Bernie Taupin di fronte al mare
È il cowboy riservato che per l’esuberante Capitano Fantastico ha scritto tutto, da ‘Your Song’ in poi. ‘The Sea Has No Mercy’ è il suo quarto disco solista
di Beppe Donadio
“L’ultima volta che ho visto Dolly Parton eravamo entrambi su un volo diretto da New York a Nashville. Lei stava andando lì per essere introdotta nella Songwriters Hall of Fame. Mi sono presentato, perché io mi devo sempre presentare, non mi riconoscono mai”. Parole di Bernie Taupin, anche noto come ‘The One Who Writes the Words for Elton John’ (Colui che scrive le parole per Elton John), titolo di un libro di cinquant’anni fa che raccoglieva tutto quanto prodotto dal poeta per il pianista dagli esordi a ‘Goodbye Yellow Brick Road’, doppia pietra miliare del pop. Taupin è uno il cui cognome viene pronunciato alla francese (To-pàn) e all’inglese (Tòpin), ma poiché di origine ugonotta è meglio usare la prima. Taupin stesso si sorprese quando tanti anni fa Frank Sinatra lo presentò pronunciandolo correttamente, mai immaginandosi che The Voice gli avrebbe riservato cotanta attenzione.
Non è tanto la pronuncia quanto quel “non mi riconoscono mai”, dichiarato in occasione della morte della regina del country, che di Bernie Taupin fa tenerezza, ma non è frustrazione, perché Elton e il mondo della canzone lo hanno sempre portato in palmo di mano: commovente, nel 2024, la ‘Your Song’ cantata dall’amico ritirando il Gershwin Prize, con Bernie appoggiato al pianoforte e alle spalle dei due una foto d’inizio anni 70. Elton il Capitano Fantastico, sempre in prima linea, Bernie il cowboy, sempre defilato. ‘Captain Fantastic and the Brown Dirty Cowboy’, come l’album autobiografico del 1975, si incontrarono nel 1967 grazie a un’inserzione sul londinese New Musical Express e in quell’occasione il giovane Elton, che ancora si chiamava Reginald Kenneth Dwight, chiese (per uniformarsi alle storpiature) se nella stanza ci fosse un certo Bernie Torpin. La storia è nota: dopo una serie di tentativi infruttuosi di scrivere hit per altri interpreti, nella cucina di casa Dwight nacque ‘Your Song’, lasciapassare per la gloria.
Dalle parti di Cohen
Paroliere, pittore, di tanto in tanto cantautore, Bernie Taupin ha pubblicato da poco ‘The Sea Has No Mercy’, quarto album solista che sta raccogliendo lodi per la generosità di un racconto che è autobiografico almeno quanto ‘Scattershot’, libro che ha già tre anni ma è solo da poco che il suo autore non si sente più ostaggio di sé stesso (“È stato come essere sul lettino e ricordare le cose, venendo però stimolato da me stesso anziché da uno psichiatra”). È stata l’autobiografia ad aprire la strada a ‘The Sea Has No Mercy’, che in copertina ha le acque inquiete dell’oceano, quale scenario migliore per raccontare la vulnerabilità di un poeta di fronte ai suoi 76 anni.
Il Taupin solista nasce 55 anni fa con un disco di poesie recitate sopra basi musicali inedite. Da quel ‘Taupin’ (1971) passano nove anni prima di ‘He Who Rides the Tiger’, secondo album che chiarisce come la forza di Bernie stia nelle liriche, perché la voce non è certo quella di Sinatra. ‘Tribe’, del 1987, è un album del 1987, pieno cioè di suoni artificiali. Registrato a Nashville, ‘The Sea Has No Mercy’ cattura finalmente l’essenza di Taupin, qui affidata a Frank Liddel, un Grammy e altri premi per aver prodotto Miranda Lambert, Lee Ann Womack e altri nomi del country che conta.
Il cantautorato non ha mai preteso belle voci, men che meno il folk. Anzi, a volte se canti troppo bene sei fuori. Taupin si è messo dalla parte dei suoi grandi amori, che in letteratura sono (tra gli altri) Graham Greene, W. Somerset Maugham e Ray Bradbury, citati
in ‘Scattershot’, e in musica (sempre tra gli altri) Leonard Cohen, la cui solennità si ritrova in alcuni episodi di ‘The Sea Has No Mercy’: in quello d’apertura, ‘Fishermen’ (Liddle, scrive Billboard, lo ha voluto all’inizio per richiamare ‘Bird on a Wire’, scritta dal ‘padrino del buio’) o in ‘Old Church Road’, un bilancio di vita che ha le armonie vocali di Lee Ann Womack e che è parte di questo autodefinito “manifesto della tarda età” che è l’intero album.
Nel tempio del country
Calata nei mondi sonori à la Daniel Lanois edificati da Liddel, in ‘The Sea Has No Mercy’ ogni imperfezione vocale è funzionale a un disco che non insegue altri traguardi diversi dalla verità, e la verità si può reggere anche su tre accordi. Per spiegare la genesi del disco, Taupin ha attinto da Harlan Howard (19272002), songwriter e teorizzatore del “three chords and the truth” (tre accordi e la verità), sua definizione del country. Tre accordi semplici come la vita di Taupin, vissuta lontano dalla mondanità, tra liriche, pittura e sculture multimediali, in mezzo ai vigneti e ai cavalli del suo ranch nella Santa Ynez Valley in California. Una vita che sabato 7 novembre Bernie racconterà dentro la Grand Ole Opry House di Nashville, tempio del country, per la prima esibizione pubblica da trent’anni a questa parte. Con lui ci sarà la figlia Georgey Devon per cantare il brano che chiude il disco, ‘One Hundred Ways’, le parole di un padre pronto a confrontarsi con la fine (“Ci sono cento modi di vivere e cento modi di imparare / Quando sarà il momento, mi metterò in fila e aspetterò il mio turno”). Da ‘The Sea Has No Mercy’, Nashville ascolterà ‘Elephant Boy’, canzone dai suoni circensi sulle strade alternative che la vita del poeta avrebbe potuto prendere e per fortuna non ha preso, dove l’elefante è il fenomeno da baraccone di lynchiana memoria. E ascolterà ‘Come on California’, canzone che vale l’album e vale Cohen. Taupin la canta con Brandi Carlile, che la fa brillare così come fece con tutto ‘Who Believes in Angels?’, album del 2025 scritto a sei mani con Elton e Bernie, e quasi Grammy.
“Dai, California, accendi la tua radio / Ho una canzone così lunga, che va avanti all’infinito / Con cento strofe, amico, lei è in ognuna di esse”. È il chorus di ‘Come on California’, una di quelle melodie che sembra esistano da sempre. “L’avevo pensata per Joni Mitchell”, ha dichiarato a Billboard Bernie Taupin, un cowboy rimasto umile anche dopo 300 milioni di dischi venduti nel mondo insieme al Capitano Fantastico. “Però ho detto a mia moglie che non avevo le palle per chiederle di cantarla”.
CULTURE E SOCIETÀ
it-ch
2026-11-02T07:00:00.0000000Z
2026-11-02T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281814290876717
Regiopress SA