Reparto securizzato, ‘il progetto era pianificato’
Il Consiglio federale risponde ai deputati ticinesi
Di Daniela Carugati
Il test pilota che a Pasture apre le porte a un reparto securizzato su misura per i richiedenti l’asilo problematici era “pianificato da tempo”. Non solo, “sarebbe stato avviato anche senza la chiusura del Centro speciale di Les Verrières” (Canton Neuchâtel). Parola del Consiglio federale, che risponde così alle sollecitazioni girate, il dicembre scorso, dal consigliere nazionale Giorgio Fonio (Centro). Le istituzioni locali, insomma, devono farsene una ragione di fronte alla sperimentazione che si intende varare dalla prossima estate al Centro federale d’asilo (Cfa) di Balerna-Novazzano. Anche perché, annota ancora l’autorità federale, “i Comuni e i governi cantonali sono stati informati in via preliminare in merito alla decisione di svolgere questo progetto pilota”, che durerà sei mesi. Di più: la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) è “in contatto con le competenti autorità cantonali e comunali per discutere il progetto e se, del caso, apportare le modifiche necessarie”. Sta di fatto che, vista dai Comuni – in particolare i tre interessati, con Balerna e Novazzano pure Chiasso –, la comunicazione non sembra essere passata. Tanto che le reazioni sono state immediate e si è chiesto (e ottenuto) un incontro, in programma il 18 febbraio, durante il quale si discuterà dell’esperienza annunciata e della situazione nel Basso Mendrisiotto.
Del resto, la stessa Sem da queste colonne, il 4 febbraio scorso, era stata chiara nel confermare che la creazione, all’interno degli spazi della struttura di Pasture – così come a Flumenthal, nel Canton Soletta –, di un’area separata era frutto di una «misura puramente interna» e disgiunta, come si ribadisce oggi da Palazzo federale, dal modello dei Centri speciali. Ma ciò che più conta, la Sem prima, il governo adesso assicurano che nei dieci posti letto che verranno messi a disposizione per ciascuna delle due sedi sperimentali alloggeranno persone già ospitate dalle strutture interessate e che mostrano un comportamento problematico. Infatti, come da noi anticipato, “è escluso che richiedenti l’asilo recalcitranti provenienti da altre regioni procedurali o da altri Cfa vengano trasferiti in una delle due sedi pilota”. Nel frattempo, il progetto realizzato a Les Verrières, chiuso alla fine di novembre, non ha sortito i risultati sperati. Del resto, rimarca il Consiglio federale, “il modello dei Centri speciali non è mai stato attuato come previsto” e al momento nessuna struttura del genere (in linea con la legge) è in funzione. In effetti, “in assenza di possibili ubicazioni, il secondo Centro di questo tipo previsto nella Svizzera tedesca non ha mai potuto essere realizzato. Pertanto – come già ci aveva detto la Sem –, invece dei 60 posti inizialmente previsti per ciascuna sede, erano disponibili solo 10 posti per tutta la Svizzera, che per di più hanno comportato costi sproporzionati”.
Una volta di più, il governo conferma anche la strategia che guida la sicurezza dentro e fuori i Centri come Pasture. All’interno, si richiama, anche con il nuovo progetto si “mira a garantire la sicurezza di tutte le persone che soggiornano in questi Centri – ma pure dei dintorni, ndr – e il buon funzionamento dei Cfa e a ridurre ulteriormente il numero di incidenti rilevanti per la sicurezza”. E secondo le stime della Sem, si chiarisce, “questa misura può contribuire a distendere la situazione in materia di alloggio”. All’esterno, sono le Polizie cantonale e comunale a vigilare, ma la Segreteria di Stato della migrazione “intrattiene contatti regolari e una stretta collaborazione”. A ciò si aggiungono le pattuglie esterne, i contributi a favore del personale di sicurezza e polizia e la ‘task force’ di lotta ai plurirecidivi nel settore dell’asilo e degli stranieri che si intende testare e sviluppare sull’arco di un anno. L’operazione, precisa il governo dando seguito pure agli interrogativi dei consiglieri nazionali Piero Marchesi (Udc) e Lorenzo Quadri (Lega), “non intende sostituire le misure privative della libertà o altre misure penali”. Quanto ai costi, si stima richiederà investimenti per alcune centinaia di migliaia di franchi per sede, oltre alle spese di esercizio e manutenzione. Ma l’obiettivo resta quello di contenere il più possibile gli oneri e in prospettiva di risparmiare.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-02-12T08:00:00.0000000Z
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