Quando i maestri sono le bambine
Pubblichiamo un estratto da ‘Il maestro strambo’, il nuovo libro di Daniele Dell’Agnola, un omaggio a Rodari, Lodi e numerosi altri giganti
Nel suo nuovo romanzo Daniele Dell’Agnola decostruisce la figura dell’autore, trasforma la classe in organismo narrativo e rende la narrazione un evento sociale. Così la classe diventa officina dell’immaginazione in una triangolazione originale tra infanzia, memoria e finzione.
L’intreccio, con riferimento al dramma di Oradour sur Glane (Francia, 1944) e ambientato in Svizzera, esce oggi per l’editore di Genova Temposospeso di Esther Weber e Massimo Angelini. In autunno una lettura scenica con musiche originali e podcast.
Dove si studiano gli articoli determinativi
Invece di preparare il programma, stavo nella saletta insegnanti a fantasticare con matita e colori. Ero una nuvola. Una mattina, accanto alla fotocopiatrice, trovai venti copie di un’antologia intitolata Leggere. Esercizi di comprensione: programma di quarta e quinta elementare. Nel primo capitolo, ‘SETTEMBRE – LA FIABA’, si spiegavano le funzioni di Propp. Eccolo, il PROGRAMMA, pensai. Lo avevo trovato. Probabilmente nessun bambino avrebbe detto: ‘WOW, A SETTEMBRE C’È PROPP!’ Decisi allora di portare ai miei allievi una fiaba diversa da quelle presentate nel manuale. Era la storia di quattro giovani cresciuti in un paese dove la luna non c’è e il buio è una coperta nera. Partono all’avventura e scoprono, su una quercia, un’enorme palla: la luna! La rubano e la portano a casa, appendendola all’albero più alto. Quando muoiono, si portano nella bara la loro fetta di luna, che va a finire nell’aldilà, illuminando l’inferno e creando scompiglio tra i dannati. San Pietro, preoccupato, scende dal Paradiso, recupera la luna e la porta in cielo. Ecco perché la luna sta lì. Fine. Il giorno dopo mi presentai in classe con La luna dei fratelli Grimm, e una pagina simile a quella dell’antologia, con diciannove domande di comprensione (chi è il protagonista, chi l’antagonista, chi ruba la luna, chi la riporta in cielo, dove la trovano, quanti sono i giovani eroi, di quanti quarti è composta la luna, quante sono le funzioni di PROPP, elenca le funzioni di PROPP, in che anno è nato PROPP) e una scheda bucata con delle frasi tratte dalla fiaba, senza gli articoli determinativi, intitolata: cosa c’è di strano in queste frasi? Come si chiamano le paroline mancanti? Art… (completa).
Nell’aula c’era odore di colla, pantofole e pastelli a cera. Distribuii il compito, ma i bambini sbuffarono. Ettore iniziò a urlare:
– Mio nonno produce proooopp potenti come bombe!
Micha, il più agitato del gruppo, magro e agile come una saetta, si avvicinò e sussurrò:
– Se il maestro non ci racconta la storia di Wild e Plume, noi ci trasformiamo in rospi giganti e mangiamo le dita dei piedi del maestro, e poi il maestro va in giro senza piedi.
Rabbrividii ripensando ai miei incubi. Notai Elena, bionda, con le trecce, che scriveva su un foglio bianco. Lo piegò e lo espose sul banco. C’era scritto, con un pennarello rosso:
Ogni minuto nel mondo un bambino perde preziosi secondi di VITA a causa di una stupida scheda bucata sugli articoli determinativi. Facciamo qualcosa.
L’odore di disinfettante penetrò dal corridoio. Pregai che il direttore non sbirciasse proprio quella mattina. In classe montava il caos: risate, schede di comprensione appallottolate volavano da un banco all’altro. Per fermare la tempesta srotolai dallo zaino un disegno.
L’odore di disinfettante fu spazzato via da un morbido profumo di pane caldo e caffè della mensa. Elena, la bambina più intelligente che io abbia mai conosciuto, sorrise.
– Guardate! Il maestro! Guardate!
Il disegno 2 fu appeso alla parete. Micha ammiccò. Ci fu silenzio.
Il disegno 2 con i dialoghi dei bambini e un finale disastroso
– Nel disegno c’è scritto ‘scuola’, ma quella non voglio che è una scuola – dichiarò Ettore.
Elena si scatenò, e con lei tutti i compagni, in un rodeo di pensieri:
– Si dice ‘che sia’. Non voglio che sia. È un desiderio. – Secchiona!
– Non sono secchiona!
– Facciamo finta che è un negozio di caramelle. – Quando c’è la guerra non puoi mica mangiare le caramelle.
– Cosa c’entra la guerra?
– Ma sei stato attento? Nella storia del maestro ci sono Plume e Wild che sono scappati dall’Italia, dalla guerra. E c’è tutta la storia della farina da dividere nella comunità, perché ce n’è poca.
– Se ci sono bambini golosi, ci sono anche le caramelle. Wild e Plume sono golosi anche se c’è la guerra.
Elena spiegò che durante la guerra il tabacco c’era sempre: sua zia era insegnante di storia. Allora Ettore parlò della bisnonna:
– Da bambina non aveva le caramelle. Forse una mela una volta all’anno.
Negli occhi di Cloe si accese un’immagine della bisnonna:
– Quanti anni ha tua nonna? Duecento? – Ottantotto. Sa le cose anche se non insegna alle medie. Volevo dire che quando c’era la guerra non avevano soldi.
– Da quand’è che esistono i soldi?
– I soldi esistono perché esistono i ricchi.
– Però lì, quando c’era la guerra, erano quasi tutti poveri.
– Anche i ricchi erano poveri.
– Secondo me c’erano dei ricchi: facevano le mitragliatrici e i fucili e li vendevano a quelli che facevano la guerra. E i bambini dei ricchi potevano mangiare duecento caramelle al giorno.
– Allora se c’è la pace io vendo le bandiere della pace e divento ricco.
Qualcuno rise, altri si fermarono a riflettere. Aprii la finestra. Una signora passava nel parco col cane. Su una panchina, un anziano mi salutò.
– Mia zia mi ha detto che Nobel ha inventato la dinamite. Però adesso c’è il premio Nobel per la pace. – Che cosa insensata!
– Come il tabacco: ti fa morire, però le fabbriche di tabacco lavorano sempre.
– Mio nonno ha la scorta di sigari nell’armadio della grappa, però non li fuma mai, così non muore. – Però magari beve la grappa.
– No, però inzuppa il pane secco nel vino rosso.
In quel momento bussarono.
Il direttore aprì la porta.
Iniziò l’ispezione.
Ma sui banchi non c’era nessun esercizio. Ettore saltò su un tavolo e gridò:
– Maestro, come si fanno le caramelle mou?
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