dal numero di domande d’asilo ricevute e dalle relative capacità di accoglienza. La Sem monitora costantemente la situazione». Vi sono garanzie in merito alla sua riattivazione, come rivendicato nella risoluzione? «Sì». Al momento ci si deve aggrappare, dunque, a questa risposta positiva. I timori tra i dipendenti, del resto, non mancano. Ma pure la voglia di lottare non fa difetto. In fondo a Pasture vi è l’unica Commissione del personale nell’ambito dei Centri federali d’asilo in Svizzera. «Ed è per questo – ha fatto notare Cappelletti – che dal Ticino può arrivare un segnale forte verso gli altri Centri, che condividono le stesse preoccupazioni». Anche perché, rilanciano i sindacati, «non tutto è perduto». Certo, si fa capire, occorre esercitare delle pressioni affinché i riflettori sulla situazione dei collaboratori a Pasture restino accesi. Il rischio, ribadisce Cappelletti, è quello di assistere a «un’ulteriore perdita di tessuto socioeconomico nel comprensorio di Chiasso».
‘Abbiamo a che fare con persone’
Nel frattempo, fa sapere Nenad Jovanovic, verrà chiesta una proroga sulla procedura di consultazione in vista della disdetta collettiva dei contratti: «Due settimane non sono un tempo idoneo. Bisogna avere tutti gli elementi per richiedere le tutele migliori». Su un altro fronte a livello sindacale non si può accettare che la Confederazione, una volta assegnato il mandato, si richiama, «se ne disinteressi». Quindi, si annuncia, ci si batterà per scongiurare un peggioramento delle condizioni di lavoro e per riuscire a concludere con ORS un Contratto collettivo di lavoro (Ccl) equivalente a quello stipulato con AOZ. Allo stesso modo ci si attiverà per assicurare un ricollocamento a coloro i quali non si vedranno riconfermati; e, ultima ratio, si metterà a punto un piano sociale “solido e concertato”. «Chiediamo di essere accompagnati con dignità», si è levata una voce dall’assemblea. «Non dimentichiamoci poi – ha fatto eco un’altra – che non fabbrichiamo orologi, ma abbiamo a che fare con delle persone».
In base al nuovo mandato, la Segreteria di Stato della migrazione, abbiamo chiesto, è al corrente del numero di collaboratori che verranno riassunti e saranno operativi dal 2027 a Pasture con ORS?
Il cambio di fornitore di servizi non comporta alcuna riduzione del personale in quanto è la Sem a stabilire i requisiti relativi all’organico – ci è stato risposto –. Le assunzioni sono appena iniziate, pertanto non è ancora noto quanti degli attuali collaboratori del personale del fornitore di servizi di assistenza passeranno al nuovo titolare del mandato. Ciò andrebbe verificato direttamente presso il fornitore di servizi.
In base a quali criteri è stata scelta l’offerta di ORS? A prima vista sembra aver prevalso il minor prezzo: è così?
I criteri per l’aggiudicazione dei lotti erano: la pianificazione del personale e la capacità di adattamento alle fluttuazioni, l’erogazione delle prestazioni di assistenza di base, l’accompagnamento e le attività, la formazione di base e continua del personale, nonché il prezzo. I ‘criteri di qualità’ erano ponderati al 60 per cento, il prezzo al 40 per cento. La Sem è tenuta ad appaltare le prestazioni in base alle esigenze e a garantire un impiego oculato dei fondi pubblici.
Dall’assemblea è emersa anche la necessità di introdurre nei concorsi criteri sociali più stringenti e vincolanti sulla continuità dei rapporti di lavoro, a tutela del rispetto del Ccl e delle condizioni salariali: si pensa di accogliere questa richiesta?
Ogni volta che si verifica un cambio di fornitore di servizi, vengono organizzati degli incontri di reclutamento. L’esperienza dimostra che, in caso di cambio, molti passano alla nuova azienda. Chi fornisce le proprie prestazioni in Svizzera è tenuto a osservare le seguenti disposizioni, determinanti nel luogo della prestazione: le disposizioni salariali e altre disposizioni del diritto del lavoro contenute nei Contratti collettivi e normali di lavoro e, in assenza di tali strumenti, le condizioni di lavoro e salario usuali nel luogo, nella professione e nel settore.
LA SEM
‘Mandati, non solo una questione di prezzo’
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-09-29T07:00:00.0000000Z
2026-09-29T07:00:00.0000000Z
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