laRegione

Denuncia il suo socio e finisce sotto accusa

Chieste pene di quattro anni e mezzo e cinque anni di prigione nei confronti di due imprenditori: sono accusati di aver dilapidato oltre 4 milioni di euro

di Alfonso Reggiani

Il gatto, la volpe e non Pinocchio ma una vittima ingannata. Assomigliano ai personaggi del celebre romanzo di Collodi i protagonisti della vicenda penale ricostruita nel processo celebrato ieri. Appropriazione indebita aggravata, truffa aggravata, falsità in documenti, cattiva gestione, ripetuta bancarotta fraudolenta, omissione della contabilità: sono gli addebiti principali a carico di due imputati comparsi di fronte alla Corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta dal giudice Paolo Bordoli (giudici a latere Emilie Mordasini e Giovanna Canepa Meuli). Un 52enne e un 59enne, entrambi imprenditori italiani (il più giovane anche di nazionalità svedese) residenti nella regione, sono accusati di aver fatto perdere oltre quattro milioni di euro alla persona che aveva affidato il proprio patrimonio al più giovane dei due, in buona fede, per gestirlo con un approccio conservativo.

L’accordo per l’approccio conservativo

L’approccio conservativo era stato indicato nel contratto di mandato sottoscritto dalla vittima e dal 52enne. L’inchiesta penale è scattata dopo la denuncia nei confronti del 59enne, che è stata presentata al Ministero pubblico dall’altro imputato (che era il suo socio) e dalla vittima. Un fatto raro, ha rilevato il procuratore pubblico Claudio Luraschi, che ha ricostruito la vicenda e le modalità che hanno portato i tre protagonisti a incontrarsi. I due imputati hanno cominciato a lavorare assieme nel 2018. Ma hanno gestito quantità di denaro relativamente ridotte fino a quando l’imprenditore più giovane non ha conosciuto un anziano in una clinica di riabilitazione, dove entrambi sono stati ricoverati dopo un ictus. L’anziano è entrato in confidenza con l’imprenditore più giovane, tanto da affidargli in gestione perfino buona parte del patrimonio che ha ereditato, ossia oltre quattro milioni di euro. I due hanno sottoscritto un accordo che imporrebbe un uso conservativo dei soldi e investimenti prudenti. Il 52enne aveva la procura per gestire i soldi della vittima come meglio riteneva ma ha dilapidato il patrimonio, in parte in correità con l’imputato 59enne. I due imprenditori, stando alle accuse, avrebbero approfittato dei soldi dell’anziano anche per finanziare una serie di spese personali che, altrimenti, non avrebbero potuto permettersi.

Polverizzato il patrimonio della vittima

Luraschi non ha avuto dubbi: i due imputati sono colpevoli, entrambi hanno contribuito a polverizzare il patrimonio dell’anziano. L’imputato più giovane gli ha cagionato un danno economico di poco meno di 4,2 milioni di franchi. La proposta di pena nei suoi confronti è stata di quattro anni e sei mesi di reclusione. «Ha agito in modo continuativo nei confronti di quello che ha affermato essere un suo amico. Ha usato i soldi della vittima per fare la bella vita, spendendo poco meno di un milione in tre anni in cene costose, viaggi e per comprarsi una Porsche. Lo ha fatto per fini egoistici, anche se bisogna riconoscere che le indagini sono cominciate dopo la sua denuncia». Il procuratore ha definito collaborativo il suo atteggiamento processuale, ma la colpa del 52enne è stata ritenuta molto grave. Luraschi ha lasciato alla Corte l’eventuale decisione sull’espulsione (facoltativa, in base ai reati commessi) del 52enne, che avrebbe dovuto verificare in maniera più efficace e dettagliata dove finivano i soldi provenienti dalla vittima. Luraschi ha messo in evidenza che il 52enne si sentiva sotto pressione psicologica da parte del 59enne, che li investiva, al quale per troppo tempo non ha chiesto i rendiconti finanziari delle società create.

Una pena più pesante per il 59enne

Nei confronti dell’imputato 59enne, il pp ha osservato che avrebbe istigato l’imputato più giovane a versargli oltre due milioni di euro, commettendo malversazioni finanziarie per circa un milione e una serie di truffe ripetute dalle quali ricavava il suo sostentamento. Luraschi ha sottolineato che l’uomo ha cercato di truffare anche lo Stato svizzero che lo stava aiutando e che complessivamente ha malversato 3,7 milioni euro per fini puramente egoistici. Il 59enne avrebbe fatto carte false, falsificato documenti, fatture, transazioni e bonifici per giustificare un flusso di denaro, che finiva nelle sue tasche. In qualità di dirigente effettivo, poi delegato con diritto di firma individuale di una società e amministratore unico di un’altra, l’uomo è accusato di aver distratto ripetutamente denaro, violando i doveri di amministratore di beni. Il procuratore ha sottolineato l’atteggiamento ostile del 59enne, che ha ostacolato l’inchiesta obbligando gli inquirenti a procedere a ulteriori accertamenti: «Il peggior atteggiamento di un imputato in otto anni da procuratore. Contro ogni evidenza ha continuato a professare la propria innocenza, scaricando la responsabilità su altre persone». Nei suoi confronti il pp ha proposto una pena di cinque anni di reclusione, più l’espulsione dalla Svizzera per otto anni.

Gli investimenti? Tutti finiti male

Luraschi ha ricostruito nel dettaglio il percorso del denaro, che è confluito in varie società e in investimenti in un bar, nello sviluppo e nella commercializzazione di una bibita energetica, nella gestione di una scuola di motociclismo, nell’organizzazione di eventi di paracadutismo, nello sviluppo e nella commercializzazione di uno strumento medico per eseguire mastectomie e day hospital, nella gestione di un’azienda di trasporti e sdoganamenti, in opere d’arte. L’obiettivo, ha dichiarato il 52enne, era di arrivare a quotare una di queste società in Borsa. Però gli investimenti non hanno generato alcun utile e nessuno di questi è andato a buon fine. L’imprenditore ha ammesso di non aver mai fatto verifiche sull’operato del 59enne, perché si fidava ciecamente di lui. Fino a quando non ha deciso di denunciarlo, perché non forniva i rendiconti. Oggi parleranno gli avvocati Stefano Camponovo, legale del 59enne, e Fabio Creazzo, legale del 52enne. Al termine delle arringhe, l’ultima parola verrà concessa agli imputati.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

it-ch

2026-05-27T07:00:00.0000000Z

2026-05-27T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281822880457157

Regiopress SA