Oltre quattro anni di carcere a due trafficanti di cocaina
Trasportavano oltre tre chili di droga da Genova a Buchs
di Dino Stevanovic
Quattro anni e otto mesi di carcere lei, quattro anni lui. Sono rilevanti le condanne inflitte dalla Corte delle Assise criminali a una 50enne e a un 56enne, entrambi dominicani residenti in Italia. E d’altra parte è rilevante anche la droga che stavano trasportando dall’Italia alla Svizzera tedesca e che nel gennaio del 2025 gli è costata l’arresto: oltre tre chili di cocaina, con purezza all’86%. «La loro colpa è grave, hanno agito esclusivamente a scopo di lucro, nell’ambito di un traffico internazionale», ha detto la presidente della Corte Monica Sartori Lombardi, affiancata dai giudici a latere Emilie Mordasini e Giovanni Celio. Per i due, anche l’espulsione dalla Svizzera e dall’intera area Schengen per dieci anni.
Bugie e contraddizioni
Gli imputati, che si sono conosciuti tanti anni fa nel Paese d’origine, sono stati pizzicati durante un controllo casuale sul treno in territorio di Mendrisio. Con loro un trolley, che apparteneva alla donna, nel quale c’era la droga. Erano partiti da Genova, in direzione di Buchs (San Gallo). «Sin da subito hanno fornito giustificazioni infarcite di bugie e anche durante l’intera, faticosa, inchiesta le versioni rilasciate sono spesso state contraddittorie e poco lineari» ha osservato il procuratore pubblico
Zaccaria Akbas. E anche in aula, incalzati dalla giudice, hanno dato spiegazioni parzialmente diverse da quelle dei verbali e spesso confuse. Di positivo c’è che entrambi hanno ammesso i fatti, «pur con numerose sfumature», ha rilevato il pp.
Il nodo sul ruolo di lui
Ad esempio, la 50enne, che intratteneva i rapporti con i mandanti sia in Italia sia nella Repubblica Dominicana, ha detto di non sapere la quantità esatta della droga contenuta nella valigia e che il 56enne fosse un semplice accompagnatore. Tesi sostenute anche dall’uomo, ma alle quali l’accusa non ha creduto. «Il ruolo di lui è subordinato a quello di lei – secondo Akbas –, ma è da considerarsi un correo, non un semplice complice: il suo contributo è stato essenziale, insieme costituivano un tutt’uno per assicurare che la cocaina sarebbe giunta a destinazione». Stando a dei messaggi, nel caso in cui alla donna sarebbe successo qualcosa, l’uomo avrebbe dovuto avere il compito di riportare la valigia a Genova o di farla arrivare a Buchs.
L’uomo alle prime armi, la donna no
E se lui è stato definito come un «corriere alle prime armi», «di tutt’altro calibro» sarebbe lei, che in effetti ha ammesso di aver effettuato un mesetto prima un altro trasporto simile, stavolta la coca in gioco a suo dire era di un chilo, tra Parigi e Genova e sempre nel capoluogo ligure avrebbe detenuto circa 700 grammi di polvere bianca. Confessioni spontanee, ma in parte dettate da foto e video ritrovati sul suo cellulare. «Lei mente, è rodata nel trasporto di stupefacenti e ha accettato l’eventualità di mettere in pericolo l’amico» ha aggiunto Akbas, chiedendo una condanna a cinque anni per lei e a tre anni e dieci mesi per lui.
Le difese hanno chiesto forti sconti
Diversa l’opinione della difesa. «Lui l’ha solo accompagnata, non aveva il ruolo di custode della valigia. Non ha deciso nulla, non aveva contatti con l’organizzazione né sapeva a chi fosse destinata la droga» ha detto l’avvocata Felicita Soldati a proposito del 56enne e appellandosi al principio dell’in dubio pro reo e chiedendo una condanna di 24 mesi sospesi o subordinatamente 36 e 14 dei quali da espiare. «È verosimile che le persone che vengono ingaggiate per poche centinaia di euro non sappiano di preciso che cosa trasportano – ha sostenuto invece Alessia Minotti, a difesa della 50enne –. Lei inoltre è stata molto coerente nelle dichiarazioni. Le discrepanze sono emerse su elementi marginali. Non sono dei criminali rodati: se lo fossero stati non ci sarebbero state determinate contraddizioni, significa che non si erano accordati sulle versioni». L’avvocata ha concluso l’arringa sottolineando il sincero pentimento e la difficile carcerazione che tuttora la donna sta patendo alla Farera, chiedendo al massimo 36 mesi sospesi.
Ma la Corte si è allineata al pp
«La Corte non ha creduto alla tesi difensiva – ha tuttavia detto la presidente della Corte –. Sono emerse diverse contraddizioni e avrebbe dovuto accorgersi della differenza di peso fra uno e tre chili (l’imputata ha sostenuto che pensava si trattasse solo di un chilo, ndr) e il fatto che fosse stata utilizzata un’ampia valigia avrebbe dovuto indurla a ritenere che non si trattasse di poca cosa». La Corte ha inoltre condiviso l’ipotesi del pp pure sul 56enne, sottolineando che sarebbe stato un correo che avrebbe dovuto occuparsi della droga in caso di fermo della donna. Scarse sia la credibilità che la collaborazione, unica vera attenuante nei confronti della donna il regime di carcerazione.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-03-31T07:00:00.0000000Z
2026-03-31T07:00:00.0000000Z
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