Anche Lugano dovrebbe dire basta alla blackface
Di Yusra Jobeir, ricercatrice
La tradizione dei Re Magi offre un momento di coesione sociale, di leggerezza e di scambio di doni. Considerando il valore che incarna questo evento in Ticino da decenni, parlare di blackface (il truccarsi il volto di nero) pare esagerato.
Perché sciupare questa magia con lo scandalo del re Baldassarre? La blackface nasce come pratica derisoria e denigrante nei confronti della popolazione afrodiscendente negli Stati Uniti. Infatti poiché le persone nere non avevano accesso alle pratiche culturali, né come protagonisti, né come pubblico, negli spettacoli chiamati Minstrel Show persone di carnagione bianca venivano dipinte di nero e in maniera caricaturale imitavano e schernivano una parte della popolazione.
Questa pratica rimanda quindi all’omissione di una fetta esistente di cittadini, trascurandoli e screditandoli (Cfr. articolo di Emanuela Musato per Rsi cultura, novembre 2023, https://www.rsi.ch/cultura/societa/Blackface-1990998.html). È vero che associare il passato della blackface con la tradizione dei Re Magi pare sconclusionato. Infatti concentrare il discorso sulla radice della pratica dirotterebbe l’attenzione dal fatto che al giorno d’oggi pitturarsi il viso di nero è ancora un’usanza diffusa. Il termine blackface è utilizzato in questo articolo nella sua traduzione letterale: «faccia nera (truccata)». Nonostante le critiche emerse negli ultimi anni, come è possibile che persista ancora a Lugano la blackface? Non serve andare molto lontano per trovare alternative adeguate nella rappresentazione dei Re Magi: osserviamo per esempio il paese di Bigorio, che per la sua edizione del 2026 ha proposto un Re Baldassarre interpretato da una persona nera (Cfr. Immagini su https://www.rivistadilugano.ch/2190-su-cammellio-a-cavallo-i-re-magi-sono-in-cammino).
Non serve accanirsi sui Re Magi di Lugano, considerando che l’edizione del 2026 è una scelta deliberata che ignora le critiche presentate negli ultimi anni. Gli organizzatori e le organizzatrici dell’evento tendono a sminuire il carattere razziale della pratica. Da un lato perpetrandola, nonostante sia stato fatto presente loro delle ripercussioni che essa ha sulla popolazione ticinese razzializzata, e dall’altro negando il valore caricaturale e denigratorio dell’atto. Eppure questo atto è criticato e giudicato come una pratica razzista a livello internazionale, sia per la storia della sua origine, sia per la rappresentazione delle persone nere nella società. È da tenere presente che la manifestazione è dedicata e rivolta tendenzialmente a un pubblico di bambini. Se analizziamo l’effetto della blackface in un’ottica pedagogica, la domanda che si pone è: che messaggio implicito viene tramandato alle nuove generazioni? Che le persone nere non esistano? Eppure i bambini si sono sicuramente già imbattuti in persone nere, che, anzi, forse fanno pure parte del loro quotidiano: il compagno o la compagna di banco, l’allenatore o allenatrice, il maestro o la maestra, l’autista dell’autobus, la mamma, il papà o forse semplicemente loro stessi in primis.
L’infanzia è un’età preziosa e la rappresentazione della diversità è fondamentale. Identificarsi in ciò che già esiste nel mondo dei grandi è un processo attraverso cui ogni individuo passa; e se l’unica proposta di una persona nera che Lugano può offrire è quella di una persona bianca travestita da nera, vi lascio solo immaginare il dolore che inizia a insinuarsi nella coscienza dei bambini ticinesi razzializzati. Un sentimento di diversità ed esclusione si diffonde nella spensieratezza della fanciullezza. In quanto adulti e membri attivi della società, è fondamentale assumere la responsabilità di offrire un momento di magia che tenga conto della diversità del pubblico. Per questo non condanno l’abbandono di questa tradizione che accompagna generazioni di ticinesi e che offre anche un sorriso ai più piccoli. Invito solo gli organizzatori a ripensare un modo più inclusivo e meno denigratorio per la popolazione razzializzata presente sul territorio ticinese. Per chi ancora fatica a credere che la blackface applicata al Re Baldassarre promuova un immaginario razzista, è necessario comprendere che questa pratica minimizza e nega l’esistenza delle persone nere.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-01-13T08:00:00.0000000Z
2026-01-13T08:00:00.0000000Z
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