Anziani sempre più soli I dati spingono ad agire
Dal recente monitoraggio ‘Punto Contatto 70+’ emerge che due terzi dei pensionati conducono una vita sociale limitata e il 7% non ha nessuno su cui contare
Di Carlo Canonica
Lugano invecchia. Tra culle vuote e un’aspettativa di vita sempre più elevata – in città c’è anche un uomo di 112 anni – oggi le persone in età pensionabile rappresentano quasi un quarto dei residenti. La maggior parte di loro è ancora autonoma, ma cresce il numero di anziani che vivono soli. Per comprendere meglio la situazione, nei mesi scorsi la città ha promosso un sondaggio con l’obiettivo di raccogliere dati utili a delineare il quadro attuale, in vista della necessità, nei prossimi anni, di ripensare le proprie politiche: non solo per rispondere ai bisogni, ma anche per anticiparli. Con il “Monitoraggio della rete sociale degli anziani - Punto Contatto 70+” sono emersi dati significativi, come il 7% degli anziani che non può contare su nessuno in caso di emergenza e il fatto che circa due terzi partecipino poco o per nulla alla vita sociale. I dati raccolti, per il capodicastero Formazione, sostegno e socialità, Lorenzo
Quadri, «non sono solo una fotografia del presente, ma un invito ad agire».
‘Segnali che non possiamo ignorare’
Prima di presentare i risultati del monitoraggio – inviato a 8’606 persone e al quale hanno risposto in 2’048 – Quadri ha voluto sottolineare che «il benessere delle persone anziane non è solo una questione individuale, ma una responsabilità collettiva». Se da un lato, come ricordato durante la conferenza stampa, il ruolo delle associazioni e delle fondazioni è indispensabile, dall’altro la città è chiamata a tracciare «linee strategiche con l’obiettivo di intervenire prima che le situazioni di fragilità diventino emergenze – sostiene il municipale –. Si tratta di rafforzare le reti sociali, promuovere la partecipazione, sostenere l’autonomia e costruire una comunità capace di prendersi cura dei propri membri». Per queste ragioni il Municipio intende muoversi su più fronti in quanto «ci sono persone in larga parte autonome, attive e soddisfatte della propria qualità di vita, ma accanto a questo quadro incoraggiante emergono segnali che non possiamo ignorare». Segnali e dati che, come ha spiegato l’esperto di statistica della città, Lorenzo Barisone, delineano già un quadro su cui intervenire: nei quartieri periferici si concentra infatti un numero maggiore di anziani, un elemento «molto importante per le riflessioni legate alla pianificazione urbana e al trasporto pubblico». Il monitoraggio ha inoltre approfondito la situazione abitativa: il 56,4% degli over 64 vive in affitto, percentuale che sale al 77,3% nella fascia 20-64; oltre 6mila anziani vivono soli e le loro abitazioni sono mediamente più grandi rispetto a quelle della fascia 20-64. Questi dati hanno spinto la Divisione socialità, diretta da Sabrina Antorini Massa, ad avviare una collaborazione con le Cooperative d’abitazione della Svizzera italiana, con l’obiettivo di esplorare soluzioni innovative, come forme di coabitazione tra studenti e anziani per favorire uno scambio reciproco di servizi. Secondo Antorini Massa, questo modello potrebbe «promuovere il contatto intergenerazionale» e un sostegno reciproco. Dalla statistica emerge infatti che il 9% degli intervistati non riesce a preparare autonomamente i pasti, il 37% non è in grado di svolgere piccole riparazioni domestiche, il 15% fatica a fare la spesa e il 32% non riesce a pulire la propria casa.
‘Intercettare le situazioni di fragilità’
Oltre alla proposta di creare una rete per facilitare la coabitazione intergenerazionale, la Divisione socialità ha definito alcune linee strategiche per il breve e medio periodo. Tra queste, come spiegato da Antorini Massa, «vogliamo migliorare l’informazione: i servizi per gli anziani esistono, ma spesso non sanno come accedervi». Il passo successivo sarà rafforzare le reti di prossimità e creare occasioni di incontro: «Dobbiamo stimolare la partecipazione ad attività come i ‘caffè di quartiere’. Sappiamo che più le persone restano isolate, più diventa difficile motivarle a uscire di casa e qui un ruolo chiave lo hanno anche le commissioni di quartiere». Tra le proposte preventive figura anche un progetto pilota in collaborazione con la Fondazione Connect!: la città intende sviluppare un modello per identificare situazioni di solitudine, anche attraverso percorsi formativi rivolti a medici, personale infermieristico e volontari, spesso gli unici a entrare nelle case degli anziani. Infine, per Antorini Massa è essenziale «mantenere l’autonomia delle persone anziane il più a lungo possibile, incentivando micro adattamenti domestici in presenza di difficoltà». Dietro ai dati raccolti non emergono, per ora, elementi allarmanti, ma «abbiamo ancora molto lavoro da fare – conclude Antorini Massa –. Presentare oggi questi dati ci rende più consapevoli del ruolo di facilitatore che può avere la città. Tuttavia, l’ente pubblico non può agire da solo: sarà fondamentale il contributo di associazioni e fondazioni».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-04-16T07:00:00.0000000Z
2026-04-16T07:00:00.0000000Z
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