Con Franco e Ciccio, serata dedicata a Mariano Morace
di Giona A. Nazzaro
Il cineclub LuganoCinema93 dedica domani, martedì 3 marzo alle 20.30 al Cinema Iride, una serata speciale al suo fondatore Mariano Morace, critico cinematografico e giornalista – a lungo anche collaboratore de ‘laRegione’ – scomparso lo scorso settembre. Lo fa con la proiezione del film di Mario Bava ‘Le spie vengono dal semifreddo’ (1966), una parodia delle pellicole di spionaggio interpretata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Accanto alle numerose rassegne proposte negli anni dal cineclub, una che non ha mai visto la luce e a cui Morace teneva in modo particolare era proprio quella su Franco e Ciccio. A introdurre la serata, a entrata libera, sarà il direttore artistico del Locarno Film Festival Giona A. Nazzaro, che all’indomani della morte di Morace lo ricordava come segue.
Una voce inconfondibile
“Mi piace immaginare che Mariano Morace abbia svolto fino all’ultimo momento della sua presenza terrena il lavoro che ha amato. Come l’eroe tabucchiano cui si ispirava la sua puntuta rubrica, Mariano faceva della critica cinematografica un vero e proprio intervento di politica culturale a tutto campo. Non amava i facili consensi di facciata, e ricordo con affetto una conversazione – durante un festival di Locarno – che aveva investito uno dei film selezionati per la Piazza. Mariano sedeva al Caffè Verbano e gli ho chiesto il permesso di sedermi con lui per dargli il mio punto di vista sulla faccenda. Ecco: Mariano era un gentiluomo d’altri tempi. Una persona che aveva del suo lavoro un’idea alta e la difendeva come tale. Sovente, quando ci affrettiamo maldestramente ad abbracciare la modernità in tutti i suoi aspetti, sono proprio le persone come Mariano che ci ricordano che le cose vanno affrontate con serietà, e che il dibattito culturale è lo specchio della società civile. Con la sua passione e determinazione, che si configuravano come una testimonianza a ben vedere, e nonostante le divergenze legittime su questioni specifiche, film o strategie di politica culturale, Mariano faceva del conflitto delle idee il terreno d’elezione del suo agire.
Fino all’ultimo, quando ironizzava sul suo reggersi con un bastone, era chiaro che per Mariano era importante continuare a tessere possibilità di dialogo. Facile, oggi, nell’epoca del click universale e onnipresente, fare ironia – perché inattuale – su una pratica di lavoro e pensiero cui tutti dobbiamo tantissimo. La critica cinematografica era lavoro culturale, di stampo gramsciano – o almeno lo era quella che praticava Mariano, intrecciata con il territorio di cui era espressione e dialetticamente calata nell’agone del suo tempo.
Ho avuto la fortuna di condividere del tempo prezioso con Mariano quando entrambi siamo stati invitati in giuria al Festival di Friborgo. I momenti trascorsi a conversare, mangiucchiando cosette e bevendo qualcosa, le sue preoccupazioni per il festival e i suoi incoraggiamenti non calavano dall’alto ma sorgevano dalla solidarietà di un operatore culturale nei confronti di un altro, semplicemente. Mi piace pensare che in fondo ci fosse anche dell’affetto. Persone, intellettuali, critici cinematografici come Mariano Morace erano e sono i custodi del nostro operato: coloro che lo hanno fatto brillare attraverso il loro lavoro. Di Mariano ci mancherà tutto, anche i sonori disaccordi. Perché siamo stati ricchi e (forse) non lo sapevamo. Ciao Mariano”.
CULTURE E SOCIETÀ
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