Truffa da oltre 50 milioni, tre condanne
Inflitti cinque anni e mezzo di prigione all’ideatore dell’operazione, quattro anni all’ex amico della vittima e tre anni, di cui due sospesi al professionista
Di Alfonso Reggiani
Dopo aver ascoltato la sentenza di condanna pronunciata nei loro confronti dal giudice Amos Pagnamenta, sono stati riportati dietro le sbarre i tre imputati al processo per la maxitruffa di più di 50 milioni di franchi ai danni di un ricco georgiano. Ieri, a una settimana dalla fine del dibattimento, il presidente della Corte delle Assise criminali ha riconosciuto la colpevolezza del terzetto ma ha inflitto pene inferiori, complessivamente 12 anni e mezzo di carcere, rispetto alla richiesta di 17 anni e mezzo, formulata dalla procuratrice generale sostituta Chiara Borelli, il cui atto d’accusa è stato sostanzialmente confermato.
Pena più pesante alla ‘mente’
Pagnamenta ha reputato «lineari e coerenti» le dichiarazioni della vittima, che «trovano riscontro documentale e conferme». Tramite documenti contraffatti e false rassicurazioni l’uomo «fu mantenuto nella convinzione che il patrimonio fosse integro», ha rilevato Pagnamenta che ha ordinato nei confronti di tutti e tre il carcere di sicurezza. Il giudice non ha avuto dubbi: nessuno dei tre imputati ha mai davvero inteso porre in essere lo schema che era stato prospettato all’accusatore privato. Al contrario, tutti hanno agito intenzionalmente per conseguire un indebito profitto. Passiamo ai singoli imputati. Il sessantenne di nazionalità italiana, che è giunto in Svizzera nel 2017, è stato considerato l’ideatore dell’operazione fraudolenta ed è stato condannato a 5 anni e mezzo di reclusione e all’espulsione dalla Svizzera per dieci anni. Nei suoi confronti, Pagnamenta ha ravvisato una colpa oggettiva gravissima che ha cagionato un danno patrimoniale ingentissimo alla vittima. Particolarmente reprensibile è stato ritenuto il suo agire che si è concretizzato in oltre due anni e mezzo, formando personalmente una quindicina di documenti falsi e facendo confluire 30 milioni di euro su un conto di cui era l’avente diritto economico. Inoltre, il principale imputato ha ammesso di aver utilizzato denaro a fini personali. Anche dal profilo soggettivo, ha aggiunto Pagnamenta, la colpa del sessantenne è gravissima. Il movente è stato esclusivamente egoistico, economico e dettato unicamente dall’avidità, così da ottenere liquidità per sé e per la copertura di debiti di operazioni precedenti. Pagnamenta ha riconosciuto l’attenuante legata alla buona collaborazione fornita dall’imputato, che ha consentito di ricostruire l’operazione truffaldina e di arrestare i due correi.
Astuzia presente nella vicenda
Nel motivare la sentenza Pagnamenta ha messo in evidenza che l’astuzia, quale elemento costitutivo del reato di truffa, era presente nella vicenda. La vittima ha effettuato delle verifiche ma si è trovata di fronte a un «tessuto di menzogne», sostenuto da documenti e da un apparato formale apparentemente regolari. L’imputato 51enne iraniano è stato condannato a quattro anni di reclusione ed è stato espulso dalla Svizzera per sette. Ha avuto un ruolo cruciale nella truffa, è stato il tramite che ha presentato il ricco georgiano al sessantenne grazie a un rapporto di amicizia e di fiducia costruito negli anni. Senza di lui l’accusatore privato non avrebbe mai incontrato il principale imputato, né, soprattutto, gli avrebbe mai affidato alcun importo. Secondo il giudice, l’iraniano ha accompagnato la vittima in ogni passaggio nella prima fase della truffa. Pur non avendo ideato l’operazione né allestito personalmente buona parte dei documenti falsi, la colpa del 51enne è stata ritenuta grave, perché ha agito per meri fini di lucro. L’iraniano ha negato in modo sistematico il proprio coinvolgimento nella truffa, fornendo versioni inconciliabili sull’origine dei due milioni che ha percepito, adattando le sue dichiarazioni alle risultanze dell’inchiesta che gli sono state prospettate. Pagnamenta ha detto che «le ammissioni rese dal 51enne al dibattimento riguardano in prevalenza le condotte di copertura successive. Questo non consente quindi nessuna attenuazione e impone di ritenere che egli non si è voluto assumere nessuna responsabilità».
Senza di lui, niente versamento più ingente
La pena più mite è stata inflitta al 50enne di nazionalità belga: tre anni di carcere, di cui due sospesi con la condizionale. Per cui, alla luce del fatto che si trova in stato di detenzione dal 3 novembre 2025 quando è stato estradato, potrebbe essere scarcerato il prossimo 4 di novembre. Sempre che non decida assieme al suo avvocato di interporre ricorso contro la sentenza. La sua colpa è stata considerata grave da Pagnamenta, secondo cui «il suo contributo ha riguardato l’atto di disposizione più rilevante. Senza la struttura lussemburghese da lui creata, senza lo schema che attribuiva alla società svizzera un controllo inesistente e senza l’assicurazione scritta, il versamento più ingente, quello di oltre 50 milioni di franchi non ci sarebbe mai stato». Fastidioso e particolarmente reprensibile, agli occhi del giudice, è parso il fatto che il 50enne abbia «posto al servizio dell’inganno la propria qualità di professionista attivo sulla piazza finanziaria regolamentata. È proprio da queste sue qualifiche che la struttura ha tratto l’apparenza di serietà che ha convinto la vittima a effettuare il versamento». L’imputato con un ruolo minore, tuttavia, ha negato ogni coinvolgimento, ha sostenuto di essere addirittura lui la vittima dell’inganno ordito nei suoi confronti dal sessantenne. Questo, però, è stato «ampiamente smentito dalla sua stessa ammissione e dai documenti anteriori al versamento», ha rilevato Pagnamenta.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-10-30T07:00:00.0000000Z
2026-10-30T07:00:00.0000000Z
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