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Reparto securizzato: ‘Il progetto va bloccato’

Il consigliere nazionale Marchesi rilancia il tema dei Centri speciali in Commissione a Berna. E i colleghi? Fonio è possibilista; Gysin contraria

di Daniela Carugati

Rimesso (per ora) in un cassetto dalla Sem, la Segreteria di Stato della migrazione, il progetto pilota che, dall’estate prossima, avrebbe dovuto dar forma dentro gli spazi di Pasture a un reparto securizzato avversato da Comuni locali (Balerna, Chiasso e Novazzano) e Cantone, sul tema dei richiedenti l’asilo problematici non si sono spenti del tutto i riflettori. La politica, infatti, non ha accantonato la questione. A tornare alla carica invocando una “applicazione coerente” della LAsi, ovvero la Legge sull’asilo, è il consigliere nazionale Piero Marchesi (Udc). Il deputato, nonché presidente dell’Udc cantonale, nei giorni scorsi ha messo sul tavolo della Commissione delle Istituzioni politiche della Camera bassa una mozione che confida venga abbracciata anche dalle colleghe e dai colleghi seduti al suo stesso tavolo – tra cui Greta Gysin (Verdi) e Giorgio Fonio (Centro) –, così da poterla presentare coralmente al Consiglio federale. L’atto parlamentare verrà discusso nella prossima seduta commissionale di aprile.

Due nodi da sciogliere

Scorrendo il testo sono due i punti della proposta che saltano subito all’occhio: il primo traduce la rinuncia ad aree separate all’interno delle strutture ordinarie, come quella presente a Balerna-Novazzano, che non prevedono “una reale limitazione della libertà di movimento” per i cosiddetti ‘turbolenti’; il secondo richiama l’articolo 24a della LAsi, quindi la collocazione in centri speciali di coloro che “compromettono gravemente la sicurezza e l’ordine pubblico o che perturbano in modo significativo il funzionamento dei Centri federali d’asilo”. In buona sostanza Marchesi, come ci conferma a viva voce, mira, da un lato, all’abbandono, senza appello, della sperimentazione che, di fatto, al momento partirà solo a Flumenthal, nel Canton Soletta; e dall’altro rilancia la riapertura di realtà come Les Verrières (Canton Neuchâtel). Un Centro speciale di cui si è decisa la chiusura a fronte, come ci ha confermato la Sem da queste colonne, di un concetto che si è dimostrato efficace solo in parte, a causa altresì di un numero di posti insufficienti a disposizione. Il consigliere nazionale Udc si attende, però, che si introducano “strumenti disciplinari e amministrativi chiari, incluse limitazioni della libertà di movimento e misure coercitive proporzionate, nonché un rafforzamento dell’esecuzione delle decisioni di rinvio nei confronti degli autori di reati e dei recidivi”. E non da ultimo si aspetta che si tengano in debita considerazione Cantoni e Comuni interessati, pensando pure a dei “meccanismi di compensazione adeguati” per le regioni di confine. Insomma, si fa capire nella mozione, le preoccupazioni espresse dagli enti locali erano “fondate”, a maggior ragione in mancanza di “strumenti giuridici chiari ed efficaci per garantire la sicurezza esterna e l’ordine pubblico” sul territorio. Detto altrimenti, rimarca Marchesi, «non si può lasciare il problema nelle mani dei Comuni. Servono strutture adeguate. Dalla nostra lettura politica a livello federale Beat Jans – a capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ndr – non sta affrontando il tema con il giusto piglio».

Fonio: ‘Il Distretto fa già la sua parte’

Agli occhi di Marchesi il progetto pilota immaginato a Pasture mostra “importanti lacune sia sul piano sostanziale, sia su quello metodologico”. Le argomentazioni portate in Commissione convincono pure gli altri due deputati ticinesi? Giorgio Fonio, consigliere nazionale del Centro, appare possibilista e aperto alla linea del collega. «Anch’io credo che il tema debba essere approfondito – ci spiega –. Come ribadito a febbraio dallo stesso Consiglio federale nella risposta alla mia interpellanza di dicembre, appare evidente che oggi in Svizzera non vi sono Centri che ospitano i richiedenti l’asilo problematici. Ciò che sostengo, condividendo il pensiero del collega, è che il Mendrisiotto la sua parte la fa e la fa egregiamente. Ed è una regione che non può essere ulteriormente sovraccaricata, nell’interesse della coesione sociale».

Gysin: ‘Si andava nella direzione giusta’ Greta Gysin,

Non la vede così consigliera nazionale dei Verdi, che rimane persuasa della bontà del progetto pilota federale, al momento congelato in vista di altre soluzioni. «Credo che alla base ci sia un malinteso di fondo – ci dice –. A suo tempo avevo presentato una mozione, poi ritirata perché si profilava questa sperimentazione: nell’atto parlamentare, infatti, chiedevo ciò che si è prospettato per Pasture. Ovvero ridurre le misure di sicurezza per la stragrande maggioranza di richiedenti l’asilo che non creano alcun tipo di problema, e che quindi non avrebbero bisogno di perquisizioni all’entrata od orari rigidi. Nei Centri ci sono già dei controlli e delle misure di sicurezza, non dico pari alle strutture di detenzione, ma molto severi e che per la gran parte, come detto, non sarebbero necessari. La mia proposta – ribadisce Gysin – andava proprio nella direzione dell’esperienza pilota: allentare i provvedimenti per quel 95 per cento di persone che non ne hanno bisogno, dando loro una vita con più qualità e riducendo al contempo i costi; e creare degli spazi appositi e un monitoraggio mirato, invece, per quel 5 per cento problematico». La deputata dei Verdi si rammarica che non sia stato recepito, portando, annota, alla «levata di scudi da parte dei Comuni; perché da parte del Cantone in un primo momento, da quanto mi è dato sapere, non vi sono state opposizioni o riserve ma semmai aperture, poi la posizione è cambiata quando le resistenze sono emerse pubblicamente. Bloccato a Pasture, ora il progetto sarà introdotto nel Canton Soletta, dove non vi sono state contrarietà e se ne è discusso con maggiore pragmatismo: vedremo come funzionerà. Da parte mia sono convinta – rilancia – che porterà buoni risultati e potrà essere esteso anche ad altri Centri federali. Spero che il dialogo avviato tra la Sem, i Comuni del Basso Mendrisiotto e il Cantone dia modo di riprendere la proposta e darle una possibilità. In caso contrario la si abbandonerà».

Strutture ad hoc, ‘se ne discuterà’

In buona sostanza Marchesi sollecita però anche l’applicazione della legge e quindi la riapertura dei Centri speciali. «Questo tema dovremo discuterlo in Commissione – ci risponde ancora Gysin –, ma bisogna sapere che al momento le cifre degli arrivi sono più basse rispetto agli anni scorsi. A dispetto di ciò che si continua a dire, non siamo in una condizione di caos e di emergenza: la situazione è sotto controllo ed è gestita molto bene. Ancora una volta si tratta più di una proposta di bandiera che non di una soluzione che mira a risolvere un problema reale». Tornando al progetto e alle indicazioni di legge, per il deputato Udc separare fisicamente i cosiddetti ‘turbolenti’ non basta, perché la libertà di movimento in sé non viene limitata. «Non dimentichiamo che le persone che mostrano dei comportamenti a volte problematici o di disturbo per la quiete pubblica, ma che non hanno commesso dei reati, non si possono porre in stato di detenzione – fa notare la consigliera nazionale –. Rimarrebbero in ogni caso nel regime di controllo che già c’è. Togliendo però queste restrizioni agli altri richiedenti alloggiati nella struttura, potremmo avere addirittura un aumento della sicurezza. Dando loro fiducia e facendoli sentire meglio, si smorzerebbero anche quei piccoli screzi che si verificano. Mi sembra una soluzione ragionevole. Senza trascurare il fatto che per i Centri speciali i Cantoni devono mettere a disposizione gli spazi».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-03-03T08:00:00.0000000Z

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