Villa Argentina: un parco, ‘mille mondi’
Un Masterplan ridisegna il futuro dell’oasi nel ‘cuore’ della Città. Per realizzarlo ci vorranno 10 anni e 10 milioni. Analogie con le proposte del Comitato
Di Daniela Carugati
I sogni non sempre si avverano. I grandi progetti hanno bisogno di tempo per diventare realtà. Il Nuovo Parco di Villa Argentina a Mendrisio sembra proprio essere riuscito nell’impresa di raggiungere i primi e realizzare i secondi. Per il Municipio della Città la parola magica è Masterplan, la cui essenza è racchiusa in una strategia d’azione e un pieghevole. ‘Bussola’ attraverso un dossier ben più corposo, per il momento solo nelle mani dell’Esecutivo, ma che ha già ricevuto il benestare dell’Ufficio beni culturali cantonale. Un documento, quello ufficializzato ieri dallo stesso sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini, che riesce oggi a dare forma alle aspirazioni della popolazione e, al contempo, a restituire una visione che non tradisce il passato, proiettandosi nel futuro. L’operazione è il risultato del mandato diretto affidato allo studio mavo Landschaften di Zurigo e, di fatto, rappresenta la tappa finale di un lungo percorso che ha incrociato diversi studi – a cominciare da quello conoscitivo della Supsi –; che ha visto il coinvolgimento della cittadinanza; che ha cercato di far aderire idee (888 quelle espresse da cittadini e cittadine), esigenze e aspettative all’essenza di uno spazio pubblico e un’‘oasi’ verde nel ‘cuore’ del Comune, ‘lascito’ della lungimiranza dell’architetto Antonio Croci. Come dire che, a volte, ‘ripensare’ non significa non rispettare il patrimonio consegnato alla comunità. Soprattutto dopo che nel 1989 il Comune, con lungimiranza, ha acquistato la villa storica e il parco. Un ‘angolo’ che traduce un comparto di oltre 46mila metri quadrati.
2013-2026, progetti e affinità elettive
In molti, del resto, aspettavano questo momento. Di sicuro l’attendevano i 2’870 mendrisiensi che nel 2009 hanno sottoscritto la petizione lanciata dal Comitato nato proprio con l’intento di salvaguardare il Parco di Villa Argentina, quindi di non tradirne lo spirito. Quello stesso Comitato che giusto tredici anni or sono aveva presentato e offerto all’autorità cittadina una proposta di massima per il recupero dell’area curata dall’architetto del paesaggio Heiner Rodel. Un progetto di valorizzazione che, per citare l’opuscolo pubblicato a suo tempo, “unisce la storicità alla contemporaneità, rispettando l’impianto originale, evitando di ridurre questo luogo a una semplice zona verde”. Ebbene, anche visivamente, ci pare di cogliere non poche affinità – di sicuro elettive – tra l’odierno Masterplan e i suggerimenti del 2013 di Rodel. Una continuità che si scorge nel recupero delle diverse componenti del parco: le balze; il prato figlio di una acquisizione (sofferta), nel 2021, per 8 milioni di franchi; le parti lasciate alla vegetazione ad alto fusto; il filo conduttore dell’acqua che l’attuale reinterpretazione (ri)porta alla luce e declina grazie a fontane e punti d’acqua, anche inattesi. E di sicuro fa bene al cuore di chi ci ha creduto sin dall’inizio scoprire a distanza di anni che la miriade di suggestioni (anche un po’ in ordine sparso) affiorata strada facendo abbia trovato uno sbocco rigoroso e che le tentazioni di costruire ai limiti del parco siano state accantonate. Anche se l’Accademia di architettura si tiene aperta una opzione edificatoria per un futuro sviluppo, peraltro già iscritta a Piano regolatore. Qui, però, ci ha pensato il sindaco Cavadini a fare chiarezza. «Per ora – ha confermato – l’area resterà così come è: non è previsto nessun intervento, neanche a breve. In avvenire si vedrà». Di certo c’è chi fa gli scongiuri.
Il tempo del Parco
Adesso, però, è il tempo del Parco. Mappe alla mano, in realtà ci si è già messi al lavoro (con la posa di pannelli informativi o nuovi arredi). Ben attenti a non venire meno a quello che da adesso in poi sarà il ‘mantra’: in tre parole, ‘cura, memoria, futuro’. Certo per la ‘trasformazione’ vera e propria serviranno ancora studi e tempo. Per concretizzare il Masterplan occorreranno, infatti, fa sapere il sindaco Samuele Cavadini, una decina di anni e 10 milioni di franchi (mentre per la gestione si stimano costi per 550mila franchi l’anno). Anche perché, fa notare l’architetta paesaggista Martina Voser, tra le autrici del dossier, il Parco di Villa Argentina ha in sé «mille mondi e svariate vite». Suddiviso in cinque aree, riesce a far convivere un giardino all’inglese (giusto alle spalle della villa, adatto per accogliere eventi), il caratteristico terrazzamento (citazione della memoria agricola che rivivrà grazie a vigneti e alberi da frutto), il prato soprastante (che offrirà un luogo di sosta e di svago), la selva castanile (un unicum in città tutto da scoprire e che avrà pure dei punti di ristoro) e il bosco Canavée (di cui sarà preservata l’identità).
Messaggio municipale in preparazione
«Questo Masterplan – tiene a rimarcare il sindaco – non cancellerà l’esistente. Anzi, cercherà di dialogare con quello che c’è già, e costruire nuove relazioni, nuovi spazi per la parte sulla quale saremo chiamati a intervenire». La Città sente, fa capire Cavadini, la responsabilità di dare delle risposte alle nuove esigenze emerse in questi anni. Lo farà, come detto, a tappe, ma con la consapevolezza di avere tra le mani un «documento strategico in grado di dare una visione di insieme e dei contenuti, indicare un ordine di intervento. Di fatto, non definisce ancora nel dettaglio i singoli progetti, ma un percorso da pianificare». In effetti, non ci si fermerà. «Come Municipio – annuncia ancora il sindaco – abbiamo già dato incarico a un Gruppo di lavoro di preparare un messaggio municipale per la richiesta di credito in Consiglio comunale, la presentazione del Masterplan e la definizione degli investimenti per i primi interventi e la progettazione. Documento in fase di preparazione».
Un comparto ‘in fermento’
I buoni propositi, insomma, ci sono tutti. D’altra parte, come richiama Cavadini, il Parco di Villa Argentina unisce e dà un’anima alla Città, inserendosi peraltro in un comparto «in fermento», dentro e fuori i suoi confini. Al suo interno la ‘sfida’, in un certo senso, sarà quella di saper far convivere in modo armonico identità diverse, sicuri, come rammenta Martina Voser, di essere davanti a «uno spazio forte» che si è lasciato svelare e ha permesso di (ri)scoprire, spiega, anche il suo storico sistema di irrigazione. Oggi con il Masterplan si consegnano le strategie operative, quindi le linee guida, i principi e le regole a cui attenersi; partendo dalla lettura del parco storico e recuperando elementi arborei andati persi (ad esempio con la costruzione di palazzo Canavée) o ritrovando la grotta e altre peculiarità da vivere o ripristinando il muro in alto. «Proponiamo una struttura di parco che in futuro potrà accogliere le varie tematiche», richiama l’architetta paesaggista. Elementi unificanti saranno poi le soglie, l’acqua, gli orli decorativi e le siepi che scandiranno pure il passare delle stagioni e la quotidianità cittadina. Tutto ciò è, però, solo un ‘assaggio’ delle proposte contenute nel dossier e che in molti sono curiosi di conoscere da vicino. «Ci fa piacere – commenta Tiziano Fontana del Comitato Parco di Villa Argentina – che questo progetto abbia recepito tanti degli aspetti che abbiamo sempre sottolineato. Con una visione di cura storica e paesaggistica dovuta, d’altro canto, a un bene culturale protetto». L’auspicio è che la tutela non lasci nulla al caso. E una mano la potrà dare la stessa cittadinanza, invitata il 5 dicembre prossimo (alle 10), a piantare i bulbi (i nostri sono di crocus) consegnati ieri alla presentazione pubblica. Un gesto simbolico per far fiorire letteralmente il Parco.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-10-09T07:00:00.0000000Z
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